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Night Swim, recensione dell’horror prodotto da Jason Blum e James Wan

Diretto da Bryce McGuire e interpretato da Wyatt Russell e Kerry Condon, Night Swim arriva nelle sale il 22 febbraio.

Ricapitolando: c’è il diavolo in soffitta, un cimitero indiano sotto l’hotel, un predatore alieno nella foresta tropicale, l’Anticristo nella culla, la tv respira e guai a fare la doccia che mamma si arrabbia. Adesso, come se lo stress pregresso non fosse sufficiente, c’è qualcosa che non va anche in piscina. Bryce McGuire scrive e dirige Night Swim, una produzione Atomic Monster e Blumhouse, in sala il 22 febbraio per Universal Pictures, con nero senso dell’umorismo e un occhio attento ai comandamenti (horror).

Ha bene in mente la convenzione narrativa/estetica/tematica decisiva, quella che sorregge e giustifica tutte le altre, la legge fondamentale: ricordati di perturbare. Di scuotere, cioè, smuovere, disorientare la coscienza e il malriposto senso di sicurezza dello spettatore, nascondendo ombre nelle pieghe della più innocua e trascurabile quotidianità. In effetti, la lezione dell’horror contemporaneo, quello che per intenderci comincia più o meno all’epoca di Psycho (1960) e non ha più bisogno di ambienti e caratterizzazioni fantastiche – mostri, castelli e affini – è di lavorare sui contrasti: più innocente l’oggetto, più profonda è la paura. Questo senza sminuire portata estetica e verità emotiva dell’horror tradizionale, genere nobilissimo, che non ha mai smesso di suggestionare e che merita rispetto e muta deferenza. L’horror 2.0, che non ha paura (!) di confrontarsi con la modernità e le sue forme sfuggenti, veicola un’inquietudine diversa, ineludibile e complessa, di cui non riusciamo a fare a meno e con buone ragioni.

Night Swim è un horror contemporaneo nella misura in cui il suo autore, che gira e scrive a partire dal cortometraggio del 2014 realizzato in coppia con Rod Blackhurst, costruisce la paura aggredendo le forme tranquillizzanti della vita di tutti i giorni. Non c’è nulla di spaventoso, nell’esteriorità degli oggetti e nel pacato realismo delle dinamiche emotive. Nulla di strano in superficie. Sotto, è diverso. È il marchio Blumhouse (M3GAN, Five Nights at Freddy’s): paura, senza prendersi eccessivamente sul serio. E a chi domanda di che pasta sia fatto, l’umorismo nero della storia, va ricordato che si parla di una piscina che “mangia” le persone.

Non tuffatevi in quella piscina

La piscina è un feticcio, un vezzo edonista e uno status symbol. Se possiedi una piscina ce l’hai fatta, almeno a tenere a distanza le preoccupazioni materiali. Night Swim è la storia della famiglia Waller. Sono quattro: mamma, papà e due figli. Non devono inventarsi chissà che per mettere insieme il pranzo e la cena, se tensioni ci sono (ci sono) è roba intima, psicologica. Il problema principale è il papà Ray (Wyatt Russell). È un’altra lezione dell’horror contemporaneo, scatenare l’orrore partendo anche dall’erosione del prestigio dell’autorità paterna e patriarcale. Ma, attenzione, a Bryce McGuire non interessa seguire il modello fino alle estreme conseguenze, la mascolinità tossica è solo una parte del problema e, quando è scatenata, dipende tutto da una forza esterna ai personaggi, malevola e molto perversa.

Ray ha un serio problema di salute. Era un giocatore di baseball di un certo successo, poi ha scoperto di avere la sclerosi multipla e, comprensibile, gli è crollato il mondo addosso. Vorrebbe lasciarsi il passato alle spalle ma come, proprio non lo sa. Nel complesso è un padre amorevole e premuroso. La moglie di Ray, Eve (Kerry Condon), si sforza in ogni modo di convincere il marito che non è il caso di aver paura del futuro, con tutte le sue ombre, e che conviene prendere le cose per quello che sono. I Waller sono in cerca di una nuova casa, una nuova casa per una nuova vita. La vorrebbero in affitto ma poi si imbattono in un elegante villino nei sobborghi con tanto di piscina sul retro, a un prezzo accessibile e senza particolari controindicazioni. Lo prendono. Non si domandano perché una casa tanto bella sia sfitta da anni, non si insospettiscono di fronte alla reticenza e al fare sbrigativo dell’agente immobiliare e questa è un’altra, fondamentale, lezione di psicologia applicata all’horror, cui Night Swim aderisce scrupolosamente: di fronte al pericolo, i personaggi devono andare sempre avanti, per quanto illogico possa sembrarne il comportamento.

Ci penserà il mostro, l’oscura presenza che anima e dona vita all’acqua della piscina, a punirne la curiosità esagerata, l’assenza di cautele. Ma vanno capiti, i Waller. Hanno bisogno della piscina, che sembra fatta apposta per soddisfare i loro desideri. L’acqua è acqua di sorgente e ha curiose proprietà, a Ray sembra addirittura di guarire dalla malattia, ne diventa dipendente, come fosse una droga. Sono i figli, Izzy (Amélie Hoeferle) e Elliott (Gavin Warren), a notare gli strani giochi di luce, le voci misteriose, le figure demoniache che appaiono e scompaiono: questa piscina è una cosa viva. E malevola.

Horror d’atmosfera che non valorizza le premesse

L’horror, più o meno moderno, vive di un equilibrio sottile, difficile da maneggiare ma necessario: la partita tra lo shock puramente fisico – l’orrore indotto dalla manipolazione truculenta e disgustosa di materia e corpi – e l’altro shock, impalpabile, modellato sull’attesa di una minaccia per lo più invisibile e sotterranea. Tenendo a mente che la perfetta parità è una chimera, un horror fatto bene trova sempre il modo di armonizzare, in maniera lucida e ben calibrata, i due (diversi ma ugualmente necessari) tipi. Ora, la paura al cinema ha bisogno di entrambe le inquietudini, ma ce n’è sempre una che prevale.

Bryce McGuire sceglie la strada dell’horror dall’atmosfera impalpabile e inquietante. Posa un’ombra sul cammino dei personaggi e alimenta una tensione sempre sul punto di esplodere e farsi qualcos’altro, mai però in modo morbosamente disgustoso; il tono che pervade la storia nei momenti di massima emozione, di massimo terrore, è allusivo e fiabesco, fiabesco al contrario. L’insostenibile tensione, il cinema puro – la posizione macchina da presa, il notevole sound – l’attenzione al vissuto psicologico dei personaggi, la natura ambigua e suggestiva del racconto; ogni cosa punta nella direzione dell’horror sottilmente inquietante, più maturo dello standard perché meno chiassoso e sguaiato. Allora perché Night Swim mantiene un malinconico retrogusto da occasione mancata?

Perché McGuire, che è anche sceneggiatore e forse proprio qui sta il problema, nella mancanza di un paio ulteriore di mani che avrebbero aiutato a bilanciare l’alchimia, difetta del provvidenziale senso della misura. Night Swim è stato abbastanza maltrattato dalla critica americana, in maniera forse sproporzionata rispetto ai suoi effettivi demeriti, ma non a caso e non del tutto ingiustamente. La sensazione è di assistere alla visione di due horror differenti. Un primo tempo che cucina una premessa interessante – c’è qualcosa di vivo e sinistro dentro la piscina, cosa sia e cosa voglia va scoperto un’inquietudine dopo l’altra – e un secondo che non riesce a perfezionare la sua mitologia horror in maniera soddisfacente.

Non c’è il tempo di scavare nella psiche distorta dal male dei protagonisti, vale soprattutto per l’inespresso Wyatt Russell (Monarch: Legacy of Monsters), la risoluzione è sbrigativa e frustrante, perché non libera le potenzialità emotive suggerite all’inizio. Resta il solido realismo nella prova della sempre efficace Kerry Condon (Gli spiriti dell’isola), resta la quotidianità aggredita da una paura efficace e di cui non si conoscono i contorni. La piscina inquieta perché non c’è niente di esteriore che suggerisca altrimenti. Night Swim dimostra di conoscere bene le regole e le convenzioni del genere. Non ha la forza, l’astuzia, la sottigliezza, la capacità di giocarci un po’, magari anche contestandole, per creare un sentimento, una paura, che superi la prova del tempo.

Guarda il trailer ufficiale di Night Swim

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Night Swim funziona, le sue premesse conducono a qualcosa di soddisfacente e compiuto, solo se la storia ha il coraggio di farsi liquida come l’acqua maligna della piscina. Se trova il modo, cioè, di essere consistente e sfuggente a un tempo, ambigua nell’atmosfera ma solida e rigorosa nella progressione narrativa, nell’esplorazione dei caratteri e delle psicologie. Night Swim non funziona del tutto perché, al netto di una tensione forte, il film fatica, nella spenta seconda parte, a sviluppare le suggestioni e le atmosfere ambigue della prima interessante metà.

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