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Mortal Kombat II, recensione del sequel con Karl Urban

Tra l'arrivo di Johnny Cage e il ritorno di vecchi personaggi, Mortal Kombat II è pronto a riportarci nell'universo dell'iconico picchiaduro. Dal 6 maggio al cinema distribuito da Warner Bros. Pictures.

La buona notizia è che Mortal Kombat II è un netto miglioramento rispetto al primo capitolo, che sbagliava tutto quello che era possibile sbagliare nell’adattamento cinematografico di una delle saghe videoludiche più popolari al mondo. Non ai livelli di Dragonball Evolution, forse l’esempio massimo di come snaturare completamente un’opera, ma poco ci mancava. La cattiva notizia è che, nonostante questo, ancora non si può definire un bel film. 

Ancora una volta, hanno vinto i fan

Sempre più spesso vediamo gli studios reagire alle rivolte di protesta dei fan quando qualcosa non va loro a genio. Andando un po’ indietro con la memoria, si ricorderanno le modifiche al design digitale di Sonic nell’omonimo film, che poi avrebbe avuto un successo tale da generare due sequel (più un terzo e uno spin-off in arrivo). Oppure, per citare un caso ancora più insolito, quando Netflix ha deciso di rimuovere il nuovo doppiaggio italiano di Neon Genesis Evangelion, considerato da molti incomprensibile. In questo senso, Mortal Kombat II non fa eccezione. 

Avete presente Cole Young (Lewis Tan), il protagonista del primo film, che era anche una creazione originale della trasposizione ed è stato bocciato all’unanimità dagli appassionati? Ecco, nel sequel compare, ma non ha la minima rilevanza. A dire il vero, lo stesso destino viene riservato a diversi personaggi centrali nel film del 2021, qui usati come agnelli sacrificali da massacrare nel più brutale dei modi possibili. Non vale per tutti, chiaro, e anzi Mortal Kombat II sceglie di riportare – letteralmente – in vita chiunque. Forse uno dei pochi aspetti in cui resta davvero fedele al videogioco.  

Mortal Kombat II. Courtesy Warner Bros. Pictures. © 2025 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

Arriva Johnny Cage

Si riparte da dove Mortal Kombat si era concluso, ovvero con l’imminente inizio del torneo mortale che deciderà le sorti della Terra… Ah, no, scusate: prima c’è un prologo, che svela il vero nemico da abbattere, Shao Khan, un villain sfaccettato e complesso… No, scusate di nuovo, quello era Wilson Fisk di Daredevil: Rinascita. Dicevamo, Shao Khan, interpretato dall’attore e bodybuilder Martyn Ford. Non che si veda mai davvero in faccia, essendo sempre coperto da una maschera la versione demenziale di Darth Vader. 

Sempre in questa sequenza introduttiva conosciamo anche una delle new entry, la guerriera Kitana (che tutti, per qualche ragione, pronunciano “katana”), che ha il volto di Adeline Rudolph ed è, in realtà, una delle due cose migliori del film. La seconda è Johnny Cage, il nuovo protagonista, che dà modo a Karl Urban di dare sfogo a tutte le ridicole espressioni di cui è capace.  Il resto della trama è più o meno riassumibile con: ci sono tanti personaggi che si menano. 

Noioso e ripetitivo, ed è un film d’azione!

Di per sé non sarebbe un problema: quanti bellissimi film di pura azione esistono? John Wick, per andare sul cinema recente. E anche perché qui viene citato esplicitamente in maniera denigratoria, per cui noi ci teniamo a ricordare quanto la saga con protagonista Keanu Reeves sia una delle migliori degli ultimi quindici anni. Mortal Kombat II, invece, rischia di essere addirittura noioso e ripetitivo, e parliamo di un film dove in ogni scena c’è un combattimento diverso. 

Se non altro, stavolta il regista Simon McQuoid sembra sbizzarrirsi leggermente di più rispetto al primo capitolo, e a dirla tutta non tutto il male va imputato a lui: quando manca del tutto la scrittura dei personaggi, è difficile creare tensione emotiva durante uno scontro. Figuriamoci se la tua opera si basa interamente su quello. Per questo, con l’ingresso di Kitana e Johnny Cage, che non arrivano alla tridimensionalità ma si affacciano al 2D, la situazione migliora sensibilmente, ed è facile capire perché il resto del cast venga lasciato in secondo o terzo piano. 

Mortal Kombat II. Courtesy Warner Bros. Pictures. © 2025 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

Giappone, fantasy, arti marziali e isekai

L’arrivo di Johnny Cage porta inoltre una ventata di umorismo che rinfresca tutta l’atmosfera, e permette inoltre al film di abbracciare al 100% riferimenti cinefili, presi ovviamente quasi tutti dal fantasy: Harry Potter, Il signore degli anelli, Star Wars, ma anche il cinema degli anni ‘90, di cui fa parte anche il primissimo film di Mortal Kombat. Del resto il genere portante di Mortal Kombat II è quello che i giapponesi chiamano isekai, cioè con protagonisti che vengono trasportati in un universo parallelo (solitamente di ambientazione fantastica) e dotati di incredibili poteri. A pensarci bene, sono isekai anche altri adattamenti videoludici usciti negli ultimi anni, come Super Mario Bros. – Il film o Un film Minecraft. Deve essere nel loro DNA. 

Dopotutto Mortal Kombat (sul grande schermo e sulle console) ha un forte legame con il Sol Levante e l’Oriente in generale, trattandosi di arti marziali e coreografie al limite dell’impossibile di cui quella parte del mondo è maestra, anche a livello cinematografico. Soprattutto per il cinema americano. E infatti è interessante notare come, sangue e morti splatter a parte, non ci sia alcuna distinzione tra la sequenza di lotta di uno dei film di Johnny Cage e una qualsiasi in cui i personaggi dovrebbero combattere “seriamente”. La domanda, allora, è: quale delle due è più finta?

Infine, sempre a proposito di Giappone: possiamo dire con certezza che film come questo rappresentano il peggiore spreco di talenti incredibili come Tadanobu Asano e Hiroyuki Sanada, imbalsamati in ruoli non alla loro altezza e costretti a recitare battute in una lingua a loro estranea. Vedere per credere: entrambi sono tra i protagonisti della serie Shōgun, ed è difficile stabilire chi sia stato il migliore tra i due. Nemmeno i Golden Globe hanno saputo decidere. Altro che Mortal Kombat II

Guarda il trailer ufficiale di Mortal Kombat II 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La buona notizia è che Mortal Kombat II è un netto miglioramento rispetto allo scialbissimo primo capitolo. La cattiva è che ancora non si può definire un bel film. Le new entry Johnny Cage e Kitana aiutano, ma il sequel diretto da Simon McQuoid resta un action poco ispirato, spesso noioso e ripetitivo. Non il massimo, per un film interamente basato su azione e combattimenti.

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La buona notizia è che Mortal Kombat II è un netto miglioramento rispetto allo scialbissimo primo capitolo. La cattiva è che ancora non si può definire un bel film. Le new entry Johnny Cage e Kitana aiutano, ma il sequel diretto da Simon McQuoid resta un action poco ispirato, spesso noioso e ripetitivo. Non il massimo, per un film interamente basato su azione e combattimenti.Mortal Kombat II, recensione del sequel con Karl Urban