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Millennium – Quello Che Non Uccide, recensione del film con Claire Foy

A RomaFF13, la 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma, arriva in anteprima mondiale l’attesissimo Millennium – Quello che non uccide (The Girl in the Spider s Web), sequel più o meno diretto di Millennium – Uomini che odiano le donne di David Fincher, uscito nel nel 2011. Questo nuovo capitolo è basato sull’omonimo romanzo – sequel della saga letteraria originale di Stieg Larsson che ha ispirato il film di Fincher –  scritto da David Lagercrantz nel 2015.

Alla regia, questa volta, troviamo Fede Alvarez, noto per il remake di Evil Dead (2013) e per il bellissimo Man in the Dark (2016). Il regista uruguaiano, sicuramente più a suo agio con le atmosfere inquietanti tipiche del genere horror, si lascia a malapena ispirare dai paesaggi suggestivi di una Stoccolma da cartolina, costruendo non tanto un oscuro thriller nordeuropeo, quanto piuttosto un action hollywoodiano in piena regola.

Tra spie, cyber criminali e funzionari governativi corrotti, Millennium – Quello che non uccide è abbastanza teso, poco o nulla adrenalinico, inframmezzato da momenti fortemente drammatici dovuti principalmente al passato della protagonista e al suo burrascoso e irrisolto rapporto con la famiglia. Privo di qualsiasi autorialità, il film intrattiene senza mai coinvolgere o entusiasmare davvero: il risultato finale è alla stregua di un prodotto commerciale abbastanza anonimo, senza guizzi e senza personalità.

Dopo Noomi Rapace (protagonista degli adattamenti svedesi della saga) e Rooney Mara (star della memorabile pellicola di Fincher), il ruolo dell’iconica hacker informatica Lisbeth Salander finisce ora nelle mani di Claire Foy, star della serie The Crown e co-protagonista di First Man al fianco di Ryan Gosling, che regala al pubblico una versione completamente diversa dell’inquietante personaggio nato dalla mente di Larsson: la Lisbeth della Foy è meno grintosa e rabbiosa (anche e soprattutto nel look), forse più tormentata, sicuramente a metà tra un James Bond in gonnella e la copia evanescente di una supereroina dark.

Per quanto il film si sforzi di uscire dai binari consolidati e rassicuranti della tradizionale spy story, è innegabile quanto il percorso del personaggio di Lisbeth tracciato dalla sceneggiatura (scritta – tra gli altri – da Steven Knight, regista di Locke) appaia stereotipato, prevedibile, riflesso di un momento storico che probabilmente ha fatto più male che bene non solo alla figura della donna sul grande schermo, ma anche – in generale – alle storie propinate dall’odierno panorama hollywoodiano.

Millennium – Quello che non uccide, in uscita nelle sale italiane il prossimo 31 ottobre (qui il trailer italiano ufficiale), vive nell’ombra del precedente capitolo firmato da un regista (Fincher) che, al di là delle idee – visive e narrative – originali, aveva saputo rischiare. L’esperimento di Fede Alvarez è una spy story molto convezionale, facilmente dimenticabile e inspiegabilmente autoconclusiva, a dimostrazione che la spugna su un ipotetico nuovo episodio può essere tranquillamente gettata.

Guarda il trailer di Millennium – Quello che non uccide

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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