venerdì, Marzo 1, 2024
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LEO, recensione del film d’animazione Netflix con la voce di Edoardo Leo

La recensione di LEO, il film d’animazione Netflix prodotto da Adam Sandler con la voce - nella versione italiana - di Edoardo Leo. Disponibile dal 21 novembre.

LEO è il nuovo film d’animazione targato Netflix, disponibile sulla nota piattaforma di streaming a partire dal 21 novembre. Dietro la produzione, la famosa star della commedia – ma non solo – Adam Sandler (Murder Mystery 2), che firma anche la sceneggiatura insieme a Paul Sado (Sandy Wexler) e Robert Smigel (Hotel Transylvania 2), quest’ultimo anche regista. Un team creativo – a cui si aggiungono gli altri due registi, Robert Marianetti e David Wachtenheim – che si è fatto le ossa in una delle più importanti fucine di comicità del mondo: il Saturday Night Live.

LEO prende la sua idea di base da Toy Story, classico dell’animazione a tre dimensioni che ha portato alla ribalta i Pixar Animation Studios (recentemente abbiamo visto in sala la loro ultima fatica, Elemental). Se nella pellicola del 1995 diretta da John Lasseter i protagonisti erano giocattoli dotati di parola, all’insaputa degli umani che li circondano, nel mondo di questa nuova produzione animata la stessa condizione tocca agli animali.

La trama di LEO

Il Leo del titolo è una lucertola ormai anziana (in originale doppiato dallo stesso Sandler, mentre la voce italiana, ironicamente, è quella di Edoardo Leo), mascotte di una quinta elementare della Florida. Ormai vicino ai fatidici 75 anni, età media di vita della sua specie, il vecchio rettile vorrebbe dare un significato alla sua esistenza, di solito passata pigramente nella sua teca. L’occasione arriva quando la nuova insegnante decide di affidare la lucertola, ogni fine settimana, alle cure di un alunno diverso per responsabilizzarlo. Leo ne approfitterà per dispensare ai bambini, come un dolce e comprensivo nonno, saggi consigli di vita.

Cr: Netflix © 2023

La pellicola si apre con un numero musicale volto a presentarci i giovanissimi studenti, ognuno con caratteri ben definiti (la ragazza popolare, il bullo e così via) e con la sua buona dose di problemi personali (l’insicurezza, il recente divorzio dei genitori, ecc.). Il primo di tanti momenti musical di LEO, palesemente influenzato in questo aspetto dalla lunga tradizione dei classici Disney, ma incapace di regalare una canzone, con scenetta annessa, davvero memorabile come quelle del suo riferimento.

Una confezione piatta e dimenticabile

Caratteristica che si riscontra, purtroppo, praticamente in quasi ogni aspetto di questa produzione animata, dal lato prettamente visivo – l’animazione dei modelli 3D è realizzata con competenza, ma il design risulta stilisticamente quanto di più standard ci si possa aspettare – alla comicità di situazioni e dialoghi (vi è naturalmente una predilezione per gag con rimandi alla cultura pop, dalle Tartarughe Ninja a Titanic, come siamo ormai abituati sin dal nostro primo storico appuntamento con la saga di Shrek).

Un peccato, perché ce ne sarebbero di tematiche interessanti accennate in questo film d’ambientazione scolastica pensato per i più piccoli (come il confronto fra un’educazione rigida, di stampo più tradizionale, e una più progressista, fatta di ludicizzazione e comprensiva gentilezza), ma il tutto non è adeguatamente sfruttato e sviluppato.

LEO vorrebbe proporsi come un inno al dialogo tra adulti e bambini, invitati a confidare i propri problemi e le proprie insicurezze ad una persona di fiducia (il genitore, l’insegnante, ecc.), ma scrittura e confezione sono piatte e dimenticabili. Il risultato non può minimamente competere con le pluripremiate produzioni delle veterane Disney e Pixar, ma nemmeno con alcune delle spesso meno considerate DreamWorks (Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio) e Sony (I Mitchell contro le macchine).

Guarda il trailer ufficiale di LEO

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La nuova pellicola animata di Netflix Leo, scritta e prodotta da Adam Sandler, vorrebbe essere un inno al dialogo tra gli adulti (in primis insegnanti e genitori) e bambini, ma purtroppo il risultato non è particolarmente brillante. Le buone idee del film sono compromesse sia dal suo lato visivo, tecnicamente competente ma senza personalità, che da una scrittura generalmente piatta e poco originale. Non aiuta la presenza di numeri musicali per niente memorabili.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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