Nevia, recensione del film di Nunzia De Stefano

scritto da: Salvatore Cusimano

Nevia è un’adolescente caparbia, cresciuta con la nonna, la zia e la sorella in un campo container a Ponticelli. Un giorno, l’arrivo di un circo irrompe nella quotidianità della ragazza, regalandole una insperata possibilità.

L’esordio alla regia di Nunzia De Stefano (con Matteo Garrone in veste di produttore) è un vero e proprio percorso di formazione di un’adolescente, orfana di madre e con il padre in cella, interpretata dalla giovane Virginia Apicella, caparbia come lo si è a quell’età, in guerra contro il mondo, quello stesso mondo che sembra le abbia dato un destino già scritto, fatto di stenti e compromessi continui.

La periferia suburbana di una parte di Napoli dove gli esclusi, la malavita quotidiana e la miseria regnano sovrani, i contrasti con la nonna (Pietra Montecorvino, sguardo indemoniato, c’è tutta Napoli nei suoi occhi…) che cerca di sbarcare il lunario con mezzucci vari, offrono allo spettatore un contesto forse già visto e rivisto in altre opere (Indivisibili di Edoardo De Angelis per citarne uno), ma sempre di grande impatto emotivo e molto credibile.

Nevia viene seguita con affetto dalla telecamera in ogni suo gesto, in ogni sua espressione, lasciando intravedere il tratto autobiografico di quest’opera prima, così come traspare tenerezza nella piccola sorellina Enza (Rosy Franzese), un bijoux che non si può non amare (nelle sue espressioni dialettali soprattutto). Si nota da subito un tratto intimo, personale, che arriva a coinvolgere lo spettatore in maniera empatica, tanto nei confronti della protagonista quanto nei confronti del suo vissuto.

Lo stile scarno segue il cammino della ragazza, bella ma pronta a nascondere sempre la sua crescente indole femminile; ribelle, giustamente ribelle, convinta che un’opportunità di fuga da quel destino scritto dovrà pure esserci. L’arrivo di un circo offre quindi quella speranza e quel riscatto tanto atteso nell’immaginario dell’adolescente, ormai diventata maggiorenne. La cura quasi maniacale che dona agli animali del circo – luogo dove Nevia può finalmente sentirsi sé stessa e trovare la felicità – diventa vitale; la magia del circo, classica in Federico Fellini, Charlie Chaplin e altri ancora, si conferma forma di spettacolo antesignana e complice rispetto al cinema e alla sua storia.

Il film di per sé non rappresenta una novità, come già specificato, ma per essere un’opera prima, con la ‘longa manu’ di Garrone dietro, visibile nell’accostare la storia alla forma della fiaba/racconto, risulta godibile, emozionante e piacevole, scorrendo fluido senza nessun orpello che possa caricare la narrazione. Per un tocco di coraggio in più si dovrà forse attendere il futuro, ma le premesse comunque ci sono tutte per far sì che Nunzia De Stefano continui il suo lavoro in modo autonomo e credibile.

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