giovedì, Luglio 29, 2021
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Luca, recensione del nuovo film Disney e Pixar

La recensione del nuovo film Disney e Pixar Luca, diretto dall'italiano Enrico Casarosa e ambientato in Liguria. Dal 18 giugno su Disney+.

C’è un “pregiudizio” che incombe sulla Pixar dal suo primo lungometraggio (Toy Story, 1995), il quale, con il passare degli anni, si è tramutato in una vera e propria condanna: l’essere considerata una macchina capace di sfornare esclusivamente capolavori. Bisogna anche ammettere che la casa di produzione con sede a Emmeryville, California, ci ha abituato bene. Fin dai primordi, i suoi lungometraggi sono sempre stati contraddistinti da una qualità che definire eccelsa sarebbe riduttivo. Up!Inside OutCoco, solo per citarne alcuni, sono opere che hanno segnato la storia del cinema d’animazione, ma che si sono rivelate un’arma a doppio taglio nel momento in cui la Pixar ha iniziato a produrre di più rispetto al passato, continuando a sperimentare ma cercando al contempo anche di realizzare film meno ambizioni, seppur pregevoli. Solo partendo e accettando questo presupposto si può apprezzare, ad esempio, l’ultimo film uscito dai suoi studi: Luca, dal 18 giugno disponibile esclusivamente su Disney+.

Diretto dall’italiano Enrico Casarosa, al suo primo lungometraggio ma con all’attivo il notevole corto La lunaLuca ben testimonia la nuova fase della Pixar, votata alla diversificazione produttiva: da una parte i film d’animazione “impegnati” (Soul ne è l’ultimo, estremo, esempio), dall’altra lo sfruttamento di titoli di successo da replicare in svariate forme cinematografico-seriali (i sequel Cars 2, Cars 3, Monsters University e Alla ricerca di Dory) e nel mezzo una serie di opere “leggere” godibili, senza pretese vagamente autoriali. Ecco, Luca fa proprio parte di quest’ultima categoria, come Brave – Ribelle, lo sfortunato Il viaggio di Arlo e il sottovalutato Onward – Oltre la magia.

Guardare e analizzare il film di Casarosa alla luce dei capolavori Pixar sarebbe quindi non solo ingiusto, ma anche profondamente sbagliato. Perché se è vero che il film, la cui sceneggiatura è stata sviluppata Jesse Andrews e Mike Jones, non sarà ricordato come uno dei vertici della società inglobata qualche anno fa dalla Walt Disney, è anche vero che Luca è un film coinvolgente, apprezzabile non tanto per l’originalità della storia che racconta (a dire il vero piuttosto convenzionale), bensì per una serie di trovate figurative che convincono e rendono la visione piacevole: a cominciare dal divertito omaggio alla cultura italiana volutamente ad uso e consumo di un pubblico d’oltreoceano; eppure capace di divertire anche noi spettatori “nostrani”.

Luca è un giovane “mostro marino” che vive insieme ai genitori in un villaggio sottomarino a pochi chilometri dalla costa. Le sue giornate scorrono pressoché tutte uguali, tra il portare il suo gregge di pesci al pascolo, il sognare di superare le sue paure e recarsi in superficie per scoprire che cosa sono quegli strani oggetti rumorosi che solcano il mare, e il discutere con i genitori, preoccupati che la sua curiosità lo porti a compiere qualche sciocchezza. Quando un giorno si imbatte nel coetaneo Alberto, Luca prende coraggio e, insieme al nuovo amico, si spinge sulla terraferma per vivere una straordinaria avventura a Portorosso, borgo sul mare abitato dai terribili umani.

Fin dalla prima immagine resa pubblica dalla Pixar, Luca ha stimolata la fantasia e la curiosità di noi spettatori italiani e, allo stesso tempo, ha confessato il proprio debito nei confronti degli splendidi scenari naturali della riviera ligure di levante, coincidenti con il territorio delle Cinque Terre. Se sull’ambientazione temporale del film si possono nutrire dubbi (gli anni ’50 sono contaminati da elementi volutamente anacronistici), su quella spaziale è pressoché impossibile: Portorosso è un suggestivo patchwork il cui nome prende spunto da quelli di Porto Venere e Monterosso, e le cui fattezze sono ispirate alle cittadine di Riomaggiore e Vernazza. Un’attenzione, quella nei confronti della location, che però non è fine a se stessa, ma contribuisce a determinare quell’atmosfera magicamente sospesa – tipica delle lunghe estati vissute da ragazzi – che contraddistingue il film.

Lo stesso compito è assolto dai plurimi riferimenti alla cultura del Bel Paese – il mito della Vespa, i molteplici riferimenti cinematografici (la barca di nome Gelsomina, come la protagonista de La strada di Fellini, Marcello Mastroianni, I soliti ignoti di Monicelli trasmesso alla tv, ecc.), quelli letterali (la piazza intitolata a Calvino, il riferimento al Pinocchio di Collodi) -, compresi anche i più abusati dei luoghi comuni: i baffi come caratteristica distintiva dei maschi adulti italiani (persino i gatti li hanno!), la pasta come unico nutrimento possibile (rigorosamente al pesto, perché, dopo tutto, siamo in Liguria). Tutti elementi che non si riducono mai a “note di costume”, ma che risultano necessari a Casarosa per raccontare una storia fuori dal tempo, dove ad emergere sono soprattutto i temi universali dell’amicizia e dell’accettazione del diverso.

Traendo ispirazione dal cinema di Miyazaki, che oltretutto in un’Italia immaginaria ambientò Porco rosso, Casarosa sembra recuperare soprattutto suggestioni appartenenti a Ponyo sulla scogliera – anche in quel caso una piccola creatura marina si spingeva sulla terraferma, stringendo amicizia con un bambino -, non raggiungendo la struggente poesia venata di malinconia tipica del cineasta giapponese, ma scegliendo di raccontare una storia più solare scandita da una sequela interminabile di gag comiche sia fisiche (evidente il richiamo alla tradizione, tutta americana, della slapstick comedy) che verbali (nella versione originale viene utilizzato uno spassoso linguaggio che è un misto tra l’inglese e l’italiano).

Ma a convincere, in Luca, è anche la caratterizzazione dei personaggi, specie quelli principali. Luca, Alberto e la loro amica terrestre Giulia rimangono impressi nella memoria soprattutto per quel senso di meraviglia tipicamente infantile che sprigionano ad ogni inquadratura. E da spettatori ci si lascia andare alle emozioni, entrando in sintonia con i personaggi, assumendo il loro punto di vista per guardare la realtà con altri occhi, più innocenti, più curiosi, capaci di vedere al di là dei pregiudizi. È un film che fa bene al cuore, Luca. Emoziona, commuove, e ci riconcilia con il fanciullino che è in noi.

Guarda il trailer ufficiale di Luca

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Luca è un film coinvolgente, apprezzabile non tanto per l'originalità della storia che racconta (a dire il vero piuttosto convenzionale), bensì per una serie di trovate figurative che convincono e rendono la visione piacevole: a cominciare dal divertito omaggio alla cultura italiana, volutamente ad uso e consumo di un pubblico d'oltreoceano; eppure capace di divertire anche noi spettatori italiani.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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