Prendete Cantando sotto la pioggia, unitelo a Babylon, fatene un cartone animato per bambini infarcito di risate e riferimenti cinematografici, metteteci dei buffi esseri gialli che parlano un melting pot di lingue diverse come protagonisti, e avrete Minions & Monsters. O almeno i primi due atti: nel terzo siamo più dalle parti dei kaiju movie alla Godzilla o King Kong, necessario in virtù del voler dare spettacolo al giovanissimo pubblico, ma anche meno ispirato.
Tornati al cinema per il terzo capitolo in solitaria, i Minions di Illumination ritrovano anche Pierre Coffin – colui che li ha creati e ha dato loro voce – in cabina di regia, per la prima volta senza nessuno ad assisterlo. Kyle Balda, con cui aveva co-diretto il primo spin-off di Cattivissimo me e al quale aveva lasciato il timone del secondo, è passato alle Pecore sotto copertura, e forse Coffin si è sentito pronto a prendersi tutta la responsabilità, occupandosi anche della sceneggiatura (altra prima volta). Lo era davvero? Abbastanza, sì.
I Minions invadono Hollywood
Se già il primo Minions aveva dimostrato che i suoi protagonisti potevano esistere anche senza Gru, con un potenziale infinito di storie da esplorare, Minions & Monsters mette in pratica quell’intuizione. Dopo aver raccontato, in Minions 2, le origini del supercattivo che ha dato origine alla saga di animazione più redditizia di sempre al botteghino, è infatti tempo di passare a un’altra tribù e di fare un salto nella Hollywood degli anni ‘20.
Non seguiamo più Kevin, Bob e Stuart, dunque, bensì James, Henry e Ed. Soprattutto il primo, che ha sviluppato la passione per il disegno e per l’invenzione di racconti e, quando la tribù finisce a Los Angeles scambiando un attore cowboy per il loro prossimo villain da servire, ha davanti a sé l’occasione perfetta per esprimerle. Ad aiutarlo ci sarà anche il regista Max (Maccio Capatonda in italiano, Christoph Waltz in originale). Minions & Monsters diventa così non solo il film proiettato in sala, ma anche quello realizzato da James, che sfrutta un vecchio libro di incantesimi per evocare mostri veri e ovviare alla mancanza di computer grafica.

Un viaggio nella storia del cinema
Inizia così un gioco metanarrativo e citazionistico (più qualche cameo a sorpresa), che vede i Minions attraversare la storia del cinema delle origini, invadendo letteralmente le inquadrature immortali dei pionieri della settima arte: L’arrivo del treno alla stazione Ciotat, L’annaffiatore innaffiato e L’uscita dalle officine dei Lumière, Viaggio sulla Luna di George Méliès, Io… e il ciclone di Buster Keaton, Tempi Moderni di Charlie Chaplin. Dai primi, il film prende il gusto estetico per la costruzione delle immagini; dal secondo la volontà di stupire con effetti speciali e trucchi di magia; dal terzo e dal quarto, la comicità e la fisicità slapstick che anima i corpi e i movimenti dei gialli protagonisti. Et voilà, il gioco è fatto.
Se in apertura si menzionavano Cantando sotto la pioggia e Babylon, poi, è perché con Minions & Monsters hanno in comune il periodo di ambientazione, a cavallo tra la fine del muto e l’introduzione del sonoro. In tutti e tre i film, quest’ultimo avvenimento rappresenta uno sconvolgimento improvviso, un terremoto nelle carriere di attori e attrici che senza la parola prosperavano, e con essa non trovano più spazio.

Un mix vincente di umorismo e animazione
Chiaramente, laddove il musical di Gene Kelly e Stanley Donen affrontava la questione in modo satirico e il blockbuster d’autore di Damien Chazelle ne faceva il centro nevralgico del suo dramma, Coffin non vi si sofferma troppo a lungo e sceglie la strada della gag demenziale. Che però, applicata al contesto, funziona benissimo.
In generale comunque tutto Minions & Monsters, perfino nell’improbabile storia d’amore tra una femminista e un personaggio a metà tra The Mandalorian e Ultimatum alla Terra, riesce a far divertire un po’ tutti con un umorismo intelligente e un comparto animazioni eccezionale, tanto quanto quello di Super Mario Galaxy visto qualche mese fa. Il franchise, insomma, sembra in ottima salute. Che grazie a questa formula vincente le avventure dei simpatici ammazza-cattivi – anche se loro non sanno di esserlo – siano destinate a continuare ancora a lungo?


