mercoledì, Maggio 19, 2021
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Notturno, recensione del film di Gianfranco Rosi

Notturno di Gianfranco Rosi, in Concorso alla 77esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e nelle sale dal 9 settembre grazie alla 01Distribution, non è un film sincero. Eppure la posta in gioco è tanta. Tre anni di riprese fra Libano, Iraq, Siria e Kurdistan – paesi che, inevitabilmente, evocano nella memoria comune la parola conflitto –, accompagnate da una quantità inimmaginabile di testimonianze dal considerevole apporto umano, avrebbero potuto fare di Notturno un’opera significativa.

Dopo le esperienze con i documentari El sicario – Room 164 (2010), Sacro GRA (2013) già vincitore del Leone d’oro a Venezia 70, e il più recente e dibattuto Fuocoammare (2016) premiato al Festival di Berlino, Rosi si confronta con la potenza visiva ed emozionale della guerra, cercando di scandagliare quel concetto di distruzione – fisica e psicologica – che colpisce chi, suo malgrado, finisce per averci a che fare. Il “notturno” del titolo evoca paesaggi chiaroscurali, limiti sensoriali, archetipi poetici su cui il documentario di Rosi fa leva per portare avanti il suo assetto narrativo.

Le immagini si susseguono eleganti e al contempo scomposte, senza dare alcun appiglio geografico e temporale allo spettatore, dando quindi una forte sensazione di spaesamento per l’intera durata del film. Una scelta nient’affatto errata se non fosse che, in questo modo, Notturno sembra non arrivare mai al climax della vicenda, all’approfondimento effettivo di ciò che viene mostrato. Per certi versi è come se l’opera vedesse ma non raccontasse, in un esercizio visivo forte ma dai tratti talvolta appiattiti.

La tragicità delle testimonianze – dai bambini a colloquio con l’insegnante sulle barbarie subite dall’ISIS, alle donne in lutto per l’uccisione dei figli, alla fila interminabile di detenuti dalle tute arancioni – sembra solo poggiarsi nel contesto storico e sociale in cui prende vita. Chiaramente, Notturno mostra il lato migliore nella sua capacità di immergersi nel forte contesto visivo che lo circonda grazie a una fotografia la cui croce e delizia è proprio quella di dominare l’intero documentario.

In Notturno, quindi, l’astrazione e la narrazione a dir troppo lirica possono far virare lo sguardo del pubblico verso un senso di infedeltà ai fatti realmente accaduti. Inoltre, questo sentore di eterno confine tra costruzione e realtà lascia spazio ad un ampio margine di riflessione sullo statuto del cinema stesso. Sembra quasi che l’immagine del tramonto sul fiume – in cui vi è l’impressione di scorgere due soli – possa essere la chiave di lettura per l’intero documentario.

Guarda il trailer ufficiale di Notturno

Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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