domenica, Ottobre 24, 2021
HomeRecensioniMadres, recensione dell'horror Blumhouse con Tenoch Huerta

Madres, recensione dell’horror Blumhouse con Tenoch Huerta

La recensione di Madres, film dell'antologia horror Welcome to the Blumhouse. Dall'8 ottobre su Amazon Prime Video.

Che l’immigrazione sia una delle questioni più preoccupanti per gli stati occidentali è cosa risaputa. Una problematica che ha permesso a certe forze politiche di capitalizzare consensi, spesso puntando sulla semplificazione del problema, almeno a parole, e sulla esacerbazione dei toni. Esempio lampante ne sono stati gli ultimi anni della politica USA, un po’ la cartina tornasole della situazione generale dell’occidente, di tutte le tensioni che si sono venute a creare.

Il cinema naturalmente non ha potuto ignorare queste tematiche, sia con pellicole drammatiche dal taglio realistico (Sin nombre) che inserendole in opere di puro genere (Soldado). Madres – nuovo film dell’antologia Welcome to the Blumhouse, disponibile su Amazon Prime Video dall’8 ottobre – declina proprio alcuni aspetti di questo tema all’horror.

La squadra dietro questa nuova produzione, naturalmente sempre firmata Jason Blum, è composta dal regista Ryan Zaragoza, al suo lungometraggio di esordio, e dagli sceneggiatori Marcella Ochoa (Discarnate) e Mario Miscione (l’interessante thriller di fantascienza Circle, disponibile su Netflix). Un terzetto di autori di origine latina per trattare una tematica vicina alla loro comunità, portando in scena, oltretutto, una vicenda ispirata ad agghiaccianti eventi realmente accaduti.

Protagonisti di Madres sono Diana (Ariana Guera) e Beto (Tenoch Huerta, volto che sarà familiare a chi segue Narcos: Messico), coppia messicano-americana, in attesa del primo figlio, appena trasferitasi in una nuova casa nella campagna californiana. Alcuni fatti insoliti, incubi notturni e strane presenze che parrebbero aleggiare sulla nuova abitazione, porteranno Diana ad indagare su una misteriosa piaga che sembrerebbe colpire le mogli incinte dei braccianti messicani.

Il film si apre con un incipit molto classico nel genere “case infestate”, mutuato da un capolavoro come Shining: una ripresa aerea che segue dall’alto la macchina della giovane famigliola, intenta a raggiungere la loro nuova dimora. Dopo questa scena d’apertura, Madres tradisce quasi subito le premesse, virando verso tutt’altro: una indagine, tra sovrannaturale e orrori fin troppo reali, con una rivelazione finale scioccante (meglio non fare spoiler).

Una intenzione sicuramente nobile ed interessante quella di raccontare in chiave horror eventi romanzati, basati su terribili fatti di cronaca con protagonisti alcuni immigrati messicani. Tutti buoni propositi che purtroppo rimangono sulla carta; Madres nell’esecuzione si rivela un film mediocre, mediamente noioso e con scarsissimi momenti di vera tensione. Una pellicola che si distingue solo per la fotografia, più curata e meno televisiva rispetto a quelle dei due precedenti episodi di questo nuovo ciclo di Welcome to the Blumhouse (Bingo Hell e Black as Night).

Madres riesce raramente a coinvolgere; gli unici barlumi di interesse li suscita solo alla fine, quando illustra, attraverso didascalie e materiali di repertorio, le storie vere da cui ha tratto ispirazione (a questi punti, forse, era meglio realizzare un documentario). Se siete interessati a incubi con protagonisti donne in dolce attesa, meglio rivolgere la vostra attenzione a pellicole come Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York e Inside – À l’intérieur.

Guarda il trailer ufficiale di Madres

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Madres ha alla base un'idea interessante: quella di raccontare terribili fatti di cronaca, riguardanti immigrati messicani, in modo romanzato e attraverso la lente del genere. Purtroppo la realizzazione non è all'altezza delle sue ambizioni; il film si rivela un horror mediocre, mediamente noioso, dove la tensione latita.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recenti

- Advertisment - Aggiungi MGM al tuo Prime Video. Di più dei classici che ami!