domenica, Ottobre 24, 2021
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Marilyn ha gli occhi neri, recensione del film con Stefano Accorsi e Miriam Leone

La recensione di Marilyn ha gli occhi neri, il nuovo film di Simone Godano con Stefano Accorsi e Miriam Leone. Dal 14 ottobre al cinema.

Marilyn ha gli occhi neri è il nuovo film diretto da Simone Godano, regista che ha già all’attivo due commedie brillanti come Moglie e marito e Croce e delizia: titoli che hanno messo in luce il suo talento registico nel raccontare storie romantiche che affondano le proprie radici nella realtà, nel mondo che circonda i sentimenti umani più profondi, inconsci e contraddittori. Protagonisti di questo nuovo film – prodotto dalla Groenlandia di Matteo Rovere e da Rai Cinema, in uscita nelle sale il prossimo 14 ottobre – sono gli attori Stefano Accorsi (1994) e Miriam Leone, che vedremo presto nei panni (seducenti) di Eva Kant nel prossimo Diabolik firmato dai Manetti Bros.

Clara (Leone) è talmente brava a mentire che è la prima a credere alle sue stesse bugie; con una natura istintiva, vitale e caotica, ha qualche problema a tenere a freno le sue pulsioni. Diego (Accorsi) è il suo esatto contrario: un uomo provato dagli eventi, con varie psicosi e continui attacchi d’ira. Si incontrano in un Centro Diurno per il rehab di persone con disturbi comportamentali. Ma la prova che li attende sembra impossibile, perché si ritrovano a dover gestire un ristorante lì, nel Centro, evitando qualsiasi conflitto con il resto del gruppo… peccato solo che non abbiano alcun tipo di attitudine per le imprese di successo. Ma i due inizieranno presto a scoprire che l’unione può fare letteralmente la forza, portare a risultati incredibili e magari aiutare anche a trovare l’amore.

Marilyn ha gli occhi neri, dietro i toni da rom-com brillante, riesce a far riflettere su un tema ancora in ombra di cui spesso si evita perfino di parlare: quello della salute mentale, considerato erroneamente ancora come un tabù dalla nostra frenetica società. E lo fa attraverso la rappresentazione dell’ampio spettro delle malattie nervose e dei disturbi che affliggono alcune persone, ma che non possono (né devono) impedire loro di trasformare le vite che conducono in piccoli, unici, capolavori. Ogni personaggio che si muove sulla scena di Marilyn ha gli occhi neri è affetto da qualche disturbo che sembra interferire con la normalità della propria esistenza: tic nervosi, problemi comportamentali, sindromi, nevrosi e patologiche bugie che rendono quella con la realtà una sfida titanica, da affrontare ogni giorno percorrendo una strada sempre in salita.

Ma ciò che insegnano i protagonisti della commedia, primi tra tutti lo chef Diego (Accorsi) e l’estroversa attrice Clara (Leone), è che con la tenacia, la determinazione e una vena di follia capace di attraversare ogni singola iniziativa compiuta è possibile ritagliarsi un proprio spazio nel mondo, un’area confortevole nella quale trovare finalmente se stessi ascoltando le proprie necessità, i propri bisogni, circondandosi delle persone giuste e imparando, infine, ad accettarsi fino in fondo. Un po’ come accadeva nella commedia di David O. Russell Il lato positivo, anche qui l’occhio della macchina da presa sfrutta il linguaggio della rom-com più intima e delicata per narrare altro, mostrando un tema che avrebbe bisogno di maggiore spazio non solo sul grande schermo, ma soprattutto nel nostro quotidiano.

La ricerca della normalità è il fil rouge che attraversa le avventure scapestrare di Diego, Clara e dei nuovi “amici” che incontrano al Centro Diurno per i disturbi comportamentali: per quanto molte situazioni presentate siano al limite e i personaggi decisamente sopra le righe, il mondo mostrato è incalzante come un’irresistibile giravolta, naif e commovente, tenero e pittoresco fino al limite dell’eclettico. Non innamorarsi della coppia di “partners in crime” (e non solo) Diego e Clara è praticamente impossibile: Godano muove la macchina da presa con delicatezza, destreggiandosi tra le fragili incertezze e le sicure fantasie dei suoi protagonisti, conducendo lo spettatore in un mondo immortalato in un continuo divenire fluido e colorato, istantanee in technicolor su una realtà frutto della volontà ferrea di characters che vogliono cambiare, pur non volendo rinunciare mai a loro stessi o alla loro peculiare essenza.

La sceneggiatura di Marilyn ha gli occhi neri – scritta da Giulia Steigerwalt – è rassicurante e “convenzionale” senza mai scadere nella banalità; incalzante e inarrestabile nel svelare progressivamente un mondo interiore – comune a molte persone – misterioso e ancora inesplorato, che lotta continuamente per emanciparsi dallo stigma che la società associa alle malattie mentali e ai disturbi comportamentali. Una realtà intima svelata, pian piano, al pubblico in sala proprio come un fiore delicato e raro, pronto a schiudersi alle prime luci del mattino: ed ecco quindi che il “grimaldello” della commedia si rivela ancora una volta quello giusto per interpretare la realtà, per decodificarla attraverso il linguaggio del sorriso e della battuta salace, immortalando personaggi e mondi sempre in bilico sul sottile filo dell’equilibrio tra leggerezza e pesantezza.

Guarda il trailer ufficiale di Marilyn ha gli occhi neri

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Marilyn ha gli occhi neri, dietro i toni da rom-com brillante, riesce a far riflettere su un tema ancora in ombra di cui spesso si evita perfino di parlare: quello della salute mentale, considerato erroneamente ancora come un tabù dalla nostra frenetica società. E lo fa attraverso la rappresentazione dell’ampio spettro delle malattie nervose e dei disturbi che affliggono alcune persone, ma che non possono (né devono) impedire loro di trasformare le vite che conducono in piccoli, unici, capolavori.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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