giovedì, Ottobre 6, 2022
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Mia e il Leone Bianco, recensione del film con Mélanie Laurent

Mia e il Leone Bianco è il film del regista Gilles De Maistre con Mélanie Laurent, Langley Kirkwood e Daniah De Villiers presentato, in anteprima esclusiva, durante la scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma, prima di approdare nelle sale italiane il prossimo 17 gennaio grazie a Eagle Pictures e a Leone Film Group che hanno creduto in un progetto immortale, incentrato sull’eterna storia d’amore che lega a doppio filo l’essere umano con il mondo animale.

Mia è solo una bambina quando stringe una straordinaria amicizia con Charlie, un leoncino bianco nato nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica. Per anni i due crescono insieme e condividono ogni cosa. Ormai quattordicenne, Mia scopre che il suo incredibile legame con Charlie, divenuto uno splendido esemplare adulto, potrebbe finire da un momento all’altro proprio per mano dell’avidità umana.

Mia e il Leone Bianco (qui il trailer italiano ufficiale) ha rappresentato una produzione impegnativa e ambiziosa per il regista De Maistre, che ha filmato la giovane protagonista e il piccolo cucciolo di leone per tre anni consecutivi, mostrando allo spettatore il grande mistero della vita: dalla Mia complicata e “fuori posto” del primo atto del film la vediamo crescere insieme al suo nuovo amico, il leoncino che la accompagnerà fino a vederla sbocciare in quanto giovane donna, coraggiosa e indipendente.

Il film si colloca nel tradizionale solco delle “fiabe post-moderne” – se così possiamo chiamarle – dove l’ancestrale rapporto che lega l’uomo alla natura ferina e, soprattutto, al regno animale viene filtrato attraverso il punto di vista e la sensibilità di un bambino; i giovani, gli unici che ancora godono del beneficio dell’innocenza, sembrano essere immuni ai desideri torbidi che dominano gli adulti e che compromettono il loro rapporto con il Pianeta Terra.

De Maistre ne approfitta per focalizzare l’attenzione degli spettatori nei confronti di un brutale tipo di caccia ancora praticato – in via illegale – nel cuore dell’Africa; un passatempo per ricchi annoiati che mette a repentaglio le vite dei felini e un intero ecosistema. Il regista sceglie così di affiancare la forza della denuncia con la dolcezza dell’infanzia, regalando una nuova amicizia dai risvolti complessi.

Pur realizzando un prodotto convenzionale e rassicurante – nelle premesse quanto negli esiti – Mia e il Leone Bianco ha il pregio di bilanciare, in un delicato equilibrio, l’impegno sociale e l’intento documentaristico con una narrazione per famiglie che vede protagonista, per giunta, una ragazza; un esperimento insolito, soprattutto se pensato in anni lontani dalla rivoluzione del movimento #MeToo.

Il lungometraggio scorre prevedibile, affetto da un ritmo altalenante che finisce per trovare un equilibrio nella propria “pancia”, nei sentimenti che porta in scena con purezza e dignità. Rispetto a un semplice documentario sull’argomento, un progetto simile ha il pregio di unire alla crudeltà della vita reale – e dei comportamenti umani più disprezzabili – il pathos delle storie immortali, quelli che non finiranno mai di affascinare il pubblico per la sensibilità con la quale svelano le emozioni più reconditi che il genere umano può avvertire o provare.

Il rischio più grande, ovvero quello di scivolare in uno sterile patetismo, viene sapientemente aggirato da De Maistre che sfrutta perfino il fascino mozzafiato ed esotico dei paesaggi africani per creare suggestioni tipicamente cinematografiche, capaci d’inondare di piacere retinico gli occhi dello spettatore. Grazie ad una fotografia impeccabile, ad un cucciolo (poi cresciuto) di vero leone bianco e alla tenera caparbietà della giovanissima protagonista Daniah De Villiers, capace di sbaragliare la concorrenza di oltre 300 candidate, il film si dimostra capace di sensibilizzare senza risultare banale, nonostante lo ieratico tradizionalismo che lo avvolge.

Guarda il trailer ufficiale di Mia e il Leone Bianco

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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