Con Material Love (titolo italiano decisamente furbetto che un po’ vanifica la portata ben più incisiva dell’originale Materialists), Celine Song firma il suo secondo lungometraggio dopo l’acclamato Past Lives. Se l’opera prima dell’acclamata regista e sceneggiatrice canadese era un racconto intimo sul destino e sulla memoria, questo nuovo film si muove su un terreno apparentemente più leggero, quello della commedia romantica, piegando il genere alle esigenze di una riflessione pungente sul rapporto tra amore e capitalismo, tra autenticità del sentimento e dinamiche sociali che lo condizionano.
Un’indagine filosofica mascherata da rom-com
Material Love si apre sulla vita di Lucy (Dakota Johnson), una matchmaker (combina coppie nel doppiaggio italiano) di successo che ha trasformato il bisogno di connessione in una professione redditizia. Il suo mondo, fatto di consigli di immagine, appuntamenti orchestrati come performance e algoritmi umani, è il punto di partenza per un racconto che, anziché limitarsi alla consueta esposizione della giostra sentimentale più consolatoria, si trasforma in un’indagine filosofica mascherata da rom-com.
Il triangolo amoroso al centro della vicenda, con le due figure maschili complementari – John (interpretato da Chris Evans), un uomo che incarna fragilità e fallimento, e Harry (Pedro Pascal), che rappresenta invece potere e sicurezza -, non è tanto un mero espediente narrativo per disquisire a proposito di scelte romantiche, quanto lo strumento per sondare il modo in cui definiamo noi stessi attraverso chi amiamo, soprattutto, quanto permettiamo che status, denaro e prestigio influenzino quella definizione.

Il mercato delle relazioni
Celine Song conferma uno stile che privilegia il dialogo come azione drammaturgica. Le scene si dilatano, i silenzi si caricano di significato, i personaggi si osservano, si scrutano e si misurano più di quanto non agiscano. Non tutto fila con la stessa intensità, ma è la coerenza dello sguardo d’insieme a catalizzare l’attenzione. A differenza di Past Lives, però, qui la regista aggiunge un tono satirico, disarmante nella sua inquietante aderenza alla realtà: il mondo degli appuntamenti e delle relazioni è ormai diventato un mercato, con i suoi intermediari, le sue regole implicite e il suo prezzo da pagare.
Ciò che rende il film davvero interessante è la capacità di mantenere un equilibrio tra ironia e sincerità: Material Love non deride mai i suoi personaggi, ma li osserva mentre cercano di navigare un sistema che essi stessi hanno contribuito a costruire. Siamo davvero liberi di scegliere con chi condividere la nostra vita o il capitale e lo status sociale finiscono sempre per influenzare le nostre decisioni? Song non offre risposte facili o rassicuranti: mostra piuttosto la complessità del desiderio e la difficoltà di sottrarsi a dinamiche sociali e culturali ormai già scritte e definite, alle quali sottostiamo tutti senza neanche accorgercene.
New York: mosaico di contrasti
Girato in pellicola 35mm, Material Love restituisce il ritratto di una New York lontana dagli stereotipi da cartolina, apparendo – anche grazie allo splendido lavoro del direttore della fotografia Shabier Kirchner (già collaboratore di Song in Past Lives) – un vero e proprio mosaico di contrasti che diventa lo specchio delle tensioni tra i personaggi: questi ultimi si muovono in una città che è sì viva, ma anche imperfetta e contraddittoria, dove il lusso diventa linguaggio di seduzione e la precarietà diventa segno di autenticità, mentre si fatica a cercare il proprio posto nel mondo (da soli o stringendo la mano di qualcun altro).
Dakota Johnson porta in scena una Lucy stratificata: professionale e spietata nel suo lavoro, ma fragile e disarmata quando si tratta di affrontare i propri sentimenti. La sua performance alterna leggerezza e malinconia, regalando al personaggio una credibilità che raramente si vede in una commedia romantica. Chris Evans offre una recitazione tutta giocata sulla vulnerabilità e sulla sottrazione. Il suo personaggio incarna il fallimento, ma con una dignità che lo rende irresistibilmente umano. Pedro Pascal interpreta un uomo di potere con ambiguità e fascino. Il suo carisma naturale si presta benissimo a un ruolo che mette insieme generosità e controllo, gentilezza e possesso, che affascina e intimorisce allo stesso tempo.

Ogni relazione è una negoziazione?
Il cuore di Material Love non è nella storia in sé, ma nelle domande che lascia e nelle riflessioni che scatena: quanto conta la classe sociale nelle nostre relazioni? Possiamo davvero separarci dalle logiche di potere e mercato quando amiamo? È ancora possibile un sentimento puro e autentico, o ogni relazione è inevitabilmente una negoziazione?
Material Love è una commedia romantica soltanto in superficie: a ben vedere, è un film sulla nostra epoca, sul modo in cui amore e capitalismo si intrecciano, su come desiderio e status sociale plasmino le nostre vite più di quanto siamo disposti ad ammettere. Con uno stile elegante e raffinato e con un trio di attori meraviglioso, Celine Song firma un’opera che non si limita a raccontare un triangolo amoroso, ma ci costringe a chiederci che cosa significa davvero amare nel mondo di oggi.


