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Nouvelle Vague, recensione del film di Richard Linklater

Dopo essere stato presentato al 78º Festival di Cannes e alla Festa del Cinema di Roma 2025, Nouvelle Vague di Richard Linklater arriva al cinema dal 5 marzo con Lucky Red.

Nouvelle Vague è sicuramente uno dei film più raffinati e appassionati della longeva e variegata filmografia di Richard Linklater. Un vero e proprio inno alla libertà creativa e all’energia ribelle del cinema francese tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Una lettera d’amore sincera e ironica alla rivoluzione più significativa della storia del cinema e al film che ne incarnò lo spirito più puro e anarchico – Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard – che evita scientemente di cadere nel semplice esercizio di stile.

Il regista della trilogia di Before e di Boyhood sceglie di accompagnare lo spettatore dietro le quinte di quella leggendaria produzione del 1960, restituendone l’atmosfera febbrile, la libertà assoluta e il disordine creativo. Come Godard e i suoi compagni dei Cahiers du cinéma reinventarono le regole del linguaggio filmico, così Linklater racconta non solo la genesi di un capolavoro, ma anche la nascita di una rivoluzione, rileggendo quella stagione attraverso la propria sensibilità. Il risultato è un film che è insieme omaggio e riflessione, un film che parla di amore per il cinema e dei sogni di chi ha contribuito a renderlo grande; ma anche un film che celebra il caos come forma d’arte.

Un film pieno di umorismo e vitalità 

In Nouvelle Vague seguiamo il 29enne Godard – interpretato da un magnetico Guillaume Marbeck, sempre celato dietro gli immancabili occhiarli scuri – mentre è impegnato a mettere insieme, con una combinazione di arroganza e genio, il cast e la troupe che daranno vita al suo esordio da regista. Accanto a lui, Aubrey Dillon e una sorprendente Zoey Deutch incarnano con grande fascino ed estrema naturalezza Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, restituendo pienamente quella combinazione di sensualità, leggerezza e malinconia che rese la loro coppia indimenticabile.

Richard Linklater evita ogni tono accademico e ricostruisce quei momenti carichi di bellezza ma anche di inconsapevolezza con una minuzia quasi maniacale. Il paradosso è evidente: per restituire l’immediatezza e la spontaneità di un film girato in modo guerrigliero, il regista ha dovuto orchestrare un lavoro titanico di ricostruzione. L’operazione che ne deriva è a dir poco straordinaria: Nouvelle Vague è un film pieno di umorismo e vitalità, in cui il cinema – da sempre esperienza collettiva fuori e dentro il set – diventa un gioco di gruppo tra improvvisazioni, discussioni e momenti di puro slancio creativo, e dove ogni dettaglio diventa un frammento di tempo sospeso.

La sceneggiatura – firmata da Michèle Pétin e Laetitia Masson (da un soggetto di Holly Gent e Vincent Palmo) – riesce a equilibrare perfettamente il ritratto del genio e quello dell’uomo, evitando tanto l’agiografia quanto la condanna. Godard appare come un leader capriccioso ma visionario, capace di trascinare tutti nella propria follia creativa. E Linklater sa coglierne pienamente il fascino più ambiguo: il genio e il narcisismo, la poesia e la crudeltà, la capacità di cambiare il cinema quasi per caso.

Un viaggio nell’energia selvaggia di fare cinema

Pur intriso di riferimenti e di giochi metacinematografici, Nouvelle Vague non si perde mai nel virtuosismo. È un film caldo, vivo, spesso divertente, che riesce a far vibrare l’amore per il cinema senza mai trasformarlo in sterile feticismo. Nouvelle Vague racconta la passione di chi vive di pellicola e di sogni, mentre l’oggetto del desiderio è un’idea astratta che assume concretezza – quella del cinema come rivoluzione permanente.

Il film di Richard Linklater è pura estasi cinefila: una danza di immagini e citazioni, un abbraccio affettuoso alla memoria di un’epoca che ha cambiato tutto. Ma Nouvelle Vague funziona anche come racconto in sé: un viaggio dentro l’energia selvaggia del fare cinema, con la stessa freschezza di allora. Senza cadere nella trappola del manierismo, Linklater costruisce un’opera che sa essere classica e moderna, rigorosa e giocosa, ma soprattutto nostalgica e luminosa.

Nonostante la sua apparente semplicità, Nouvelle Vague è uno di quei rari esempi di film che – durante la visione – ci ricordano perché amiamo così tanto il cinema: perché può essere memoria e invenzione, passione e riflessione, movimento e sogno. Un viaggio dentro l’atto stesso del creare, una riflessione leggera e sensibile sulla libertà dell’arista e sulla bellezza che nasce dall’imperfezione.

Guarda il trailer ufficiale di Nouvelle Vague

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nouvelle Vague è un film pieno di umorismo e vitalità, in cui il cinema - da sempre esperienza collettiva fuori e dentro il set - diventa un gioco di gruppo tra improvvisazioni, discussioni e momenti di puro slancio creativo, e dove ogni dettaglio diventa un frammento di tempo sospeso. Un viaggio dentro l'atto stesso del creare, una riflessione leggera e sensibile sulla libertà dell'arista e sulla bellezza che nasce dall'imperfezione. 
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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Nouvelle Vague è un film pieno di umorismo e vitalità, in cui il cinema - da sempre esperienza collettiva fuori e dentro il set - diventa un gioco di gruppo tra improvvisazioni, discussioni e momenti di puro slancio creativo, e dove ogni dettaglio diventa un frammento di tempo sospeso. Un viaggio dentro l'atto stesso del creare, una riflessione leggera e sensibile sulla libertà dell'arista e sulla bellezza che nasce dall'imperfezione. Nouvelle Vague, recensione del film di Richard Linklater