Il passato come specchio del presente e monito per il futuro: questa è la funzione che, molto spesso, rivestono i period drama sui nostri schermi, siano essi grandi o piccoli, larger than life oppure funzionali al puro intrattenimento. C’è un luogo comune, legato alla Storia adattata per l’audiovisivo, che individua in questa mossa una scelta sbagliata destinata a perdere in partenza: “la Storia non paga”, viene ripetuto spesso come un mantra.
Ma non è sempre così, soprattutto quando dietro ad un’operazione c’è una visione coerente, una volontà forte di raccontare una storia più “piccola”, particolare, ma pronta a trasformarsi in monito universale, valicando lo spazio e il tempo. Come dimostra Karim Aïnouz nella sua ultima fatica, L’ultima fatica – Firebrand, presentata nel 2023 al Festival di Cannes e in sala dal 29 maggio grazie a Vertice 306. Siamo di fronte ad un dramma elisabettiano che precede, però, di gran lunga l’età della longeva sovrana: c’è anche lei in questa densa storia di avidità, potere, politica, religione, interessi e tossicità alla corte del re Enrico VIII, pur vedevano come protagonista Catherine Parr, la sua sesta e ultima moglie.
Di cosa parla L’ultima regina – Firebrand?
Nell’Inghilterra del XVI Secolo, il re sta combattendo oltreoceano e Catherine, reggente in sua assenza, vuole introdurre progressivamente delle idee protestanti nel regno. Ma quando Enrico VIII torna, assalito dalle paranoie e debilitato dalle pessime condizioni di salute, prende di mira proprio i radicali, sospettando che perfino Catherine possa essersi macchiata di eresia. Per la donna inizia così una sfida per sopravvivere, allontanando da se stessa ogni sospetto e destreggiandosi, allo stesso tempo, con i terribili complotti orditi nel palazzo reale dai fedeli consiglieri del re che la vorrebbero eliminare.

Un film di passioni e pulsioni travolgenti
Il fuoco evocato nel titolo (che si riferisce, nello specifico, ad un sovversivo che si oppone alle autorità e alle leggi secolari), i colori sgargianti dei titoli (sia di testa che di coda, con un rosso acceso), le emozioni sanguigne che attraversano trasversalmente tutti i personaggi: L’ultima regina – Firebrand è un film di passioni e pulsioni travolgenti, senza mezze misure; uno spaccato dettagliato che ricostruisce nelle sfumature più infinitesimali un’epoca per permettere allo spettatore di immergersi totalmente, prima di farlo infrangere con forza sugli scogli aguzzi della nostra realtà attuale.
Siamo di fronte ad una storia incentrata su un personaggio femminile forte, intelligente, determinato e indipendente (nonostante le circostanze): così viene presentata Catherine Parr grazie anche alla vibrante interpretazione di Alicia Vikander, che torna ad interpretare un ruolo in costume dopo il successo di The Danish Girl (che le valse un Oscar). L’attrice si muove sulla scena austera ma curiosa, donna del suo tempo eppure terribilmente contemporanea. Catherine era riuscita laddove le altre mogli di Enrico VIII erano cadute: aveva capito le regole del gioco della sopravvivenza e le aveva messe in pratica per resistere alla minaccia incombente del re, senza mai perdere o rinnegare se stessa.

Un arazzo corale di punti di vista
Per portare sullo schermo questa visione così personale, eppure universale, di una storia forse sconosciuta ai più, Karim Aïnouz si affida ad una minuziosa ricostruzione dal sapore pittorico, con un’attenzione estetica alla fotografia, complice la scelta di usare luci naturali che cambiano in modo repentino nel corso della stessa scena, proiettandosi sui volti degli attori. Pennellate decise per un ritratto attento ma impietoso di un tempo lontano, senza effettuare nessuno sconto, lontano dalla volontà di romanzare il mood e l’atmosfera di un’intera epoca.
Ogni fotogramma è rivelatore e sulla scena lo spettatore assiste ai dettagli plausibili di una passata vita quotidiana tra banchetti, canzoni, particolari meticolosi e, per certi versi, anche ripugnanti, conducendo in tal modo il pubblico fin nell’intimità delle camere da letto. Attraverso questa pulsante e appassionata ricostruzione, Aïnouz vuole evocare un’epoca per dimostrarci quanto sia ancora attuale e non così distante da noi, con drammi di una straziante attualità. Perché L’ultima regina – Firebrand, prima di essere solo un racconto femminile e un’unica versione di una storia ben nota, è un arazzo corale di punti di vista che vede sempre le donne protagoniste, siano esse regine, principesse, predicatrici, cortigiane o semplici popolane.
C’è infatti un female gaze che le lega ed attraversa, una solidarietà inespressa che crea una rete forte, permettendo loro di sopravvivere in un mondo crudele, feroce e dominato da interessi privati. E ad incarnare proprio il peggio dei difetti di un’intera epoca – ancora così attuale – è un impressionante Jude Law nei panni di Enrico VIII. L’attore presta il proprio corpo – e la propria conoscenza della Storia inglese, secondo il regista – ad un ritratto inquietante, portando in scena questo incostante, feroce, inappagato tiranno e imprevedibile dittatore prima ancora che re, sovrano del proprio popolo.

Un legame malato che si trasforma in prigione
Quella mostrata ne L’ultima regina – Firebrand è quindi una relazione tossica quanto mai attuale, storia di un legame malato che si trasforma ben presto in prigione, complicata da logiche di potere difficili da spezzare. E Law e la Vikander duettano in bravura, si lanciano in un passo a due passionario e instabile, attraversato da estremi contraddittori e attuali, fino a far emergere un ritratto di donna caratterizzato dalla resilienza. Perché, alla fine della storia, Catherine è una sopravvissuta e ha tutto il diritto di brillare dopo gli orrori passati, spianando la strada ad Elizabeth e alle tante donne che verranno dopo di lei.
“Ci sono molti modi per bruciare la terra e lei la forgiò tra le fiamme”, pronuncia la figliastra (e futura regina) della donna alla fine del film, riconfermando il potente ruolo di monito ricoperto da questa vicenda all’interno della Storia stessa: un frammento del passato per capire il futuro, prendendo spunto dalla determinazione ostinata e incrollabile di una donna per sparigliare le carte in tavola di un intero sistema.


