giovedì, Luglio 29, 2021
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Monster Hunter, recensione del film con Milla Jovovich

La recensione di Monster Hunter, diretto da Paul W.S. Anderson e interpretato da Milla Jovovich. Nelle sale dal 17 giugno.

Monster Hunter è il nuovo film che riunisce, sullo schermo, la coppia costituita dal regista Paul W.S. Anderson e da sua moglie Milla Jovovich, entrambi volti simbolo del franchise di Resident Evil che qui trova una nuova, diretta evoluzione nell’adattamento, per il grande schermo, di un noto videogioco omonimo. Il film arriverà nelle sale dal 16 giugno ed è pronto ad affiancare, alla protagonista Jovovich, un cast capitanato dal divo delle arti marziali e miste Tony Jaa insieme al caratterista Ron Perlman, T.I. Harris e Diego Boneta.

Dietro al nostro mondo, ce n’è un altro: un mondo popolato da pericolosi e potenti mostri che difendono il loro territorio con ferocia mortale. Quando il tenente Artemis (Jovovich) e la sua squadra speciale di militari veterani vengono trasportati, tramite un portale, dal nostro mondo al nuovo… rimangono senza parole. Nel suo disperato tentativo di tornare a casa, il coraggioso tenente incontra un misterioso cacciatore del luogo (Tony Jaa), le cui abilità uniche gli hanno permesso di sopravvivere in questa terra ostile. Di fronte a implacabili e terrificanti attacchi da parte dei mostri, i guerrieri si uniscono per combattere e trovare un modo per tornare a casa ad ogni costo.

Monster Hunter è la dimostrazione che un film può essere videoludico, un grande giocattolo per appassionati capace di catturare anche l’attenzione di chi è avulso dal mondo del videogioco; ma, allo stesso tempo, dimostra come non sempre un videogioco possa avere un gusto cinematografico capace di renderlo appetibile sul mercato audiovisivo. E il film di Anderson sembra rientrare appieno in quest’ultima dichiarazione: rumoroso, opulento, visivamente appagante per lo sguardo e capace di solleticare il piacere retinico dei fan del videogioco, Monster Hunter strizza l’occhio più agli “irriducibili del joystick” (definendoli così con un pizzico di nostalgia vintage) che agli spettatori medi, pronti ad approdare in sala per cercare freschi brividi d’estate.

Il film offre una visione dall’impatto forte e ben definito: l’estetica curata fin nel dettagli, le sfumature fedeli all’originale videoludico che rasentano una maniacale accuratezza, sono tutti elementi che lo trasformano in un prodotto ambizioso e determinante, soprattutto nell’ottica dell’ipotetica nascita di un nuovo franchise. Non è così casuale il coinvolgimento di un cineasta come Anderson, che ha legato il proprio nome alla serie zombie-action tratta da un famoso videogioco determinante per delineare l’immaginario degli anni 2000. Ed è normale che Anderson ritrovi, ancora una volta, nella moglie Milla Jovovich la sua musa ideale, perfetta incarnazione di un femminino forte e determinato che si trasforma sullo schermo in una donna pronta a tutto pur di sopravvivere, una donna capace di farcela da sola anche in condizioni estremamente complesse.

Ma gli aspetti legati all’approfondimento psicologico sembrano essere stati completamente banditi da Monster Hunter, finendo per delineare lo scenario di un macroscopico videogioco senza interazione, che trasforma il giocatore in un semplice spettatore passivo di eventi che non può né controllare né determinare, ma solo scrutare severamente. Trasportandolo in un cieco buco nero di noia e straniamento, dal quale può sperare di emergere solo completando la visione del film. Una visione che preannuncia già la volontà di realizzare un sequel, innescando il più classico dei meccanismi seriali. Questo perché i 99 minuti di Monster Hunter si configurano come un lunghissimo pilot, una “puntata zero” di un progetto più ambizioso del quale costituisce il set up.

Un set up che serve a presentare gli eventi, i luoghi, le dinamiche e i personaggi, pur essendo quest’ultimi ridotti al “minimo indispensabile” per rispettare una dimensione videoludica di gioco, ben lontana dal mondo della sala del quale ha però disperatamente bisogno, vista la qualità tecnica che offre. Perché un film del genere, popolato da mostri e creature di un’altra dimensione, orrendi parti della fantasia di un programmatore, hanno bisogno del maxi-schermo d’argento della sala per poter vivere, respirare e prosperare: trasportarlo sul piccolo schermo, corrisponderebbe alla volontà d’innescare un cortocircuito comunicativo sterile e claustrofobico, pronto a sacrificare la qualità tecnica in nome di un profitto più semplice e di una distribuzione più immediata.

Ma lo spettacolo che viene offerto allo spettatore in sala è pari ad una lenta e tediosa premessa, che recupera tono – e ritmo – nella metà del secondo atto, descrivendo la parabola di un epilogo incalzante ma troppo limitato, figlio di una premessa commerciale concepita a tavolino. Il personaggio della Jovovich, così monodimensionale, trova nel nomade Jaa prima una spalla e infine un complice, ma entrambi non hanno la complessità psicologica necessaria per trasformarsi in persone, in esseri umani diversi che si trovano costretti a socializzare e a fidarsi reciprocamente pur di salvarsi; ed è così che i siparietti più leggeri tra i due finiscono per stonare, venendo soppiantati dalla forza dei caratteristi che, con la loro eccentricità, rubano in Monster Hunter la scena ai due protagonisti.

Guarda il trailer ufficiale di Monster Hunter

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Monster Hunter è la dimostrazione che un film può essere videoludico, un grande giocattolo per appassionati capace di catturare anche l’attenzione di chi è avulso dal mondo del videogioco; ma, allo stesso tempo, dimostra come non sempre un videogioco possa avere un gusto cinematografico capace di renderlo appetibile sul mercato audiovisivo.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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