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L’ultima missione: Project Hail Mary, recensione del film con Ryan Gosling

Phil Lord e Christopher Miller, le menti dietro a The LEGO Movie e premi Oscar per Spider-Man: Into the Spider-Verse, tornano dietro la macchina da presa con L'ultima missione: Project Hail Mary. Dal 19 marzo al cinema grazie a Eagle Pictures.

Phil Lord e Christopher Miller sono tornati, e sono tornati alla grande. I registi di alcuni dei cult animati più influenti degli ultimi quindici anni, Piovono polpette e The LEGO Movie, non si vedevano infatti dietro la macchina da presa da 22 Jump Street del 2014, se non si conta il loro lavoro non accreditato su Solo: A Star Wars Story.

Nel frattempo sono stati instancabili produttori, in particolare della trilogia dedicata a Miles Morales Spider-Man: Into the Spider-Verse, Spider-Man: Across the Spider-Verse e Spider-Man: Beyond the Spider-Verse (in uscita nel 2027), che hanno ridefinito l’animazione contemporanea e rappresentano l’apice (con buona pace di Everything Everywhere All At Once) delle narrazioni sul multiverso che hanno spopolato negli ultimi anni.

Epica sci-fi, tra Interstellar e The Martian

Con L’ultima missione: Project Hail Mary il duo si mette di nuovo alla prova con attori in carne e ossa, cambiando del tutto genere: non più commedie d’azione o polizieschi demenziali, bensì epica sci-fi, la stessa resa mainstream da Interstellar – per le generazioni troppo giovani per apprezzare o riscoprire 2001: Odissea nello spazio -, che ultimamente ha ritrovato nuova fertilità in televisione (con la serie Apple For All Mankind) ma che nello scorso decennio ha decisamente visto il suo periodo d’oro, tra lo stesso film di Nolan, Gravity di Alfonso Cuarón e Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott. 

Proprio quest’ultimo è particolarmente legato a Project Hail Mary, dal momento che sono entrambi adattamenti di due romanzi di Andy Weir – sono firmati dallo stesso sceneggiatore, Drew Goddard – e presentano alcune somiglianze: come in The Martian, dove il protagonista interpretato da Matt Damon rimaneva bloccato su Marte, qui Ryan Gosling si risveglia improvvisamente su un’astronave dove è l’unico sopravvissuto.

Manca l’elemento survival, certo, e il film prende una direzione completamente diversa, ma la penna di Weir (e di Goddard) si nota comunque, sia nel tentativo di dare più verosimiglianza possibile alla (fanta)scienza, sia nell’ironia sarcastica e pungente dei dialoghi (e monologhi, che anche qui sono parecchi, con la scusa dei videoblog esplicativi da inviare al pianeta madre). Perfino il finale, in un certo senso, è simile, con entrambi i protagonisti inquadrati in un’aula scolastica. 

Project Hail Mary. Photo Credit: Jonathan Olley © 2026 Amazon Content Services LLC

Ryan Gosling in una missione impossibile tra le stelle

Mentre la nostra Terra soffre del problema opposto, nell’universo narrativo di Project Hail Mary il Sole sta morendo, condannando il pianeta a una nuova era glaciale che sterminerà metà della popolazione nel giro di qualche decennio. La causa? Delle piccole cellule nere, chiamate astrofagi, che provengono dallo spazio e stanno consumando lentamente le stelle di molti sistemi solari della galassia, eccetto uno. Ryland Grace (Gosling) viene reclutato dalla task force delle Nazioni Unite, capitanata da Eva Stratt (Sandra Hüller) per raggiungere quel sistema, distante undici anni luce, e scoprire un modo per fermare l’avanzata degli astrofagi. 

Ma Grace è solo un professore di scienze delle medie, uno che la comunità scientifica ha relegato all’anonimato per alcune tesi controverse. Ma soprattutto non è addestrato per la vita nello spazio, e non si ricorda nemmeno come è finito a bordo. Sa solo che la sua missione si chiama “Hail Mary”, “Ave Maria”, per un motivo ben preciso: è una mossa disperata, una preghiera che l’intero genere umano ha affidato a lui, che di eroico non ha nulla, né la tempra né il coraggio. Ed è, ovviamente, un viaggio di sola andata. 

Project Hail Mary. Photo Credit: Jonathan Olley © 2026 Amazon Content Services LLC

Tra distopia, space action ed esperimenti scientifici

Messe da parte (temporaneamente) le follie del multiverso ragnesco, Lord e Miller partono da un’attualissima premessa distopica e vi costruiscono sopra uno dei più classici racconti di fantascienza, quello dell’incontro con il diverso. Come nel recente Arco – Un’amicizia per salvare il futuro, che per certi versi sembra un E.T. – L’extra-terrestre in versione animata, anche qui due individui appartenenti a mondi totalmente estranei entrano in contatto e devono collaborare per un obiettivo comune. E anche qui uno di loro non ha modo di tornare a casa, anche se in questo caso la prospettiva è ribaltata: non è l’altro, l’alieno, ad aver bisogno dell’aiuto umano, ma il contrario. 

Ecco allora che Project Hail Mary non è solo un adrenalinico space action – le scene d’azione vere e proprie sono poche, anche se dirette benissimo e con un crescendo di tensione da non sottovalutare, grazie anche a un’immersiva colonna sonora firmata da Daniel Pemberton -, dove si è costretti a compiere scelte impossibili e bisogna venire a patti con la natura intrinsecamente ostile dello spazio profondo; c’è anche questo, e anzi Lord e Miller gestiscono questo aspetto meglio di molti altri, Nolan incluso, ma si tratta piuttosto di un’opera fondata sul guardare, sull’osservare, sullo studiare, nel senso scientifico del termine. Un film fatto di esperimenti, di microscopi, di tentativi falliti su tentativi falliti. 

Project Hail Mary. Photo Credit: Jonathan Olley © 2025 Amazon Content Services LLC

Una commedia romantica nello spazio?

Perché Ryland Grace – un Ryan Gosling perfetto, sempre più a suo agio nel muoversi tra l’essere un eroe muscolare e un corpo slapstick, tra i toni da commedia e quelli drammatici – è uno scienziato oltre che un insegnante, e in quanto tale non smette mai di mettere in discussione sé stesso, né perde la voglia di imparare. Ma questo vale anche per Rocky, la simpatica e buffa roccia vivente (doppiata da James Ortiz) dal potere quasi divino di poter creare qualsiasi cosa (perfino il mare), che studia l’umano e cerca di imitarne i movimenti – una delle immagini più potenti del film – per poterlo comprendere. 

Con Grace, Rocky stringe un’amicizia dolcissima, di quelle che solo la condivisione di situazioni ed esperienze estreme può creare, e che ad alcuni potrebbe ricordare i rapporti ai tempi della pandemia: non c’è nessuna possibilità di contatto fisico tra loro, pena il rischio di morte. Project Hail Mary non sarebbe lo stesso senza i loro battibecchi, le loro avventure su proiezioni olografiche della Terra e le ovvie citazioni ai film con Sylvester Stallone. Lord e Miller lo sanno e girano il film come se fosse in realtà una bizzarra commedia romantica tra le stelle. Che sa emozionare e commuovere come solo le migliori commedie romantiche sanno fare, ed è una qualità rara, al giorno d’oggi. L’imminente catastrofe è solo uno sfondo, un pretesto narrativo. E forse, in fondo, sembrano dirci i due cineasti, l’umanità non è davvero così importante. 

Guarda il trailer de L’ultima missione: Project Hail Mary 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Phil Lord e Christopher Miller sono tornati, e sono tornati alla grande. Con L'ultima missione: Project Hail Mary il duo cambia genere, con una storia che si muove tra l'epica dei viaggi nello spazio di Interstellar e The Martian, il racconto distopico e il più classico degli stilemi fantascientifici, quello dell'incontro con l'altro. Una specie di romcom tra le stelle emozionante e commovente, che conferma il grande talento del duo che ha ridefinito l'animazione contemporanea.

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Phil Lord e Christopher Miller sono tornati, e sono tornati alla grande. Con L'ultima missione: Project Hail Mary il duo cambia genere, con una storia che si muove tra l'epica dei viaggi nello spazio di Interstellar e The Martian, il racconto distopico e il più classico degli stilemi fantascientifici, quello dell'incontro con l'altro. Una specie di romcom tra le stelle emozionante e commovente, che conferma il grande talento del duo che ha ridefinito l'animazione contemporanea.L'ultima missione: Project Hail Mary, recensione del film con Ryan Gosling