lunedì, Settembre 26, 2022
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Lontano da Qui, recensione del film con Maggie Gyllenhaal

Adattamento a stelle e strisce di un dramma israeliano del 2014, Lontano da Qui (qui il trailer ufficiale) di Sara Colangelo è un lungometraggio al femminile che intreccia speranza e rassegnazione, raccontando le vicende di un’insegnate della periferia newyorkese che, ormai intrappolata in una quotidianità irrimediabilmente monotona, scopre in un bambino un talento che la porterà a fare cose inaspettate.

Il film, attualmente in sala in Italia ma distribuito originariamente su Netflix negli Stati Uniti e in Canada, segue infatti la storia di Lisa Spinelli (Maggie Gyllenhaal), una quarantenne medio-borghese la cui vita procede con estrema tranquillità tra il lavoro come maestra elementare, la relazione poco passionale con il marito e il glaciale rapporto con i figli adolescenti.

Alla costante ricerca di stimoli, Lisa una mattina scopre casualmente che nella sua classe c’è un bambino particolarmente dotato che, con estrema naturalezza, riesce a decantare poesie estremamente profonde. Incuriosita da questo strano talento, a lei stessa negato, inizia ad interessarsi all’alunno, indagando sulla sua famiglia e aiutandolo a coltivare le sue capacità.

Presentato al Sundance Film Festival, Lontano da Qui si delinea anzitutto come una storia al femminile, che pone al centro della scena un personaggio fragile ma combattivo, travolto dalla desolazione della società contemporanea ma non meno propenso a ergersi in prima persona per ciò che ritiene giusto. Cresciuta anche artisticamente nell’ombra del più noto fratello Jake, Maggie Gyllenhaal interpreta quindi una figura sfaccettata e complessa, che è tanto madre quanto lavoratrice, tanto moglie quanto donna indipendente.

La sua quotidianità, monotona e proprio per questo problematica, si carica inoltre di un mal de vivre che non scaturisce da un problema tangibile o circoscritto, ma che è proprio di un disagio diffuso e silenzioso. La storia di Lisa riflette di conseguenza anche sulla mancanza di una poetica – letterale e metaforica – della quotidianità, che può risultare spesso non volontariamente arida.

La storia di una singola persona riflette un malessere universale, che sembra pervadere l’intera struttura sociale nel quale essa si muovi. I personaggi che popolano la New York sullo schermo, che è raffigurata con toni cupi grazie alla buona fotografia di Pepe Avila del Pino, sono infatti i frammenti anti-idealistici di un mondo sempre più arido, che non riesce ad apprezzare o comprendere la forza e l’innocenza di un bambino.

Lo sguardo della regista, il cui stile è fortemente debitore dell’estetica del cinema indipendente americano, si focalizza tuttavia con forza sul personaggio di Lisa, che diventa il punto di incontro di tutti i volti, le realtà e i fantasmi che sono costantemente evocati. Proprio per questo, l’intero flusso narrativo poggia sulle spalle della Gyllenhaal che, offrendo un’interpretazione equilibrata e pacata, dimostra una maturità recitativa in passato sopita o poco considerata.

Guarda il trailer ufficiale di Lontano da Qui 

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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