HomeRecensioniMission: Impossible - The Final Reckoning, recensione del film con Tom Cruise

Mission: Impossible – The Final Reckoning, recensione del film con Tom Cruise

Capitolo finale della celebre saga spionistica con Tom Cruise, Mission: Impossible - The Final Reckoning è al cinema dal 22 maggio distribuito da Eagle Pictures.

Mission: Impossible è un franchise che potremmo definire anomalo, probabilmente perché ci ha messo un pochino prima di trovare la propria strada e diventare una vera serie cinematografica. Dopo i continui cambi di pelle degli inizi, dettati dal regista ogni volta dietro la macchina da presa (Brian De Palma, John Woo), la formula vincente ha iniziato a prendere forma dal quarto capitolo, Protocollo fantasma di Brad Bird, per poi essere definitivamente perfezionata e rifinita durante la lunga gestione di Christopher McQuarrie.

Si è passati da film molto più director-driven (i toni da thriller hitchcockiano di De Palma, l’azione ipertrofica di Woo) al vero e proprio stile M:I: un action incalzante in cui non è concesso rallentare, dove il protagonista Ethan Hunt è impegnato in una perenne corsa a perdifiato (fatto che ha generato anche diversi spassosi meme sui social). Una formula che vede il suo apice in Mission: Impossible – Fallout, dove viene messa in scena un’infinita sequela di inseguimenti, in ogni declinazione possibile (a piedi, in moto, in elicottero).

Torna M:I con i suoi stunt spregiudicati

Ma parte integrante della ricetta degli ultimi M:I sono anche gli spregiudicati stunt, eseguiti in prima persona dal vero demiurgo della serie: Tom Cruise, pronto ad arrampicarsi sul grattacielo più alto al mondo, il Burj Khalifa di Dubai, o a gettarsi nel vuoto in sella a una motocicletta. Non solo una scelta stilistica forte, che contrappone il realismo analogico agli effetti in CGI, ma anche un potente strumento promozionale, come testimoniato dalle varie featurette su cui si basano le odierne campagne marketing del franchise.

Non è da meno Mission: Impossible – The Final Reckoning, sul cui poster campeggia l’attore attaccato a un vecchio biplano mentre si libra in volo. Nonostante abbia quasi sessantatré anni, la star hollywoodiana non poteva tirarsi indietro nemmeno questa volta, soprattutto in occasione di questo capitolo, annunciato come l’ultimo della celebre saga spionistica. Dopo la presentazione fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, la madre di tutte le missioni impossibili arriva anche nelle nostre sale. Ma rappresenta una degna conclusione per una delle serie cinematografiche più importanti degli ultimi trent’anni?

Dove eravamo rimasti…

Mission: Impossible – The Final Reckoning parte due mesi dopo il precedente capitolo (trovate qui la nostra recensione), di cui costituisce di fatto il secondo atto. L’Entità, pericolosa IA introdotta nella prima parte, ha iniziato a destabilizzare gli equilibri mondiali, facendo circolare per tutta la rete fake news create ad hoc. Il mondo si avvicina sempre di più all’orlo del baratro, mentre il malefico programma sta prendendo man mano il controllo di tutto l’arsenale nucleare del globo terracqueo.

L’unica speranza di salvezza, naturalmente, è rappresentata dall’agente dell’IMF Ethan Hunt (Cruise), entrato in possesso della chiave cruciforme necessaria per accedere al codice sorgente dell’Entità. C’è solo un “piccolo” problema: il suddetto codice è custodito dentro il computer del sottomarino russo Sevastopol, inabissatosi a chilometri di profondità in un non meglio precisato punto del Mare di Bering. Una bella gatta da pelare per Hunt e la sua squadra (oltre alle new entry, tornano i fidi Ving Rhames e Simon Pegg). D’altronde “questa non è missione difficile, è missione impossibile”, per citare una celebre battuta di Anthony Hopkins in M:I 2.

Un inizio ingiustificatamente prolisso e verboso

Il film sia apre con un corposo prologo riassuntivo. La voce della presidente degli USA Erika Sloane (Angela Bassett, probabilmente la produzione si augurava un diverso risultato alle ultime elezioni), che accompagna le immagini di una VHS, aggiorna Ethan sulla grave situazione globale. Veniamo introdotti alla nuova realtà del mondo, dominato da incertezze e divisioni alimentate dall’Entità, in modo sbrigativo e verboso, all’insegna del “non lo famo ma lo dimo” del maestro René Ferretti.

Una scena rappresentativa di quella che sarà la natura di tutta la prima parte di Mission: Impossible – The Final Reckoning: una sequela di lunghi spiegoni, mentre i personaggi si spostano da un punto A ad un punto B sul mappamondo (Londra, una prigione in Austria, di nuovo Londra, una base negli States). Una tendenza alla prolissità ingiustificata, se non solamente per gonfiare la durata del film a 170 minuti, di cui 50 spesi in attesa che la storia parta davvero. Siamo sicuramente lontani dalla compattezza di Fallout, ma anche del precedente Dead Reckoning, dove si rinunciava a ogni orpello narrativo superfluo in favore della tensione e dell’azione più adrenalinica.

Due monumentali set piece

Un’attesa ripagata, in parte, dai due monumentali set piece realizzati per quest’ultima avventura: la scena di immersione sul Sevastopol, girata realmente sott’acqua, in set costruiti dentro giganteschi vasconi (roba da far concorrenza al James Cameron di The Abyss e Avatar: La Via dell’Acqua), e la resa dei conti finale in Sudafrica, davvero al cardiopalma. Durante quest’ultima è presente anche il celebre stunt del biplano, dove Cruise è rimasto aggrappato a una delle ali a più di 2400 metri d’altezza.

Sequenze cariche di tensione, non solo grazie alla concretezza delle condizioni di ripresa, ma soprattutto all’affidabile e solida regia di McQuarrie e al montaggio certosino del britannico Eddie Hamilton (parte fondamentale della squadra messa in piedi da Cruise per la serie di M:I sin da Rogue Nation, ma anche dietro al montaggio del campione di incassi Top Gun: Maverick). Due scene coinvolgenti a dir poco, di cui godere assolutamente sul grande schermo, degne dei migliori momenti dell’intera saga.

Un finale degno per l’intera saga

Ma Mission: Impossible – The Final Reckoning è anche una celebrazione di tutta la serie, infarcita con una buona dose di nostalgia. Nei suoi 170 minuti di durata, il film accumula riferimenti e citazioni a tutti i capitoli della saga, dal primo (uno dei comprimari si rivelerà essere il figlio di Jim Phelps) fino all’ultimo, nessuno escluso. In un’operazione di retcon, ci si riallaccia, dandogli finalmente un senso, anche al MacGuffin di M:I III di J. J. Abrams, l’enigmatica Zampa di lepre. Si arriva, addirittura, a ripescare un personaggio impensabile, legato al momento più iconico del primo episodio.

Mission: Impossible – The Final Reckoning, con il suo primo atto dalla scrittura claudicante (a opera di McQuarrie ed Erik Jendresen), non è sicuramente da annoverare fra i migliori capitoli della serie, ma fa il suo lavoro più che dignitosamente. Le due colossali scene madri, fra le migliori di sempre, manderanno sicuramente gli spettatori a casa soddisfatti. Nonostante gli innegabili problemi a livello narrativo, il film riesce a dare un finale degno alla longeva saga di spionaggio; obiettivo per niente facile, viste le aspettative. Cosa altro aggiungere, se non “lunga vita a Ethan Hunt!”.

Guarda il trailer ufficiale di M:I – The Final Reckoning

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Arriva nei nostri cinema Mission: Impossible - The Final Reckoning, seconda parte del precedente Dead Reckoning e ultimo capitolo della celebre saga spionistica. Il team guidato da Tom Cruise e Christopher McQuarrie parte questa volta in modo claudicante, con un primo atto ingiustificatamente prolisso e verboso. La lunga attesa è, in parte, ripagata da due set piece colossali, fra i migliori dell'intera saga. Anche se non si può annoverare tra i migliori episodi della serie, il film riesce comunque a dare un finale degno alle avventure di Ethan Hunt, celebrando tutte le pellicole precedenti.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

Arriva nei nostri cinema Mission: Impossible - The Final Reckoning, seconda parte del precedente Dead Reckoning e ultimo capitolo della celebre saga spionistica. Il team guidato da Tom Cruise e Christopher McQuarrie parte questa volta in modo claudicante, con un primo atto ingiustificatamente prolisso e verboso. La lunga attesa è, in parte, ripagata da due set piece colossali, fra i migliori dell'intera saga. Anche se non si può annoverare tra i migliori episodi della serie, il film riesce comunque a dare un finale degno alle avventure di Ethan Hunt, celebrando tutte le pellicole precedenti.Mission: Impossible - The Final Reckoning, recensione del film con Tom Cruise