venerdì, Febbraio 23, 2024
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Mixed by Erry, recensione del film di Sydney Sibilia

La recensione di Mixed by Erry, il nuovo film di Sydney Sibilia, regista della trilogia di Smetto quando voglio. Nelle sale dal 2 marzo.

Incredibili, pirotecniche, ribelli, stupefacenti: il mondo reale offre tante storie bigger than life (itself), talmente inverosimili da sembrare il semplice parto della fantasia di qualche sceneggiatore piuttosto creativo, mentre fin troppo spesso è proprio la realtà stessa a rivelarsi come la migliore delle muse per la settima arte, sia essa destinata al grande o al piccolo schermo.

L’importante è avere le capacità giuste per riuscire a catturare, con prodigiosa reattività, i segni e le tracce da poter poi ricollegare insieme, fino a comporre un mosaico più ampio e mainstream in grado di dialogare con il grande pubblico. E Sydney Sibilia, salernitano classe 1981, ha dimostrato di avere il raro dono di intercettare le storie quotidiane (tratte da fatti realmente accaduti, oppure no) più appetibili per l’industria audiovisiva, come ha dimostrato attraverso la trilogia di Smetto quando voglio e L’incredibile storia de l’Isola delle Rose: un episodio più che reale il secondo, un’iperbolica invenzione la prima, che cerca però di utilizzare i generi per rileggere il mondo che ci circonda, cercando di dare un senso al contraddittorio caos che sembra dominarlo.

E queste stesse motivazioni sembrano agitare, dal profondo, anche l’ultima fatica che ha diretto – pronta ad approdare nelle sale dal prossimo 2 marzo – intitolata Mixed by Erry, storia vera (ma opportunamente romanzata) dei tre fratelli Frattasio alle prese con un business “quasi” involontario che avrà un profondo impatto sulle esistenze di un intero paese. Una storia ricca di passione e sogni che, da un basso di Napoli, finisce per trasformarsi in un’incredibile avventura internazionale…

Proprio nel magico capoluogo campano degli anni ’80, dove Maradona è una divinità, Enrico “Erry” Frattasio – dj per vocazione, ragazzo delle pulizie per necessità – trasforma i mixtape che fa per i suoi amici in un impero, grazie all’aiuto dei suoi fratelli Peppe e Angelo. Una clamorosa impresa che cambierà le loro esistenze – reinventando il concetto di pirateria in Italia e portando la musica nelle vite di tutti – e interpretata sullo schermo dai giovanissimi (quanto perfetti) Luigi D’Oriano, Giuseppe Arena ed Emanuele Palumbo, affiancati da Francesco Di Leva, Cristiana Dell’Anna, Adriano Pantaleo, Chiara Celotto, Greta Esposito e Fabrizio Gifuni.

Mixed by Erry, con il suo spirito anarchico e sfacciato, incalzante e corrosivo, sembra aggirarsi nel desolato panorama dell’industria audiovisiva italiana come un unicum, un “uomo caduto sulla terra” che finisce per accendere lo sguardo dei riflettori su di sé per la stravaganza coerente che incarna, portatrice sana di messaggi e di un divertimento che, purtroppo, spesso è difficile incontrare sul grande schermo nostrano. La storia vera dei fratelli Frattasio sembra nata per intrattenere, ma è l’occhio meccanico di Sibilia a proiettarla sulla tela bianca in sala come dopo un autolavaggio creativo e (ancora una volta) iperbolico, trasformandola in una fiammante fuoriserie dalla quale è impossibile staccare gli occhi.

Le cifre stilistiche che già avevano contraddistinto l’estetica di Smetto quando voglio ci sono tutte, pronte a tornare senza mezzi termini o patteggiamenti a dialogare con il pubblico: ritmo, velocità, una palette di colori densi e accesi, battute fulminanti e al vetriolo (complice la scrittura del regista insieme ad Armando Festa), movimenti di macchina che frammentano lo spazio e il tempo, moltiplicando scenari e punti di vista sul piano dello storytelling. Sibilia sa raccontare una storia attraverso le immagini, scegliendo quelle giuste per catturare l’attenzione e sospendere l’incredulità, accendendo la fantasia e spegnendo le luci in sala.

Un’immagine di Mixed by Erry. Foto: @A. Pirrello

L’affresco universale di un microcosmo specifico

Il risultato finale sembra oscillare tra due ispirazioni lontane e, in apparenza, schizofreniche rispetto all’operazione di Mixed by Erry: da una parte c’è I Love Radio Rock (2009), con la sua storia patinata, pop, anarchica e romantica dei dj che mantennero viva l’ultima radio libera inglese nel cuore dell’oceano e degli anni ’60, una storia di musica e indipendenza creativa, irrispettosa delle regole e per questo puramente rock ‘n’ roll; dall’altra c’è l’eco ingombrante del Blow (2001) di Ted Demme, storia (maledetta) di ascesa e caduta del re della droga George Jung, incalzante e laconica cavalcata selvaggia nel cuore di un’epoca passata destinata a sparire sotto i colpi della modernità incalzante.

Entrambi questi film immortalano delle istantanee, dei frammenti di attimi cristallizzati in un tempo remoto fisso come il cielo delle stelle: dietro l’appeal patinato e l’intrattenimento, c’è la volontà di fermare un momento storico imprescindibile e cruciale, raccontandolo attraverso storie inedite e poco conosciute, a tratti scomode e fuorilegge ma non per questo meno affascinanti o coinvolgenti. E Mixed by Erry sembra collocarsi nello stesso solco, perché dietro una geniale storia di pirateria ed inventiva, c’è l’affresco universale di un microcosmo specifico che è quello napoletano, con le sue idiosincrasie contraddittorie, le luci e le ombre che ne scolpiscono il paesaggio, le tradizioni pulsanti quanto imprescindibili e una storia immortale difficile da dimenticare o cancellare.

Attraverso la Napoli del crepuscolo degli anni ’80, tramite il racconto di una scena musicale specifica e poco battuta (quella che ha visto l’ascesa dei dj nei club), Sibilia racconta tutti noi, il riflesso degli italiani che eravamo alla luce di quelli che siamo diventati, senza sconti né censure. E sfruttando l’espediente narrativo di una piccola storia vera, si getta anche lui in un’ultima cavalcata selvaggia di fine secolo, che copre gli ’80 e i ’90, restituendo l’istantanea di anni che non torneranno mai più, cruciali però per definire l’identità italiana traghettata nel nuovo millennio.

Mixed by Erry è la conferma che il cinema può ancora raccontare delle storia mostrando, attraverso un malinconico amarcord, come eravamo; un ruolo sociale e antropologico che accetta senza dimenticare la propria funzione primaria – l’intrattenimento – che permette allo spettatore di sentirsi meno solo, di riempire il vuoto che lo avvolge (provocato spesso dalla logorante quotidianità), offrendo innocenti evasioni su grande schermo, nuove storie sconosciute, anarchiche e romantiche, sfruttando tutti gli espedienti della macchina dei sogni per fabbricare illusioni perdute e consolatorie.

Il film di Sibilia si colloca perfettamente nel mondo cinematografico di un’epica rovesciata, nella quale i protagonisti sono a tutti gli effetti “pirati” moderni che non si limitano solo a creare un impero pronto ad infrangere i confini della legalità, ma sovvertono con il romanticismo dell’adolescenza (e una lucida intelligenza) logiche, convenzioni e regole che rischiano di soffocare la società borghese, tutto in nome di un ideale ben lontano dall’idolo dorato dei soldi e della ricchezza e più vicino al mondo delle muse: la musica, che salverà tutti noi. Come tenta di giustificarsi lo stesso Enrico Frattasio nel film, davanti ad una gremita aula di tribunale che lo giudica colpevole: “In fondo, io volevo fare solo il dj”.

Guarda il trailer ufficiale di Mixed by Erry

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Mixed by Erry dimostra come, dietro una geniale storia di pirateria ed inventiva, ci sia l’affresco universale di un microcosmo specifico che è quello napoletano, con le sue idiosincrasie contraddittorie, le luci e le ombre che ne scolpiscono il paesaggio, le tradizioni pulsanti quanto imprescindibili e una storia immortale difficile da dimenticare o cancellare. Attraverso la Napoli del crepuscolo degli anni ’80, tramite il racconto di una scena musicale specifica e poco battuta (quella che ha visto l’ascesa dei dj nei club), Sibilia racconta tutti noi, il riflesso degli italiani che eravamo alla luce di quelli che siamo diventati, senza sconti né censure.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Mixed by Erry dimostra come, dietro una geniale storia di pirateria ed inventiva, ci sia l’affresco universale di un microcosmo specifico che è quello napoletano, con le sue idiosincrasie contraddittorie, le luci e le ombre che ne scolpiscono il paesaggio, le tradizioni pulsanti quanto imprescindibili e una storia immortale difficile da dimenticare o cancellare. Attraverso la Napoli del crepuscolo degli anni ’80, tramite il racconto di una scena musicale specifica e poco battuta (quella che ha visto l’ascesa dei dj nei club), Sibilia racconta tutti noi, il riflesso degli italiani che eravamo alla luce di quelli che siamo diventati, senza sconti né censure.Mixed by Erry, recensione del film di Sydney Sibilia