HomeRecensioniNella Tana dei Lupi 2: Pantera, recensione del film con Gerard Butler

Nella Tana dei Lupi 2: Pantera, recensione del film con Gerard Butler

Secondo capitolo della saga diretta da Christian Gudegast, Nella Tana dei Lupi 2: Pantera con Gerard Butler è al cinema dal 6 marzo distribuito da Lucky Red.

“Squadra che vince non si cambia”, lo sa bene la casa di produzione G-Base e lo sa bene Christian Gudegast il quale, a 8 anni di distanza dalla direzione del suo primo film da regista, Nella Tana dei Lupi, torna dietro la macchina da presa per il sequel della stessa opera, scritta anche questa volta a quattro mani con Paul Scheuring (il creatore di Prison Break). Nella Tana dei Lupi 2: Pantera, proseguimento dell’action poliziesco che nel 2018 aveva fatto registrare un incasso pari a 80 milioni di dollari (a fronte di una spesa vicina ai 30 milioni), sarebbe dovuto uscire nelle sale cinematografiche con tempistiche molto più serrate ma la produzione del film ha incontrato diversi ostacoli, che ne hanno gravemente rallentato la realizzazione.

Prima lo scoppio della pandemia, poi l’invasione russa ai danni dell’Ucraina, l’oscillazione del tasso di cambio e persino un grave infortunio subito da Gerard Butler, protagonista e vera star della saga. Finalmente il 2025 ha visto l’approdo in sala di questa nuova pellicola che, come anticipato, non cambia squadra ma semplicemente la rimodella e, di fronte ad alcuni addi, come quello di 50 Cent (rimasto in veste di produttore esecutivo) e quello di Pablo Schreiber, accoglie nuovi volti, come la svedese Evin Ahmad e, soprattutto, Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito che, sempre contestualizzati all’interno di una realtà criminale, danno vita ad un improbabile (e quasi commovente) rimpatriata dei Savastano di Gomorra La serie

Criminalità dis-organizzata

Sono passati due anni dalla rapina alla Federal Reserve Bank di Los Angeles e l’abietto detective “Big” Nick O’Brien (Butler), in cerca di redenzione, vuol far pace con un passato che lo ossessiona e lo costringe ad inseguire le tracce di Donnie Wilson (interpretato in entrambi i film da O’Shea Jackson Jr.). Il fiuto lo porta sino all’Europa, dove scopre che il rivale del primo film (scoperto grazie ad un’indimenticabile colpo di scena) è ora coinvolto nel traffico di diamanti e in relazione con la “Pantera Rosa”, una temutissima organizzazione criminale. Nick cerca fin da subito il confronto con la sua vecchia conoscenza per proporgli, inaspettatamente, una collaborazione per il prossimo colpo: la rapina al World Diamond Center di Nizza.

I due entrano in affari e, mentre Nick lega in maniera sempre più profonda con i suoi nuovi compagni criminali, la squadra rischia di inimicarsi organizzazioni estere come la mafia italiana, poiché inconsapevole della provenienza di una preziosa pietra di cui è riuscita ad entrare in possesso. Nei volti di Salvatore Esposito e Fortunato Cerlino, che nella serie di Gomorra hanno dato vita ad una dinastia mossa unicamente dalla violenza e dalle atrocità – entrambi configuratisi come emblemi di una irrefrenabile spinta criminale -, Gudegast vuole aprire il racconto, ampliarlo, dargli ancora più respiro e ancora più nomea, così da filtrare quella sua americana veste e diventare internazionale, per tutti.

Approfondire è sufficiente?

Quella commistione tra poliziesco e noir che prende convenzionalmente il nome di “genere polar”, classica del cinema francese, viene spesso utilizzata per quei sequel che hanno tutte le intenzioni di ricalcare le tracce impresse dal primo film, aggregandovi semplicemente alcuni ingredienti. Con Nella Tana dei Lupi 2 questa riformulazione del genere è emblematica della volontà dei suoi e rispecchia l’unico vero elemento di scarto tra la prima e la seconda pellicola: la location, lo spazio, il contesto all’interno del quale la criminalità si muove.

Dagli Stati Uniti si passa all’Europa ed improvvisamente la Los Angeles del primo capitolo appare minuscola di fronte ai traffici che qui attraversano continenti e parlano lingue diverse; come se i due autori, Christian Gudegast e Paul Scheuring, volessero raccontare il crimine come in fase di crescita, in sviluppo al fianco dei personaggi che lo perpetrano. Gerard Butler, alle prese con le conseguenze delle sue azioni passate, approfondisce un personaggio già ben delineato e prova a permetterci di penetrare uno sguardo ricolmo di dubbi e incertezze, uno sguardo perfettamente ossimorico rispetto alle poche parole da lui proferite.

Ma approfondire è sufficiente? È sufficiente riproporre una ricetta variando unicamente un paio di ingredienti per poi ottenere un sapore sostanzialmente identico a quello precedente? L’idea di Gudegast risulta chiara e sembra rispettare dei canoni classici che hanno sempre funzionato, che hanno sempre solleticato l’interesse del pubblico insistendo su qualcosa di funzionante fino quasi allo sfinimento (a volte anche oltre). C’è da chiedersi se questo sia ancora oggi sensato e necessario e quanto più lo sia, invece, stimolare lo spettatore con il nuovo, con la riscoperta che vuole rinnovare sé stessa e fa di tutto per ottenere ciò.

Ma l’elemento che forse, a maggior titolo, fa sì che il primo dei film interpretato da Butler e Jackson Jr. meriti una ben più attenta considerazione, è l’elemento sorpresa. Se Nella tana dei lupi, senza dichiararlo apertamente, acquisisce un livello ulteriore grazie al plot twist dell’ultimo atto, Nella Tana dei Lupi 2 sembra fare l’opposto, dichiarando apertamente di volere creare una situazione incerta delle parti e risolvendosi in maniera fin troppo scontata, per una pellicola che rimane ancorata alle tradizioni e perde un po’ di quel gusto puramente cinematografico che possedeva il primo film (forse a causa della ricetta). 

Guarda il trailer ufficiale di Nella Tana dei Lupi 2: Pantera

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Se la sottotraccia del film la si deve individuare nel suo predecessore, allora la forza del primo Nella Tana dei Lupi non basta a far sì che il suo sequel raggiunga la sufficienza. Sì tratta di un film di genere ben fatto, rispettoso dei canoni e del linguaggio dovuto e ricco di momento inaspettati ma, se questo è sufficiente alla base, inizia a vacillare nel momento in cui tutto sembra già atteso, previsto, dovuto. Lontani dall'eccellenza ma ancora più lontani dall'incapacità e dall'inesperienza, Christian Gudegast e Paul Scheuring potrebbero comunque continuare a far parlare di sé in futuro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

Se la sottotraccia del film la si deve individuare nel suo predecessore, allora la forza del primo Nella Tana dei Lupi non basta a far sì che il suo sequel raggiunga la sufficienza. Sì tratta di un film di genere ben fatto, rispettoso dei canoni e del linguaggio dovuto e ricco di momento inaspettati ma, se questo è sufficiente alla base, inizia a vacillare nel momento in cui tutto sembra già atteso, previsto, dovuto. Lontani dall'eccellenza ma ancora più lontani dall'incapacità e dall'inesperienza, Christian Gudegast e Paul Scheuring potrebbero comunque continuare a far parlare di sé in futuro.Nella Tana dei Lupi 2: Pantera, recensione del film con Gerard Butler