giovedì, Febbraio 22, 2024
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Loro 1 recensione del film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo

Loro 1 è finalmente pronto a debuttare in sala, turbando i sonni agitati degli spettatori cinefili più incalliti che ancora non hanno potuto soddisfare il desiderio di vedere un nuovo film diretto da Paolo Sorrentino, dopo la – prestigiosa – parentesi seriale di The Young Pope.

Diviso in due capitoli – di cui il prossimo in uscita il 10 maggio – Loro 1 (qui il trailer ufficiale) vedrà una nutrita squadra di “fedeli sorrentiniani” riunirsi sul grande schermo il 24 aprile, narrando attraverso lo sguardo lucido, surreale ed estetizzante del regista partenopeo, l’epica (quanto discutibile) ascesa e caduta di Silvio Berlusconi.

loro 1

Nel cast troviamo vecchie conoscenze del cinema di Sorrentino insieme a new entry d’eccezione: Toni ServilloElena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Elena Cotta, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia MariglianoMichela Cescon e Roberto Herlitzka.

In una Taranto ritratta come un’assolata prigione per gli ambiziosi, Sergio (Riccardo Scamarcio) vorrebbe evadere conquistando il proprio posto sotto il sole di una Roma sacra quanto profana. Con l’appoggio dell’arrivista moglie Tamara (Euridice Axen) si prepara alla conquista cercando di catturare, attraverso un movimento ingente di escort giovanissime, l’attenzione di un uomo.

Un uomo potente, un politico, un capo di stato: Silvio Berlsuconi (Toni Servillo), che cerca di plagiare il mondo che lo circonda attraverso la propria filosofia “silvio-centrica”, sospeso tra eccessi, dannazioni, peccati, adulazioni temporanee, momenti d’umorismo e tenerezze nei confronti della moglie Veronica (Elena Sofia Ricci) che tenta invano di riconquistare.

Nei titoli di testa di Loro 1 campeggia una singolare scritta gialla su fondo nero, un serio monito rivolto a tutti coloro che si aspetterebbero, dal film, una cronaca fedele dei “fatti e misfatti” compiuti nel corso di più di vent’anni da una delle figure politiche più controverse della storia italiana.

Ma Sorrentino, con un colpo di tacco rubato al gergo calcistico, riesce a spiazzare e sorprendere ancora una volta; il film è tutto, tranne che un biopic fedele. Molti personaggi perdono i propri nomi di battesimo, innescando negli spettatori la caccia alla citazione; le azioni sono talmente “celebri” da non essere mostrate o da essere appena accennate.

toni servillo

Loro 1 recensione del film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo

Quella che orchestra il regista è una sconfinata corte dei miracoli a caccia della El Dorado che possa consentire loro di raggiungere il benessere eterno; tutti sono a caccia di soldi, sesso, vizi, eccessi da raggiungere a qualunque costo, perfino vendendo la propria anima.

Il grande demiurgo al quale scelgono tutti di affidarsi è proprio Berlusconi: novello Nerone adorato dalle folle alle quali ha donato panem et circenses tra televisioni private, reality e partite di calcio, viene sapientemente evocato nella sceneggiatura fin dalle prime battute.

Una presenza che aleggia sui destini degli altri, quelli che si rivolgono ai membri della casta apostrofandoli come “Loro”, appunto; un controverso negromante dal ghigno sinistro, ritratto da Servillo dosando, con maestria, i registri del grottesco e della farsa, in bilico su un precario equilibrio che finisce per umanizzare un ritratto pop alla Warhol.

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Loro 1 trova, quindi, i propri punti di forza in elementi consolidati della cinematografia Sorrentiniana: ne è un esempio la regia estetizzante, sospesa, metafisica che immortala una Roma inedita, cuore del potere quanto dei misfatti più neri, “parafrasando” la lezione visiva di Antonioni in Zabriskie Point e l’arte dell’eccesso di Scorsese in The Wolf of Wall Street.

La regia di Sorrentino si sposa alla perfezione con una sceneggiatura più asciutta e tagliente, incalzante quanto sardonica, crudele e cinica, veloce come impone spesso il linguaggio seriale: e proprio quest’esperienza sembra aver rigenerato il regista, permettendogli di narrare una catena di “vizi privati e pubbliche virtù” con un ritmo rock ‘n’ roll.

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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