mercoledì, Agosto 10, 2022
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Mowgli – Il Figlio della Giungla, recensione del film di Andy Serkis

La recensione di Mowgli - Il Figlio della Giungla, nuovo film di Andy Serkis basato sul classico di Rudyard Kipling. Disponibile dal 7 dicembre su Netflix.

Pochi probabilmente sanno che il celebre libro dello scrittore britannico Rudyard Kipling Il libro della giungla, non è propriamente un romanzo, ma un’opera narrativa costituita da racconti ambientanti in quel lembo di impero britannico che, alla fine dell’800 (il romanzo è scritto del 1893), era l’odierna India.

Delle storie presenti nel libro, però, solo alcune hanno riscontrato un successo che ha resistito al corso del tempo. Stiamo ovviamente parlando di quelle che riguardano il cucciolo d’uomo Mowgli, il cui personaggio, per la verità, era comparso già qualche anno prima della stesura del libro, nel racconto (sempre di Kipling) Nel ruck, ambientato anni dopo gli avvenimenti poi resi celebri da Il libro della giungla.

Al di là della bellezza della storia raccontata da Kipling, è innegabile che il cinema abbia alimentato la fama del personaggio e del racconto, e che buona parte di questa derivi dalla trasposizione Disney degli anni ’60, entrata così prepotentemente nell’immaginario collettivo da influenzare le successive trasposizioni cinematografiche e televisive. Alcune opere ne sono state consapevolmente ammaliate, altre invece hanno scelto altrettanto consapevolmente di discostarsene.

È la seconda opzione quella scelta dal regista Andy Serkins (Ogni tuo respiro), che, dopo una folgorante carriera come attore (spesso coadiuvato dalla computer grafica), torna dietro la macchina da presa per dirigere un film che, per sua stessa ammissione, vuole raccontare la storia da un’altra prospettiva, più adulta e decisamente più dark: Mowgli – Il Figlio della Giungla.

Cercando quindi di allontanarsi dal tanto amato film d’animazione firmato Walt Disney (omaggiato, oltretutto, anche dal live action prodotto dalla stessa major di Burbank nel 2016), Serkins sceglie di essere più fedele agli scritti di Kipling, andando persino ad attingere al già citato racconto Nel ruck, dove lo scrittore britannico racconta dell’incontro fra il cucciolo d’uomo e il cacciatore di tigri Gisborne.

Dopo che la sua famiglia è stata attaccata dalla tigre Shere Khan, Mowgli, un cucciolo d’uomo, viene trovato nella giungla dalla pantera Baghera e consegnato al branco di lupi governato con sapienza dall’anziano Akela, che, di fatto, lo adotta, salvandolo dalle grinfie della tigre assetata di sangue umano. Mowgli cresce così circondato dalla sua nuova famiglia (a cui, per ovvie ragioni “di specie”, si sente di non appartenere fino in fondo), e viene educato alla vita dai suoi due maestri: Baghera, naturalmente, e lo scorbutico orso Baloo.

Il richiamo dei suoi simili, il ritorno di Shere Khan e la difficile integrazione con la sua nuova famiglia porteranno però ben presto Mowgli ad avvicinarsi al villaggio degli umani, dove incontra un cacciatore inglese che lo inizia alla vita sociale e mette presto in discussione il suo senso di appartenenza alla giungla.

La prima considerazione da fare relativamente a Mowgli – Il Figlio della Giungla riguarda le sue vicissitudini produttivo/distributive. Annunciato quando la Disney aveva già messo in cantiere il suo remake live action firmato da Jon Favreau, il film di Andy Serkins non ha dovuto solo far fronte alla concorrenza, ma ha dovuto affrontare anche un percorso distributivo tortuoso: annunciato nel 2016 dalla Warner Bros, il film è stato originariamente posticipato al dicembre del 2017 e poi spostato nuovamente alla fine del 2018, quando è stato infine acquistato dalla piattaforma Netflix.

La scelta, da parte della Warner Bros, di non fare uscire il film nei cinema può essere, sotto certi punti di vista indicativa, e dettata probabilmente da due fattori: l’uscita del già citato film Disney due anni or sono (il rischio del già visto era dietro l’angolo e il paragone da parte della critica avrebbe potuto essere controproducente) e la paura che il film rimanesse impantanato nel fitto calendario cinematografico prenatalizio.

Non si incorra però nell’errore di ritenere il film di Serkins inadatto per il grande schermo, e per tale motivo dirottato sullo streaming. Mowgli – Il Figlio della Giungla non è certamente un’opera perfetta, ma è comunque ricca di elementi interessanti, a cominciare proprio dall’ambientazione, e dalla maturità con la quale è affrontata la storia del piccolo Mowgli.

La giungla descritta dal film è un luogo dominato da leggi ancestrali che ne regolano e ne determinano il corso della storia, e a cui si sottomettono tutti i suoi abitanti, tranne naturalmente Shere Khan, la scheggia impazzita che ha portato il caos, a cui solo Mowgli (forse) saprà dare ordine.

Allo stesso tempo, essa è anche uno spazio oscuro, irto di pericoli che si nascondono dietro le mansuete (all’apparenza) faccine degli appartenenti al popolo delle scimmie, e che strisciano sinuosi tra l’umido terriccio e i grandi alberi secolari, come fa il pitone Kaa.

La regia di Serkins tende, attraverso una spettacolarità immaginifica, a metterne in risalto proprio gli elementi di terribilità della giungla, giungendo ad un apice espressivo nella (purtroppo breve) sequenza del rapimento di Mowgli da parte delle scimmie, ambientata in un palazzo abbandonato che sprofonda lo spettatore in un’atmosfera tanto tetra quanto affascinante.

Per quanto riguarda, invece, la figura di Mowgli, la scelta vincente del film è quella di relegare sullo sfondo (per quanto possibile), le figure dei mentori Baghera e Baloo e mettere in primo piano la riflessione sull’identità che contraddistingue i pensieri di un protagonista non più bambino, ma che deve fare i conti con la sua pubertà.

La ricerca di un’identità è il leivmotive del film, esplicitata da un punto di vista narrativo non solo dall’incapacità di Mowgli a integrarsi con i suoi “fratelli lupi”, ma anche dall’impossibilità del ragazzo a capire e comprendere le leggi che reggono il fragile ecosistema della giungla.

Ma la condizione di Mowgli non cambia neppure quando, rifiutato dalla giungla e dai suoi abitanti, si reca al villaggio degli uomini, dove il giovane prende coscienza della sua “doppia natura”, ma anche dal fatto di essere condannato a vivere in una sorta di limbo identitario, non potendo che prendere posto a metà strada fra la giungla (di cui comunque sente ancora il richiamo ed alla quale rimarrà sempre legato) e il mondo civilizzato (del quale però non accetta alcune convenzioni).

Detto ciò, è necessario comunque specificare che spesso si ha la sensazione, durante la visione, che gli elementi innovativi del film – lo stile del racconto, l’ambientazione, la riflessione sul personaggio – non riescano mai a creare un universo narrativo autonomo e totalmente originale (pur nei limiti della riduzione cinematografica di un romanzo).

A tratti, infatti, il film appare troppo preoccupato di scostarsi dai modelli che l’hanno preceduto, quasi incapace di trovare una via che non sia quella dell’opposizione. È necessario inoltre sottolineare qualche limite anche dal punto di vista degli effetti speciali.

Se apprezzabile è il tentativo di descrivere gli animali senza alcun estetismo, puntando su una raffigurazione quasi più espressionista che realista, lo stesso non si può dire della riuscita, squisitamente grafica, di alcuni personaggi (specie quelli di contorno), che appaiono troppo posticci a confronto con i pochi attori in carne ed ossa.

Nel complesso, pur con i suoi difetti, Mowgli – Il Fglio della Giungla (qui il trailer italiano ufficiale) è un film godibile, per certi versi superiore al remake Disney di due anni fa, certamente non per bambini ma rivolto a un pubblico adulto e che – sentiamo il bisogno di dirlo – abbisogna necessariamente di una visione in lingua originale, attraverso la quale si possono apprezzare le performance degli attori che prestano le voci ai personaggi, in particolare Christian Bale (Baghera), Andy Serkins (Baloo) e Cate Blanchett (Kaa).

Guarda il trailer di Mowgli – Il Figlio della Giungla

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Mowgli – Il Figlio della Giungla di Andy Serkins non è certamente un’opera perfetta, ma è comunque ricca di elementi interessanti, a cominciare proprio dall’ambientazione, e dalla maturità con la quale è affrontata la storia del piccolo Mowgli.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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Mowgli - Il Figlio della Giungla, recensione del film di Andy SerkisMowgli – Il Figlio della Giungla di Andy Serkins non è certamente un’opera perfetta, ma è comunque ricca di elementi interessanti, a cominciare proprio dall’ambientazione, e dalla maturità con la quale è affrontata la storia del piccolo Mowgli.