martedì, Settembre 27, 2022
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Matrix Resurrections, recensione del film con Keanu Reeves

La recensione dell'atteso Matrix Resurrections, quarto film dell'iconico e innovativo franchise con Keanu Reeves. Dal 1 gennaio al cinema.

Matrix Resurrections è pronto a colonizzare i nostri grandi schermi, sovvertendo le regole della realtà per come le conosciamo e proiettando di colpo gli spettatori indietro nel tempo, fino a (quasi) ventitré anni fa quando il primo capitolo della saga di Lana e Lilly Wachowski ha debuttato nei cinema.

Adesso tocca a questo quarto capitolo continuare la narrazione avviata con la trilogia precedente, riprendendo il filo di un discorso drammaturgico complesso che vede nei volti di Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss i due simboli indiscussi, pronti a tornare anche questa volta insieme alle new entry Neil Patrick Harris, Yahya Abdul-Mateen II (visto di recente nel reboot-sequel di Candyman), Jessica Henwick, Jonathan Groff, Priyanka Chopra Jonas e Jada Pinkett Smith. Alla regia del nuovo film, pronto ad uscire nelle sale il prossimo 1 gennaio 2022 (inaugurando così un nuovo anno di Settima Arte), questa volta troviamo solo Lana Wachowski (co-autrice della sceneggiatura insieme a David Mitchell e Aleksander Hemon).

Thomas Anderson è un famoso programmatore di videogiochi che ha raggiunto il successo con un’opera chiamata Matrix. Afflitto da strani ricordi, la sua vita prende una svolta inaspettata quando un uomo entra nel suo mondo per fargli capire che la realtà in cui vive non è reale, e che il confine tra l’immaginazione e i suoi ricordi è davvero labile e pronto a frantumarsi, rivelando la verità.

Matrix Resurrections riesce nell’ardito compito di traghettare un franchise di grande successo nel nostro mondo contemporaneo, oltre vent’anni dopo l’uscita nelle sale: se nel 1999 il primo film era riuscito ad incarnare i tormenti e i dubbi della contro-cultura acida e cyberpunk degli hacker alle soglie del Millennium Bug (e, in generale, dell’avvento del nuovo millennio), nel 2021/2022 Lana Wachowski riporta in vita le sue creature conducendole per mano fin nel cuore di una nuova fase, che affonda le proprie radici nel passato già raccontato ma guardando ad un nuovo futuro da scrivere tra macchine, nuove tecnologie e contraddizioni tra realtà (effettiva) ed immaginazione (iperattiva).

La grande domanda “Qual è la realtà?” sostituisce, per assonanza, la parola “verità” ad ogni sillogismo o supposizione, continuando quella ricerca rivoluzionaria avviata con il primo capitolo e continuata attraverso i due sequel, decisamente incentrati però sull’intrattenimento mainstream capace di coinvolgere il pubblico in una rete action, adrenalinica e più “tradizionale” rispetto alle elucubrazioni filosofiche servite sullo scintillante piatto d’argento di Matrix.

Il film del 1999 scomodava Cartesio, il classico Cogito Ergo Sum trasfigurato ne Il cucchiaio non esiste, ma anche Simulacri e Simulazione di Jean Baudrillard e un intero mondo legato agli hacker, alla cultura cyberpunk e alle nuove frontiere ancora inesplorate di internet, delle tecnologie e delle intelligenze artificiali che si affacciavano appena sulla scena del mondo. Matrix Resurrections, au contraire, dimostra di avere la maturità necessaria per conoscere tutto questo e bypassarlo, prendendosi consapevolmente gioco – con intelligenza – di un’estetica e di una filosofia teoretica che ha contribuito a creare.

Il processo che avvia il film è all’insegna della decostruzione e della ricostruzione (in modalità collage) tipica del post-moderno avanzato, capace di abbattere la quarta parete, sovvertire regole e norme e giocare con la propria stessa ombra: almeno fino alla metà del secondo atto, Matrix Resurrections destruttura con ironia il proprio status iconico, riflettendo sul concetto stesso di “Matrix” – e quindi sull’essenza portante della trilogia originale – fino a trasfigurare il tutto in un videogioco, esperienza (video) ludica immersiva nella quale finisce per ritrovarsi rapito e invischiato lo spettatore stesso.

Questo quarto capitolo è un sequel consapevole della sua identità, capace di fare dell’umorismo su un mondo del cinema ormai dominato da secondi capitoli (e via discorrendo), prequel, reboot e franchise infiniti; e tutto questo discorso viene portato avanti strizzando l’occhio allo spettatore, rendendolo parte attiva di questo dialogo meta-cinematografico; un referente privilegiato trascinato però sulla barca di una “operazione nostalgia” mainstream, con rimandi visivi continui a vari frammenti della precedente saga e ai VFX che, nei primi anni 2000, rivoluzionarono la concezione del cinema classico.

Ogni collegamento con i precedenti film, ogni citazione o apparizione di un personaggio “celebre” all’interno della trilogia anche in questo nuovo mondo (artificiale) creato dalle Wachowski genera un “cortocircuito comunicativo” consapevole e divertito, citazionista e derivativo quanto basta per soddisfare i vecchi fan ed intrattenere i nuovi adepti delle filosofie pop(ular) sciorinate nel brand Matrix.

Ma il vero problema di Matrix Resurrections, l’elemento che lo allontana dalla propria meta (riuscire ad infrangere la consapevolezza intorno ad un franchise, costruendone una nuova), è però annidato nell’altra metà di un secondo atto troppo consapevole, che si allontana progressivamente dal gioco intelligente e meta-cinematografico innescato fin dal set-up. L’umorismo compiaciuto dell’inizio sembra ricalcare moduli e modelli di un universo Marvel dal successo scintillante e, in tal modo, anche il (fu) blockbuster portavoce del “Mind Porn” (in grado di sobillare le corde degli occhi della mente) si ritrova a rincorrere nuove utopie commerciali, un successo più facile e lineare al passo con i tempi moderni.

Ed è così che Matrix Resurrections fa migrare il proprio interesse dalle suggestioni sci-fi dei codici binari a un altro tipo di dualismo, quello che intercorre tra lo Yin e lo Yang, il maschile e il femminile, l’1 e lo 0, l’uomo e la donna incarnati da Neo e Trinity: il mondo di questo quarto capitolo è dominato da doppioni e riflessi che si inseguono, ingabbiati in un labirinto di richiami e rimandi; il concetto di non-binario che era alla base di Matrix qui assume una connotazione più romantica e sentimentale, pantocratrice e universale: è dall’amore che può ri-nascere un mondo, solo attraverso le emozioni più profonde e inconsce si può davvero sfidare e affrontare un sistema, minandolo dall’interno e alterandone lo status quo.

In quest’ottica Matrix Resurrections è quindi un blockbuster complesso, in parte capace di seguire pedissequamente le nuove tendenze del mercato (replicandone modelli e forme) ma anche di trovare una propria chiave di lettura personale, lontana dall’originalità della trilogia dei primi anni 2000, ma più vicina ad una forma di narrazione meta-cinematografica in grado di dialogare a quattrocchi direttamente con il cuore dello spettatore.

Guarda il trailer ufficiale italiano di Matrix Resurrections

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Matrix Resurrections è un blockbuster complesso, in parte capace di seguire pedissequamente le nuove tendenze del mercato (replicandone modelli e forme) ma anche di trovare una propria chiave di lettura personale, lontana dall’originalità della trilogia dei primi anni 2000, ma più vicina ad una forma di narrazione meta-cinematografica in grado di dialogare a quattrocchi direttamente con il cuore dello spettatore.  
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Matrix Resurrections, recensione del film con Keanu ReevesMatrix Resurrections è un blockbuster complesso, in parte capace di seguire pedissequamente le nuove tendenze del mercato (replicandone modelli e forme) ma anche di trovare una propria chiave di lettura personale, lontana dall’originalità della trilogia dei primi anni 2000, ma più vicina ad una forma di narrazione meta-cinematografica in grado di dialogare a quattrocchi direttamente con il cuore dello spettatore.