mercoledì, Maggio 19, 2021
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Locked Down, recensione del film con Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor

La recensione di Locked Down, il film di Doug Liman con Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor. Disponibile in esclusiva digitale dal 16 aprile.

Locked Down è il titolo del nuovo film firmato da Doug Liman (The Bourne Identity, Mr. And Mrs. Smith, Barry Seal-Una storia americana) con protagonisti Anne Hathaway (Les Misérables, Il Diavolo veste Prada, Le Streghe) e Chiwetel Ejiofor (12 anni Schiavo, Doctor Strange); i due, che interpretano una coppia di coniugi in crisi letteralmente “bloccati” in casa per colpa del primo inaspettato lockdown del 2020, dividono la scena con altri attori come Stephen Merchant, Mindy Kaling, Lucy Boynton, Dule Hill, Jazmyn Simon, Ben Stiller e Ben Kingsley presenti in gustosi camei. Il film, che è a tutti gli effetti uno dei pochi ad essere stato concepito, scritto, girato, finito e distribuito durante la pandemia (oltre forse a Malcolm e Marie), è arrivato in Italia in esclusiva digitale da venerdì 16 aprile, disponibile per l’acquisto e il noleggio premium su Apple Tv app, Amazon Prime Video, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e Infinity.

Proprio quando decidono di separarsi, Linda (Hathaway) e Paxton (Ejiofor) si ritrovano nel bel mezzo della pandemia Covid-19, costretti a vivere insieme nella loro casa londinese, a causa del lockdown obbligatorio. Sorprendentemente, anche se non riescono ad andare d’accordo su nulla, i due trovano una tregua quando Paxton viene assunto dall’azienda di Linda per consegnare delle pietre preziose. In isolamento domestico a causa del lockdown in tutto il Paese, dovendo quindi affrontare emozioni e interazioni che avrebbero preferito evitare, vivendo le proprie vite fuori casa, le cose raggiungono un crescendo che culminerà in una rapina epocale da Harrods.

Locked Down è un ibrido tra una classica rom-com e un heist movie, il cui unico obiettivo sembra essere quello di mostrare, come una finestra aperta sul mondo, uno spaccato confuso, caotico, pazzo e alla deriva della nostra quotidianità alterata dalla pandemia. I generi diventano semplicemente un pretesto drammaturgico per mandare avanti una macchina che altrimenti rischierebbe di ingolfarsi, appesantita dai limiti fisici imposti dal Covid-19 sui set; limiti che si presentano come lo spettro di Aristotele, pronto a bussare alla porta dell’uomo moderno che ha frantumato la continuità spazio-temporale nell’era del post-moderno.

Nella commedia di Liman il tempo della narrazione si dilata fino a risultare sospeso, trasformandosi nella rarefatta bolla priva di riferimenti che ha scandito il lockdown vissuto da ognuno di noi; le azioni sullo schermo – quelle poche che vengono mostrate – si avvicendano pigramente l’una dopo l’altra, tracciando la mappa di una nuova geografia delle emozioni. Ed è proprio in questa inedita crepa del continuum del reale che le abitudini vengono stravolte, portate fino all’eccesso inedito e imprevedibile, facendo sorgere nei diretti interessati (ma anche negli spettatori) la classica domanda “ma cosa sto facendo?” oppure “sono davvero io ad agire così, oppure no?”. Locked Down non vuole trovare risposte esistenziali a domande complesse, ma solo esorcizzare l’esperienza collettiva che il mondo intero ha vissuto.

Un’esperienza che conserva, anche nel gioco di parole del titolo, il suo significato: il lockdown che tutti abbiamo imparato, drammaticamente, a conoscere (popolato da pentole sbattute alle finestre, canzoni dai balconi, chiacchiere con sconosciuti del palazzo di fronte, conferenze e call su Skype e Zoom, pigiami indossati sotto un rispettabile mezzo-busto “lavorativo”) e un senso di prigionia che invece attanaglia Linda e Paxton, i due protagonisti, interpretati dall’affiatata coppia costituita da Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor. Americana lei e inglese lui, i due attori dialogano in un continuo crescendo fluido ed incalzante; le loro interpretazioni sono realistiche e teatrali allo stesso tempo, affascinanti per la capacità di ricreare – sul piccolo, grande, schermo – una quotidianità stravolta e alienante, se non addirittura “aliena” che ha inglobato un mondo intero spingendo però alcuni a risvegliarsi dal torpore dell’esistenza.

La situazione insolita e pandemica; il lockdown forzato che, un anno fa, ci ha costretti a restare chiusi in casa mentre le città diventavano scenari ideali – e post-apocalittici – per moderni spettri della porta accanto; ma anche una condizione sospesa che ha spinto alcuni a riflettere sulle proprie esistenze e sulla piega che avevano preso, costringendoli a compiere delle scelte, nel bene o nel male, significative per garantire un radicale cambio di rotta. Locked Down cerca di inseguire dei contenuti più profondi coprendoli dietro la facciata della tragi-commedia (della vita), trasformando il film in una grande allegoria dell’umanità fotografata in un frangente indimenticabile che mai riusciremo a cancellare dalla Storia.

Eppure le premesse di partenza sono troppo fragili per funzionare, la commedia si sfilaccia quasi subito e rimane la confusione di una sceneggiatura caotica dove non accade niente di eclatante, se non sporadici frammenti di vita che si susseguono in un ritmo altalenante e folle, a metà strada tra uno sconclusionato Kammerspiel distopico e un fantascientifico teatro dell’assurdo (post-pandemico). La svolta heist, con una rapina da organizzare per riappropriarsi di due vite alla deriva, schiacciate dal grigiore della routine, irrompe sulla scena in modo troppo veloce, segnando un brusco cambio di tono e ritmo che abbandona l’aderenza alla vita reale per rivalutare le regole della settima arte, segnando un irreversibile cortocircuito comunicativo della lezione hitchcockiana: il cinema è come la vita, ma senza le parti noiose.

Guarda il trailer ufficiale di Locked Down

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Locked Down è un ibrido tra una classica rom-com e un heist movie, il cui unico obiettivo sembra essere quello di mostrare, come una finestra aperta sul mondo, uno spaccato confuso, caotico, pazzo e alla deriva della nostra quotidianità alterata dalla pandemia.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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