sabato, Novembre 27, 2021
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Mothering Sunday, recensione del film con Josh O’Connor

La recensione di Mothering Sunday, film di Eva Husson con Odessa Young e Josh O'Connor, presentato nella sezione Tutti ne parlano di RomaFF16.

Mothering Sunday segna il debutto alla regia di un lungometraggio in lingua inglese della regista francese Eva Haussen, dopo Bang Bang (A Modern Love Story) del 2015 e Girls on the Sun del 2018, entrambi realizzati in madrepatria. Il film, presentato nella sezione Tutti ne parlano della 16esima Festa del Cinema di Roma (dopo il passaggio all’ultimo Festival di Cannes), è l’adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Graham Swift.

Mothering Sunday è ambientato nell’Inghilterra del 1924 e racconta la storia di Jane Fairchild (interpretata da Odessa Young), orfana abbandonata dalla madre in tenera età, che lavora come domestica nella magione dei coniugi Niven (i premi Oscar Colin Firth e Olivia Colman) e che sogna di diventare una scrittrice. Ma Jane è anche la giovane amante di Paul (Josh O’Connor, il Principe Carlo della serie The Crown), erede della famiglia Sheringham, molto amica dei Niven, con i quali condividono il dolore per la perdita dei rispettivi figli, caduti in guerra (i Niven hanno perso entrambi i due figli, mentre Paul è l’unico dei tre figli degli Sheringham rimasto in vita).

Attraverso numerosi salti temporali, la storia di Mothering Sunday è narrata in prima persona dalla stessa Jane, che accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso le pagine della sua vita, quasi come stesse sfogliando un romanzo scritto di suo pugno, passando al setaccio la sua esperienza di umile domestica e amante segreta di un uomo che non potrà mai essere davvero suo, fino al successo in ambito letterario, coronamento di un sogno che, probabilmente, l’ha sempre portata a vivere al confine tra realtà e fantasia.

In effetti, l’adattamento di Eva Haussen è come se oscillasse in una sorta di placido equilibrio tra ciò che avviene attorno a Jane e ciò che, invece, sembra essere soltanto frutto della sua mente, o meglio dei suoi ricordi. L’intera operazione assume dunque un aspetto estremamente calligrafico, in cui è decisamente la forma a prevalere sul contenuto. La Haussen, dotata di uno spiccato gusto estetico, incastona i suoi personaggi in veri e propri quadri in movimento, che ben riescono a veicolare i loro stati d’animo.

Le atmosfere rarefatte di chiara matrice british, insieme all’utilizzo della parola intesa come motore immobile, scandiscono in maniera inequivocabile il rapporto tempo/ritmo, che nel film della Haussen non è mai lineare e concitato, ma piuttosto attorcigliato e pacato. Per certi aspetti, Mothering Sunday è un racconto quasi sussurrato, in cui lo svelamento delle tappe che hanno scandito la turbolenta esistenza di Jane si muove all’unisono con le numerose sfaccettature della storia d’amore.

Tuttavia, è come se le emozioni provate da questi personaggi venissero soltanto esibite e mai realmente approfondite. La sensazione è che Mothering Sunday sia troppo impegnato a costruire un’estrema artificiosità, a valorizzare la natura bucolica e a estetizzare i corpi scultorei, a fondere l’universo letterario con quello cinematografico, per riuscire davvero a restituire a chi osserva quell’autentica visceralità che la storia narrata sembra racchiudere in sé.

Mothering Sunday spicca per la raffinatezza delle immagini e per le sentite interpretazioni di un cast decisamente in parte (Odessa Young e Josh O’Connor, sono tanto affascinanti quanto convincenti; Colin Firth e Olivia Colman, nonostante la riduzione a due ruoli “accessori”, affrontano le loro parti con intensità e lucidità), ma fatica nel cercare di dare coesione al modo che vuole rappresentare; un mondo in cui amore, passione, dolore e fuoco creativo si alimentano l’un l’altro, influenzando l’intero corso della vita.

Guarda il trailer ufficiale di Mothering Sunday

GIUDIZIO COMPLESSIVO

a sensazione è che Mothering Sunday sia troppo impegnato a costruire un'estrema artificiosità, a valorizzare la natura bucolica e a estetizzare i corpi scultorei, a fondere l'universo letterario con quello cinematografico, per riuscire davvero a restituire a chi osserva quell'autentica visceralità che la storia narrata sembra racchiudere in sé.
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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