venerdì, Aprile 16, 2021
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Maledetta Primavera, recensione del film di Elisa Amoruso

Maledetta Primavera è il titolo dell’esordio fictional, dietro la macchina da presa, di Elisa Amoruso che aveva già legato il suo nome alla regia del documentario Chiara Ferragni – Unposted, incentrato – come suggerisce il titolo – sulla famosa influencer. Dal mondo del documentario ad una storia di finzione ma che affonda le radici in un racconto autobiografico: la regista si ispira alla vita e realizza un coming of age con Micaela Ramazzotti, Giampaolo Morelli, Federico Ielapi (il giovanissimo Pinocchio scelto da Matteo Garrone nel film omonimo) e per la prima volta sullo schermo le giovanissime Emma Fasano e Manon Bresch. Il film, presentato nella sezione Riflessi della Festa del Cinema di Roma, uscirà nelle sale il 12 novembre grazie a Bim Distribuzione.

Nina è una ragazzina di undici anni che vive in una famiglia un po’ scapestrata, con un padre bizzarro (Morelli) che litiga sempre con sua mamma (Ramazzotti) e un fratellino problematico (Ielapi). Costretta a trasferirsi con loro in un quartiere periferico di Roma abbandonando il centro, nella nuova scuola conosce una ragazza mulatta poco più grande di lei che balla la Lambada, le dà attenzione e la fa sentire speciale: Sirley, adottata dalla Guyana francese. Quelle attenzioni e la presenza che la nuova ragazza dimostra nei confronti di Nina sono tutte cose che le mancano e che innescano reazioni impreviste, che faranno nasceranno inevitabilmente tra loro una grande amicizia.

Maledetta Primavera è un racconto di formazione: l’educazione sentimentale – ma non solo – della giovanissima Nina attraversa la stagione più breve e struggente dell’anno, quella Primavera crudele (parafrasando liberamente le parole di T. S. Eliot che parlava di un aprile crudele). Nell’arco del breve preludio alla stagione più calda dell’anno, Nina vive un rito di passaggio dalla pre-adolescenza alla pubertà, anticamera dell’età adulta; la bolla in cui viveva si infrange e la realtà fa irruzione, in tutto il suo crudele splendore.

Ambientata nel 1989, la storia narrata dalla Amoruso conserva un’atmosfera retrò dalle tonalità pastello, sospesa nel tempo lieve della memoria e del ricordo e immortalata in una fotografia da videoclip vintage; pur essendo incentrata su un coming of age, l’attenzione della macchina da presa si sposta tanto dalla sfera emotiva di Nina a quella di Sirley, scrutando nelle pieghe nascoste del loro mondo privato e sconosciuto, tra i silenzi dei loro desideri inconfessabili; ma allo stesso tempo, invece, l’attenzione dello spettatore è calamitata anche dai componenti della pittoresca – e disfunzionale – famiglia della ragazzina, nella quale ognuno sembra troppo immerso nella bolla insoddisfatta dei propri problemi per notare le necessità di Nina.

Nei panni dei genitori della famiglia Mancini, troviamo due strepitosi Micaela Ramazzotti e Giampaolo Morelli: entrambi – complice anche la perfetta atmosfera, il trucco e il parrucco – finiscono forse per calarsi in panni nei quali li abbiamo già visti: madre eccentrica e sopra le righe la prima (come in La Prima Cosa Bella, ad esempio) e marito caotico quanto irresistibile guascone il secondo; eppure, entrambi riescono a compiere uno scarto ulteriore sul grande schermo. Perché quelli che vediamo non sembrano due caratteri, due personaggi emersi da uno stanco cliché, quanto due esseri umani vivi e pulsanti, afflitti da dubbi e fautori d’improvvisi slanci di generosità. Due protagonisti che superano i limiti della sceneggiatura diventando “umani, troppo umani”, preda di debolezze e complessità, fragili genitori che lottano con le difficoltà stesse della vita cercando di strappare ogni volta una vittoria, pur se piena di contraddizioni.

Maledetta Primavera prende in prestito all’omonima canzone di Loretta Goggi il titolo, trasformandola in un vero e proprio inno di spensierata libertà; il risultato è un’istantanea (cine)fotografica, l’unico modo attraverso il quale la Amoruso ha provato a fissare – sul grande schermo – frammenti pulsanti di vita. Si tratta di un film incentrato quindi “sull’amore”, qualunque esso sia, o sull’importanza delle attenzioni che spesso vengono sottratte a causa della logorante quotidianità. Anche se non particolarmente originale nel soggetto, quest’opera trova una marcia in più nella vita pulsante che indaga e scruta, in uno sguardo tenero e pop su un mondo lontano – quello di un’infanzia vissuta alla fine degli anni ’80 – carico di una spensierata malinconia che suona anacronistica e fulgida se paragonata ai lunghi inverni della vita che spesso si attraversano accidentalmente.

Guarda il trailer ufficiale di Maledetta Primavera

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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