L’Immensità della Notte, recensione del film di Andrew Patterson

scritto da: Moviestruckers

Vale ancora la pena narrare storie di fantasia quando presagi e idee impossibili di ieri sono divenuti la realtà scientifica di oggi? La domanda serpeggia nel bell’esordio di Andrew Patterson, L’Immensità della Notte (The Vast of Night, in originale), premiato dal pubblico al penultimo Slamdance Film Festival (Utah) e disponibile su Amazon Prime Video.

Cayuga (NY), fine anni ’50. Everett Sloane (Jake Horowitz) è un occhialuto speaker noto come “Everett, l’Anticonformista” ma di trasgressivo ha ben poco: sa accattivarsi le ragazzine e i loro pedanti genitori, vende frottole raffinatamente (mai sentito parlare del lembo originale del tappeto di Elvis the Pelvis?) e non solo, pur di sfondare in più celebri studi radiofonici; Fay (Sierra McCormick) è una giovanissima madre, che sbarca il lunario come centralinista: ghiotta lettrice di riviste tecniche (‘Modern Mechanix’ etc..), ambiziosa non meno di Everett ma più pura e, certamente, più simpatica. L’emittente del paesino è il “rifugio” di entrambi da un cicaleccio che denuncia comunisti ovunque. Basterà un attimo, il passaggio di un cavo al suo ingresso-jack, perché questa “strana coppia” si imbatta in un “gioco” più grande: una specie di stridio, di fonte ignota, gracchia dai magnetofoni. Tale Billy (Bruce Davis) telefona, scosso ma deciso, all’emittente in diretta: conosce quel suono e, forse, non solo lui…

Teso e accurato, girato in economia ma con sagacia, prediligendo coraggiosamente piani-sequenza e lunghe, ipnotiche inquadrature fisse, L’Immensità della Notte  riesce dove Super 8 di J.J. Abrams fallì parzialmente: riproporre al pubblico odierno la fantascienza americana, del piccolo e grande schermo, negli anni della Guerra Fredda. Poche, ma felici, le citazioni: un televisore, con tanto di sigla, “incornicia” l’azione, quasi fosse una puntata de Ai confini della realtà; la minacciosa sequenza sonora viene da La Terra contro i dischi volanti mentre l’ambientazione, interamente notturna, ricorda Fluido mortale (le soluzioni visive di Miguel Littin-Menz s’ispirano senz’altro a quelle di Thomas Spalding per il film di Yeaworth). L’omaggio più sentito resta, comunque, quello rivolto alla novella La lotteria a Babilonia (1944) di Borges, il cui passo sull’ineffabilità della Compagnia – i segreti “mormorii” della quale sopprimono il libero arbitrio, rendono fatui e dissipatori i deboli, folli i savi e, di colpo, svegliano i miti trasformandoli in assassini – fa capolino dalle confessioni dell’anziana Mabel (Gail Cronauer).

Alieni e cosmonavi scompaiono dai dialoghi. Sotto la cenere della fantascienza, la paura reciproca degli uomini che diventa paura comune verso il Potere: sempre oscuro, non più (o mai stato) umano. Ciò basta per rispondere in modo affermativo al quesito iniziale. Scrutate i cieli e, microfono alla mano, badate: si dice «Breaker, breaker» e non «Bacon, bacon»! Buona visione. 

Guarda il trailer ufficiale de L’Immensità della Notte

Moviestruckers

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