venerdì, Marzo 5, 2021
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Music, recensione del film di Sia con Kate Hudson

La recensione di Music, il primo film diretto dalla cantante Sia con protagonista Kate Hudson. Dal 22 al 28 febbraio in streaming sul sito MusicIlFilm.it.

Ormai non ci stupiamo più se una/un cantante prende parte a un film in qualità di attrice/attore. Gli esempi sono tantissimi: basti citare la parallela carriera di David Bowie (davvero notevole), oppure la breve parentesi di Norah Jones (straordinaria in Un bacio romantico – My Blueberry Nights di Wong Kar-wai), e ancora l’attualissima ascesa cinematografica di Zendaya (cantante, ancor prima che attrice). Si resta magari più sorpresi di fronte a quei cantautori che invece passano dietro la macchina da presa. Non sono tanti: i primi che sovvengono alla mente sono Bob Dylan (Renaldo e Clara), e i nostri Luciano Ligabue e Federico Zampaglione (leader dei Tiromancino). A loro da oggi si aggiunge anche la performer australiana SiaChandelier e Cheap Thrills tra le sue hit più famose -, autrice del film drammatico Music, dal 22 al 28 febbraio disponibile in streaming solo su MusicilFilm.it. 

Un’opera prima che nei mesi scorsi è balzata agli onori della cronaca a causa delle polemiche legate ad uno dei temi che affronta: l’autismo. Da una parte, alla neo regista è stato contestato il mancato utilizzo di un’attrice autistica per il ruolo della protagonista – la Music del titolo -, affidato invece ad un’interprete non affetta da tale disturbo. Dall’altra, invece, l’autorevole parere del giornalista del “The Guardian” Clem Bastow (lui sì, autistico) ha messo in evidenza non solo il problema di casting, ma anche la rappresentazione superficiale ed offensiva della sindrome all’interno del film. Una questione certamente spinosa, che ha portato molti detrattori a lanciare una petizione online per boicottare il film e che non può naturalmente lasciare indifferenti. Ma siamo davvero sicuri che sia corretto giudicare un film senza averne preso visione, negando un dialogo critico con lui?

Giudicare a prescindere, infatti, è un comportamento che tradisce una superficialità non dissimile rispetto a quella che viene imputata a Sia. Sollevare dubbi circa un’opera e la visione del mondo di cui si fa portatrice è lecito, ma solo nel momento in cui le si concede la possibilità di comunicare. Rifiutare il dialogo con essa è pericoloso, perché alimenta e rende legittime posizioni che sebbene nascano come rigetto nei confronti di ideologie ormai vetuste (è quanto, di fatto, si contesta al film) rischiano di assumere la forma di una vera e propria dittatura ideologica. Anche perché, un parere ad esempio come quello di Bastow nasce dalla visione del film, alimentandosi quindi degli aspetti negativi che il giornalista ha riscontrato nell’opera. Ed effettivamente l’unico modo corretto per parlare di Music (bene o male alla fine poco importa perché non è quello il punto) è, in primis, guardarlo cercando di non tenere conto (per quanto possibile) delle polemiche che l’hanno preceduto. Ed è quello che abbiamo cercato di fare. Ciò non vuol dire che siamo arrivati a conclusioni antitetiche rispetto a quelle di coloro che hanno criticato il film a priori, ma sicuramente il nostro giungervi è stato più equanime.

Music (Maddie Ziegler) è una ragazza affetta da autismo che vive insieme alla nonna Millie (Mary Kay Place) a Los Angeles. Le sue giornate sono scandite da una quotidianità ferrea: sveglia, colazione con due uova, passeggiata fino alla biblioteca di quartiere (dove ama leggere libri sui cani) e poi il ritorno a casa. Tutto questo sotto gli occhi vigili dei suoi vicini di casa: il timido Felix (Beto Calvillo), l’empatico Ebo (Leslie Odom Jr) e il burbero George (Héctor Elizondo). Quando la nonna muore, è costretta ad occuparsi di lei la sorellastra Kazu (Kate Hudson), spacciatrice e alcolista dalla vita complicata. Riuscirà a prendersi le sue responsabilità, essere da aiuto alla sorella e, al contempo, cambiare vita?

MUSIC by SIA_-®2020 PINEAPPLE LASAGNE PRODUCTIONS, INC. photograph by Merrick Morton (13)

Dopo l’ampolloso (ma crediamo doveroso) incipit, nel momento in cui ci accingiamo a discorrere sull’opera prima di Sia non possiamo che partire da una constatazione (soggettiva, per carità): Music è un film schiacciato dal peso delle sue (sfrenate?) ambizioni. Per raccontare la storia della sua protagonista, la neo regista si affida a un espediente drammaturgico di per sé non innovativo, ma di sicuro impatto: utilizzare due registri estetici differenti – uno realista e l’altro onirico – per meglio mettere in evidenza il conflitto tra (accettazione della) realtà ed evasione fantastica. Se infatti da una parte il film narra delle difficoltà quotidiane di Music e della sorella Kazu – non ultima, anche quella relativa alla costruzione di un rapporto di sorellanza in precedenza mai germogliato -, dall’altra evoca un mondo fantastico – vagheggiato dalla stessa protagonista – in cui la realtà si trasfigura in un colorato sogno ad occhi aperti dove i vari personaggi sembrano dimenticarsi delle loro misere esistenze per vestire i panni di cantanti e ballerini che riescono a vivere con maggior spensieratezza i loro sentimenti.

Una scelta che sulla carta avrebbe potuto anche funzionare, ma che appare purtroppo inficiata dall’eccessiva invadenza proprio delle sequenze oniriche: ripetitive e, nel complesso, respingenti. Specie di spin-off dei videoclip che hanno reso celebre la cantautrice australiana, tali scene sfidano costantemente il ridicolo e più volte dal confronto escono con le ossa rotte. Vorrebbero essere, nelle intenzioni, una “deriva kitsch” liberatoria, ma finiscono per rimanere depotenziate dalla loro evidente strumentalità, nonché dall’irritante recitazione antinaturalistica degli attori.

Per non parlare dell’impatto negativo che tali sequenze hanno sul film nel suo complesso. Di fatto, soffocano quella che è la parte più interessante e convincente dell’opera, ovvero quella relativa alla descrizione della quotidianità delle due sorelle: dal rifiuto di Kazu ad assumersi le sue responsabilità nei confronti della sorella fino alla presa di coscienza su quale sia la cosa più giusta da fare. Mentre troppo in secondo piano finiscono quei personaggi di contorno che avrebbero certamente meritato più spazio: è il caso, ad esempio, del giovane Felix, spasimante silenzioso di Music nonché boxeur improvvisato con padre violento.

Per quanto riguarda il tema dell’autismo, invece, guardando Music si ha il sentore che esso non sia altro che un ulteriore espediente attraverso cui raccontare una storia di riscatto: alla fine ci si domanda chi sia la vera protagonista, se Music o la sorella Kazu. La narrazione procede accumulando luoghi comuni sulla disabilità, tanto che appaiono evidenti le assonanze con un film quale Rain Man – L’uomo della pioggia, uscito la bellezza di trentatré anni fa. È forse proprio in questa incapacità ad aggiornarsi allo “spirito dei tempi” e, al contrario, a rimanere incatenata a una concezione del disturbo come veniva percepita, mostrata e (spettatorialmente) accettata tre decadi fa, che si rintraccia l’aspetto certamente più deludente del film. E alla fine quello che rimane è un pastrocchio colorato vecchio nell’anima, più preoccupato dell’apparire che dell’essere.

Guarda il trailer ufficiale di Music

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Music è un film schiacciato dal peso delle sue ambizioni. Per raccontare la storia della sua protagonista, Sia si affida a un espediente drammaturgico di per sé non innovativo, ma di sicuro impatto: utilizzare due registri estetici differenti - uno realista e l'altro onirico - per meglio mettere in evidenza il conflitto tra (accettazione della) realtà ed evasione fantastica. Una scelta che sulla carta avrebbe potuto anche funzionare, ma che appare purtroppo inficiata dall'eccessiva invadenza proprio delle sequenze oniriche: ripetitive e, nel complesso, respingenti.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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