I libri, l’ansia, le sessioni di studio di gruppo, le cotte adolescenziali, la musica anni Ottanta: la Notte prima degli esami (3.0) è tornata, non come sequel ma come aggiornamento dei precedenti, per raccontare una nuova generazione alle prese con il grande scoglio dell’esame di maturità. Il 3.0 non è casuale, perché la Gen Z è quella cresciuta a pane, TikTok e Chat GPT, ma è anche quella che sotto i filtri di Instagram e l’arroganza tipica dell’adolescenza – questa no, non è cambiata – nasconde forse ancora più insicurezze.
Nel 1989, l’anno in cui era ambientato il primo capitolo del 2006 diretto da Fausto Brizzi (che torna anche qui in veste di sceneggiatore), si respirava un’aria diversa, più ottimista, tant’è che il protagonista Luca Molinari interpretato da Nicolas Vaporidis era davvero presentato come il classico studente “bravo, ma non si applica” e basta, senza una vera motivazione che andasse oltre il concetto di “il liceo è un inferno e i professori il male assoluto”. Perché in effetti il percorso del ragazzo – ma non solo lui – all’interno del film era proprio quello: superare i pregiudizi e affrontare la vita a testa alta.

20 anni dopo: stessi problemi in un mondo cambiato
Notte prima degli esami 3.0 riparte proprio da qui, eppure non può del tutto ignorare la realtà dei fatti: i maturandi sono sempre loro, è il mondo attorno a loro che è cambiato. Il futuro non è particolarmente roseo, né riferito alle prospettive personali né alla situazione politica e climatica globale. Anche la scuola non sta vivendo il suo periodo migliore, tra stipendi dei professori sempre più bassi – meglio andare su YouTube, come insegna Schettini – e un sistema che, se non arcaico, quantomeno ha ampi margini di ammodernamento.
Vedere allora Giulio (Tommaso Cassissa), il protagonista di questo terzo film, inveire contro l’odiata professoressa Castelli (Sabrina Ferilli), parlare di “ecoansia” ed esprimere tutta la propria frustrazione nei confronti di un presente inafferrabile, non può che fornire una prospettiva diversa sui problemi di una generazione considerata pigra, svogliata e disimpegnata, ancora più delle precedenti, e alla quale invece mancano semplicemente gli strumenti non per poter comprendere, ma per poter agire concretamente. E che, in assenza di alternative, non può fare altro che rivolgersi all’unica cosa che dà loro una parvenza di logica: l’intelligenza artificiale.
Giulio Sabatini vs Luca Molinari
A raccogliere l’eredità di Vaporidis, quindi, non poteva che essere Tommaso Cassissa, che prima di debuttare al cinema – questo è il suo terzo lungometraggio dopo Un oggi alla volta e Io e te dobbiamo parlare – è diventato famoso come lo youtuber, tiktoker e influencer Tommycassi, pubblicando sketch comici spesso incentrati sulle difficoltà degli studenti e le ipocrisie scolastiche. Il suo Giulio Sabatini appare come una versione più irriverente e meno sognante del Luca Molinari di Vaporidis, e Cassissa si dimostra piuttosto bravo come attore comico: ha i tempi giusti, l’espressività adatta, ed è aiutato da un ottimo cast di supporto, soprattutto Gianmarco Tognazzi, che rappresenta il collegamento con le atmosfere anni Ottanta del primo film; meno efficace, al contrario, quando deve dare al personaggio un tono più serio e andare oltre la battuta.

Un teen drama (troppo) vecchio stile?
Sia chiaro: in Notte prima degli esami 3.0 tutti questi discorsi si percepiscono, ma rimangono appena sotto la superficie, come un disegno a malapena abbozzato. Sufficientemente comprensibili per uno spettatore adulto che vede la Gen Z come qualcosa di lontano (per non dire alieno), forse non abbastanza per coloro con cui il film di Tommaso Renzoni (all’esordio, come lo era Brizzi nel 2006) vorrebbe dialogare. Non che certe situazioni non siano riconoscibili da un coetaneo dei protagonisti, ma il mondo non è l’unica cosa ad essere cambiata negli ultimi vent’anni: lo è anche il modo di raccontare i giovani, al cinema o in televisione.
Il teen drama non è più Gossip Girl, The O.C. o Dawson’s Creek, ma nemmeno Breakfast Club. C’è più consapevolezza, più attenzione nei confronti di certe tematiche, soprattutto se riguardano sessualità e gender, e più genuinità nella scrittura dei personaggi: non serve menzionare le britanniche Sex Education o Heartstopper, basta rimanere in Italia con Diciannove e Un anno di scuola. Due film di registi emergenti (Giovanni Tortorici e Laura Samani) che l’anno scorso hanno dato prova di come, anche nel nostro paese, sia possibile fornire ritratti autentici e privi di facili stereotipi.

Nuova ricetta, con un pizzico di nostalgia
Notte degli esami 3.0, con la sua storia tutta incentrata sull’intelligenza artificiale (contrapposta a mezzi analogici come i giradischi e le audiocassette), su identità fittizie, sosia e triangoli amorosi, si colloca nel mezzo, ma alla fine riesce comunque a trovare un punto di contatto con il suo pubblico di riferimento. Lo fa grazie a un umorismo puntuale e ritrovando ancora una volta nel rapporto tra insegnante/allievo il cuore del film, che rimane tutto sommato coinvolgente, anche se la coppia Cassissa/Ferilli non riesce a raggiungere i picchi di quella fatta da Vaporidis e Giorgio Faletti.
Inoltre, al di là di nonne che dicono “gyoza” invece di “ravioli” – bello il rapporto col nipote Cesare (Adriano Moretti) -, di relazioni poliamorose asessuali (dove si insinuerà un’altra esordiente, direttamente da Sanremo e con uno dei personaggi più riusciti: Margherita Carducci aka Ditonellapiaga) e di professori (maschi) che diventano donne solitarie alla riscoperta dell’amore, alla fine questo Notte prima degli esami 3.0 resta un coming of age duro e puro, i cui temi sono e resteranno immortali. Aggiungete quel pizzico di nostalgia alla quale, per quanto ne dicano i Duffer Brothers, sembra quasi impossibile rinunciare, e la ricetta (o il software) nella sua nuova versione è pronta.


