mercoledì, Giugno 7, 2023
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Mia, recensione del film di Ivano De Matteo con Edoardo Leo

La recensione di Mia, il nuovo film di Ivano De Matteo con Edoardo Leo, Milena Mancini e Greta Gasbarri. Dal 6 aprile al cinema.

Quante volte ci è capitato, anche ingenuamente, di utilizzare un aggettivo possessivo per descrivere il nostro rapporto con una persona che amiamo o a cui vogliamo semplicemente bene? Spesso lo facciamo senza neanche accorgercene, dimenticando che qualsiasi tipo di relazione – al di là della sua natura – può considerarsi davvero sana nell’istante in cui smettiamo di attribuirle una connotazione di possessività.

È probabile che queste riflessioni siano state lo spunto – almeno preliminare – alla base del ritorno alla regia di Ivano De Matteo, regista che attraverso i suoi film ha sempre voluto condurre lo spettatore verso una riflessione concreta e mai sterile, proprio perché incentrata il più delle volte sulla cosa che probabilmente ci spaventa più di tutte, forse anche più della morte: l’essere umano.

Perché la quantità di sofferenza che attraverso i nostri gesti e le nostre parole siamo in grado di arrecare alla vita di qualcun altro è semplicemente incommensurabile e questo, di per sé, può essere assai più terrificante della paura dell’ignoto e di non sapere cosa aspettarsi “dopo” (nella speranza che, se davvero ci sarà qualcosa di altro ad attenderci, non dovremmo più essere testimoni degli orrori di cui siamo capaci e delle pene che siamo in grado di infliggerci l’un l’altro).

Dopotutto, “l’animale più crudele è sempre l’uomo” – parafrasando una celebre massima dello scrittore Mark Twin – e MIA (questo il titolo del nuovo film del regista de La bella gente, Gli equilibristi e I nostri ragazzi) non fa altro che ricordarcelo ad ogni dolorosa svolta narrativa, ad ogni inquadratura volta a cattura l’agonia interminabile di un disagio vissuto sulla nostra pelle e percepito da chi ci gravita attorno, ad ogni lacrima versata da esseri umani che sono teneramente incapaci di reagire di fronte alle più grandi avversità della vita.

Con l’aiuto della sodale compagna di vita Valentina Ferlan (che assieme al regista firma la sceneggiatura), De Matteo porta al cinema un’istantanea cupa, amara, indubbiamente toccante, di un mondo alla deriva che gira ormai al contrario e che noi stessi abbiamo contribuito a rendere un posto dove non è più possibile sentirsi al sicuro, neanche tra le braccia di un padre o di una madre.

Lo smantellamento della figura del maschio alpha

Perché la verità è che nessuno puó realmente proteggerci o provare a tirarci fuori da quegli oscuri labirinti mentali nei quali è facilissimo perdersi: gli stessi che ci fanno innamorare della persona sbagliata a 15 anni, che ci spingono a dubitare di noi stessi e a trasformarci in automi privi di volontà, progettati al solo scopo di compiacere l’altro; quei labirinti che ci obbligano a chiuderci a riccio, a non vedere una possibile via d’uscita e a compiere il gesto più estremo di tutti, ma che possono anche indurci a momenti di sconcertante inerzia, a pensieri martellanti e ossessivi, ad atti scellerati che mai avremmo pensato neanche lontanamente di poter compiere.

Questo è quello che accade nella realtà – per quanto ci si ostini a volgere lo sguardo altrove e pensare di essere immuni alla fragilità, alla debolezza, alla paura e soprattutto alla disgrazia – e che accade non solo a Mia (interpretata dall’esordiente Greta Gasbarri, bravissima!) ma anche a Sergio, suo padre (un inedito Edoardo Leo in quello che ad oggi è probabilmente il ruolo più bello della sua carriera, lontano anni luce da quella comicità che lo ha reso celebre al grande pubblico).

Mia e Sergio sono due personaggi in qualche modo speculari che, attraverso lo svelamento delle loro reciproche inquietudini, diventano un potentissimo strumento drammaturgico per affrontare non solo la crisi dei giovani d’oggi – “ragazzi perduti” alla prese con una fase di transizione costantemente minata dallo spauracchio delle relazioni tossiche, della violenza sessuale, dell’isolamento e della depressione, così come del bullismo, del revenge porn e del suicidio -, ma anche lo smantellamento della figura del maschio alpha – prototipo inseguito da generazioni di uomini (e di donne!) che solo all’apparenza sembra finalmente essere in via d’estinzione.

Ed è proprio qui che risiede l’aspetto forse più affascinante e riuscito del lavoro di Ivano De Matteo (se ci si dimentica per un attimo di alcune palesi sbavature che si traducono in momenti forse eccessivamente caricati): aver portato sullo schermo il ritratto di un padre che viene meno a tutto quello che ci si aspetterebbe da lui di fronte ad una tragedia, che soccombe alla sofferenza e che non è più in grado di ricucire e proteggere, ma soltanto – eventualmente – di distruggere (se stesso e gli altri), sovvertendo degli schemi imposti e obsoleti secondo cui, all’interno del nucleo familiare, l’uomo deve necessariamente incarnare l’autorità e la donna, al contrario, la dipendenza.

E così MIA, senza mai avere timore di spingere all’estremo il coinvolgimento emotivo dello spettatore (ma al contrario, facendo costantemente leva proprio su un’ondata di coinvolgente trasporto), mette in scena tutte le idiosincrasie di una società senza punti di riferimento, di figli che esacerbano le incomprensioni trasformandole in senso di abbandono e – soprattutto – di genitori disposti a riconoscere le loro eventuali mancanze negli occhi inespressivi del loro imperturbabile nemico, andando incontro ad un destino che non è più genuinamente fatale, ma soltanto beffardo e raccapricciante.

Guarda il trailer ufficiale di Mia

GIUDIZIO COMPLESSIVO

MIA, senza mai avere timore di spingere all'estremo il coinvolgimento emotivo dello spettatore (ma al contrario, facendo costantemente leva proprio su un'ondata di coinvolgente trasporto), mette in scena tutte le idiosincrasie di una società senza punti di riferimento, di figli che esacerbano le incomprensioni trasformandole in senso di abbandono e - soprattutto - di genitori disposti a riconoscere le loro eventuali mancanze negli occhi inespressivi del loro imperturbabile nemico, andando incontro ad un destino che non è più genuinamente fatale, ma soltanto beffardo e raccapricciante.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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MIA, senza mai avere timore di spingere all'estremo il coinvolgimento emotivo dello spettatore (ma al contrario, facendo costantemente leva proprio su un'ondata di coinvolgente trasporto), mette in scena tutte le idiosincrasie di una società senza punti di riferimento, di figli che esacerbano le incomprensioni trasformandole in senso di abbandono e - soprattutto - di genitori disposti a riconoscere le loro eventuali mancanze negli occhi inespressivi del loro imperturbabile nemico, andando incontro ad un destino che non è più genuinamente fatale, ma soltanto beffardo e raccapricciante.Mia, recensione del film di Ivano De Matteo con Edoardo Leo