mercoledì, Settembre 28, 2022
HomeRecensioniManifesto recensione del film evento con Cate Blanchett

Manifesto recensione del film evento con Cate Blanchett

Manifesto è il film evento distribuito dalla I Wonder Pictures pronto a debuttare nelle sale solo per il 23, 24 e 25 ottobre. Il lungometraggio scritto, diretto e prodotto dall’artista visuale Julian Rosefeldt vede protagonista una strepitosa Cate Blanchett in ben 13 ruoli diversi.

Il Manifesto del Partito Comunista raccontato da un homeless, i motti dadaisti recitati da una vedova a un funerale, il Dogma 95 descritto da una maestra ai suoi alunni, i dettami della Pop Art recitati da una madre di famiglia conservatrice, il Fluxus riletto da una coreografa russa; sono queste alcune delle incarnazioni portate sul grande schermo dalla Blanchett e pronte a comporre altrettanti collage di manifesti artistici. Ogni personaggio è uno scenario, un movimento artistico celebrato attraverso altrettanti intensi monologhi.

La finalità di Rosefeldt con Manifesto è quella di riprendere, ri-contestualizzandole, le parole immortali di artisti, poeti, compositori, filosofi, architetti, registi e tanti altri pensatori liberi del XX° Secolo rileggendo, attraverso quest’ultime, il mondo contemporaneo che ci circonda nel tentativo di attualizzare il loro messaggio universale.

Assistere alla visione di Manifesto si avvicina a un’esperienza di tipo artistico, a un’installazione esportata dalle rigide e bianche pareti del museo fin dentro l’anima curiosa di chi si ritrova a scrutare dall’altro lato nascosto della serratura

Il film va ben oltre il semplice aspetto audiovisivo: assistere alla visione di Manifesto si avvicina piuttosto a un’esperienza di tipo artistico, a un’installazione esportata dalle rigide e bianche pareti del museo fin dentro l’anima curiosa di chi si ritrova a scrutare dall’altro lato nascosto della serratura.

La Blanchett è semplicemente magnetica nelle vesti di mattatrice assoluta, volubile e camaleontica, capace di trasformarsi in innumerevoli incarnazioni di donna e perfino in un folle barbone visionario che si aggira con andatura malferma per le strade di una Berlino da scenario post-apocalittico.

manifesto

Manifesto recensione del film evento con Cate Blanchett

La celebrazione dei manifesti artistici più importanti del XX° Secolo si trasforma nella celebrazione dell’arte stessa e delle sue innumerevoli sfumature: l’attrice australiana due volte premio Oscar non si limita a recitare ma si trasforma in medium totale capace di conferire anima, corpo e spessore alle parole, donando loro un corpo fisico capace di abbattere la barriera dello spazio e del tempo.

È innegabile che la complessità dell’argomento possa trasformarsi in un’arma a doppio taglio per il progetto di Rosefeldt, nato dalla costola di una video-installazione: da una parte definisce i contorni raffinati e intellettuali del prodotto finale, ma dall’altra lo vincola a una porzione specifica del mercato di fruitori che include tutti coloro che sono coinvolti dall’arte e perdutamente innamorati della potenza visionaria delle immagini prodotte.

In Manifesto, la celebrazione dei manifesti artistici più importanti del XX° Secolo si trasforma nella celebrazione dell’arte stessa e delle sue innumerevoli sfumature

Manifesto è complesso quanto semplice nella propria struttura lineare; affascinante ma ermetico per via della stessa complessità che ne costituisce pregio e difetto allo stesso tempo; visuale quanto cinematografico, per l’uso prodigioso e rivoluzionario che fa della fusione totale tra parola e immagine.

Queste ultime si muovono insieme, fondendosi in un unico corpo fisico che risponde al nome (e cognome) di Cate Blanchett: grande strega pantocratrice capace di originare l’universo dalla scintilla di uno sguardo e di un sorriso, ma anche burattino al servizio della forza generatrice di tutto che è il logos, la parola stessa, quella stessa parola che viene  scomposta, ridicolizzata, celebrata e resa immortale dai Manifesti, simboli ultimi del libero pensiero umano.

manifesto

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -