Le Streghe, recensione del film con Anne Hathaway

scritto da: Stefano Terracina


Le Streghe (The Witches, in originale) è l’evocativo titolo dell’ultima fatica cinematografica di Robert Zemeckis, regista di titoli cult come la trilogia di Ritorno al Futuro, Forrest Gump e Cast Away, che torna a cimentarsi nuovamente con un genere – il fantasy – a lui particolarmente congeniale, come esemplificato nel corso della sua longeva carriera da titoli quali Chi ha incastrato Roger Rabbit, La morte ti fa bella, La leggenda di Beowulf e il più recente Benvenuti a Marwen

Naturalmente, il fantasy viene ancora una volta utilizzato da Zemeckis per realizzare un delizioso potpourri di generi diversi, che spaziano dall’avventura alla commedia, passando per l’horror e per il giallo. Il risultato finale è una miscela piuttosto accattivante, anche se non originalissima, che rivisita il celebre racconto per bambini scritto da Roald Dahl (James e la pesca gigante, La fabbrica di cioccolato, Il GGG) nel 1983 e già portato sul grande schermo nel 1990 da quel genio di Nicolas Roeg (A Venezia… un dicembre rosso shocking) per un pubblico moderno.

Le Streghe racconta la storia di un giovane orfano (il giovane Jahzir Kadeem Bruno) che, alla fine del 1967, va a vivere con la sua adorata nonna (il premio Oscar Octavia Spencer) a Demopolis, una cittadina rurale dell’Alabama. Il ragazzo e sua nonna si imbattono in alcune streghe apparentemente glamour ma completamente diaboliche, così la nonna decide di portare il giovane nipote in una sfarzosa località balneare. Purtroppo arrivano esattamente nello stesso momento in cui la Strega Suprema (il premio Oscar Anne Hathaway) ha riunito la sua congrega di fattucchiere di tutto il mondo – sotto copertura – per portare a termine i suoi piani malefici.

In uscita in Italia direttamente in digitale a partire dal 28 ottobre, Le Streghe non verrà certamente ricordato come una delle opere più stimolanti e lungimiranti di Robert Zemeckis, regista che durante la sua carriera ha sempre dimostrato di sapersi destreggiare con piglio sicuro tra i generi cinematografici più disparati, manifestando ad ogni nuovo passo (quindi, ad ogni nuovo film) una visionarietà fuori dal comune e in anticipo sui tempi. Tuttavia, complice anche il coinvolgimento di Guillermo del Toro alla sceneggiatura e di Alfonso Cuarón alla produzione, il regista americano esce indenne dal confronto impetuoso con il primo amatissimo adattamento di Roeg, scolpito ancora oggi nella memoria di tutti i più incalliti cinefili pop.

Avventura magica ricca di humor nero e intrisa di buoni sentimenti, Le Streghe di Robert Zemeckis non è una riproduzione fedelissima dell’originale romanzo di Dahl, né tantomeno della pellicola anni ’90 di Roeg. Dal punto di vista puramente narrativo, l’adattamento di Zemeckis viene imbastito di piccoli elementi convenzionali che né arricchiscono il racconto né inseriscono alcun nuovo argomento, mentre da quello visivo la resa, seppur ben confezionata, appare davvero esigua, quasi minuscola se paragonata alla potenza sovversiva delle immagini del film con Anjelica Huston.

Supportato da un cast di attori di serie A che riescono a nobilitare – almeno in parte – un racconto di per sé elementare (la Huston, con i suoi tratti austeri, sembrava essere nata per il ruolo della Strega Suprema, ma la Hathaway riesce comunque nell’impresa di aggirare lo spauracchio intriso in una performance iconica scalfita nell’immaginario e nei cuori di molti), Le Streghe di Robert Zemeckis mette da parte qualsiasi volontà di spaventare realmente lo spettatore per addentrarsi – e di conseguenza perdersi – in territori maggiormente edulcorati e zuccherosi. Un divertissement dal ritmo non propriamente travolgente che si lascia guardare e che riesce comunque ad intrattenere, ma che si dimenticherà con altrettanta facilità una volta terminata la visione.

Guarda il trailer ufficiale de Le Streghe


Stefano Terracina

Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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