martedì, Agosto 9, 2022
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Mister Felicità, recensione del film di e con Alessandro Siani

“Sai perché cadiamo Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi”. Non vi siete confusi, la celebre frase di Thomas Wayne, che abbiamo ascoltato in Batman Begins di Christopher Nolan, è di fondo l’idea che ha spinto Alessandro Siani a scrivere il suo nuovo film Mister Felicità, diretto e interpretato da Siani stesso. Abbiamo superato da poco il Natale, eppure la stagione cinematografica italiana dei cinepanettoni (anche in senso lato) continua almeno fino alla befana. In parte è vero che tra novembre e gennaio c’è la più alta concentrazione di commedie, quasi come se in Italia il cinema si concentrasse solo su questo determinato periodo, creando così una saturazione del mercato.

Da Lillo e Greg ad Aldo Giovanni e Giacomo fino a Christian De Sica e con questo anche Diego Abatantuono e lo stesso Siani, si sono condensati i lavori di alcuni dei comici professionisti più famosi, ma il lasso di tempo che separa questi prodotti è talmente breve che non è arduo pensare che tutti questi film siano omologati, amalgamati e privi di qualsivoglia personalità. Eppure l’impronta di Fausto Brizzi non è affatto simile a quella di Siani o il film di Aldo Giovanni e Giacomo non è paragonabile (come stile) al più farsesco cinepanettone di De Biasi.

Martino è un giovane napoletano disilluso in tutti i sensi (non lavora, non ha una ragazza). Il suo motto è: “Ma chi me lo fa fa!”. Vive alle spalle della sorella, donna delle pulizie del Dottor Gioia, un mental coach che aiuta vip e sportivi in difficoltà. Quando la sorella ha un incidente, Martino è costretto a prendere il suo posto. Il caso però lo porterà a fingersi assistente del Dottor Gioia; Martino diventa Mister Felicità e dovrà aiutare la famosa campionessa di pattinaggio sul ghiaccio Arianna Croft a rimettersi in pista.

Alessandro Siani ha uno stile favolistico. Di fatto, l’intera storia è una sorta di fiaba con tanto di madre cattiva; il protagonista Martino è una sorta di principe azzurro riveduto e corretto, calato perfettamente nel contesto psico-sociale dei nostri tempi, ovvero è un disilluso pessimista. La comicità è tutta improntata su tormentoni, rime ripetute a più riprese durante il film, ma soprattutto è totalmente assente la volgarità, il che rende Mister Felicità la commedia natalizia più pulita e adatta ai bambini.

Se c’è un’enorme carica di tenerezza da un lato, dall’altro però si percepisce come questo lungometraggio rimanga a livello intellettuale troppo superficiale. Non che ci si aspetti chissà quale profondità psicologica, ma le reazioni dei personaggi e i nessi causa-effetto vengono disinnescati in maniera eccessivamente leggera. Mister Felicità si distingue dagli altri chiassosi e maleducati cinepanettoni, ma proprio il suo spirito di base così candido, quasi casto, non può che essere percepito come prodotto frivolo da quel pubblico così disilluso da non credere più nelle favole.

Guarda il trailer ufficiale di Mister Felicità

Redazione
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