venerdì, Agosto 19, 2022
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Le Strade del Male, recensione del film con Tom Holland

Se volessimo evidenziare un pregio su tutti dell’ultimo film del regista Antonio Campos, Le Strade del Male, disponibile su Netflix a partire dal 16 Settembre, per prima cosa dovremmo tessere un elogio del cast. Il film, al di là delle sue qualità, è una vetrina allettante per tutti coloro che amano il cinema e che hanno a cuore il futuro della settimana arte. L’opera dell’autore statunitense, ma di origine italo-brasiliane, raggruppa infatti uno stuolo di attori – giovani e giovanissimi – che già abbiamo, nel corso degli anni, avuto modo di conoscere; eppure, è come se non ci fossero mai sembrati così bravi (forse anche aiutati da personaggi complessi, sfaccettati, benché talvolta descritti in maniera troppo approssimativa).

Non parliamo solo dell’ex “bimbo ragno” Tom Holland, o del ben più famoso e navigato ex “vampiro” Robert Pattinson (che ormai si è definitivamente lasciato alle spalle quell’incidente di gioventù che fu Twilight: si scherza, naturalmente). Sono numerosi gli interpreti che emergono in Le Strade del Male, tra cui è doveroso citare l’ex “pagliaccio malefico” Bill Skarsgård (IT), e ancora l’ex “soldato d’inverno” Sebastian Stan (imbolsito a tal punto dall’essere quasi irriconoscibile), ma anche Mia Wasikowska e l’ex modella Riley Keough (già vista in Under the Silver Lake di David Robert Mitchell). Un manipolo di interpreti che mettono in mostra il loro talento, in una storia dalle tinte molto dark.

Tratto dall’omonimo romanzo di Donald Ray Pollock (in originale, The Devil All the Time), il film di Antonio Campos è ambientato nell’inquietante provincia americana rurale, precisamente al confine tra gli stati del West Virginia e dell’Ohio. Qui, in particolare nelle cittadine di Coal Creek e Knockemstiff, le vicende di alcuni personaggi si intersecano fatalmente tra di loro in un periodo di tempo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al 1965 (quando, oltretutto, entrò nel vivo il conflitto del Viet Nam).

Sarebbe difficile condensare la trama del film in poche righe, anche perché si correrebbe il rischio di raccontare troppo di un’opera contraddistinta da una discreta dose di suspance. La storia principale riguarda il giovane Arvind (Holland), che cresce con la sorellastra Lenora (Eliza Scanlen) insieme alla nonna e al fratello di quest’ultima. La già precaria quiete che caratterizza la cittadina di Coal Creek, dove abita la famiglia, è turbata definitivamente dall’arrivo di un nuovo predicatore, il giovane e conturbante reverendo Preston (naturalmente Pattinson). La tragedia non tarderà ad arrivare…

Nel frattempo, a diversi chilometri di distanza, in Ohio, l’ambiguo fotografo amatoriale Carl (Jason Clarke) e la moglie/prostituta Sandy (Keough) si divertono a circuire giovani viandanti bisognosi d’aiuto. Ad osservare ogni loro mossa, però, c’è lo sceriffo locale, nonché fratello di Sandy, Lee Bodecker (Stan). Travolti dagli eventi, tutti i personaggi, le cui vicende apparentemente non sono legate le une alle altre, si ritroveranno a incrociare le proprie strade.

le strade del male
Photo by Glen Wilson/Netflix/Glen Wilson/Netflix – © 2020 Netflix, Inc.

L’aspetto più intrigante de Le Strade del Male è sicuramente quello relativo ai diversi elementi neo-noir che vi si riscontrano: più a livello di scrittura, che non di messa in scena. Il tema del fatalismo, dell’eroe (o antieroe) che prima o poi deve comunque fare i conti con il proprio destino (sovente tragico) si irradia lungo tutto il corso della narrazione, e si va ad aggiungere a quello che è comunque il vero tema cardine sul quale il film induce lo spettatore a riflettere, attraverso le storie raccontate: il fanatismo, in particolare modo quello religioso (ma non solo).

Il film di Campos trascina lo spettatore alla scoperta di una realtà – quella della provincia americana – fondata su principi che potremmo definire ancestrali. Il cattolicesimo, in queste lande desolate, somiglia più al cristianesimo biblico, dove Dio più che padre spirituale a cui affidare la propria anima e le proprie preghiere è percepito in quanto entità onnipotente e severa capace di “chiedere” ai propri figli i peggiori sacrifici per la loro salvezza, e “inducendoli” a idolatrarlo più che a credere veramente in lui. Il fanatismo di stampo religioso, però, non è l’unica “espressione malevola” e violenta che contraddistingue la realtà descritta nel film.

Non è un caso che, a mo’ di contraltare, il segmento narrativo che affronta tale tema (quello che riguarda da vicino Arvin e la sua famiglia) si alterni con il secondo segmento (quello relativo a Carl e alla compagna), incentrato invece su un’esplorazione della schizofrenica violenza (fine a se stessa) che minaccia quel mondo e che da tale mondo è generata (in una sorta di ciclicità che richiama anche alla struttura narrativa del film). Due temi, quello del fanatismo religioso e della violenza insita nella società, che determinano due linee narrative che, durante il corso del film, corrono dapprima parallele e poi sono destinate a converge in una sorta di “resa dei conti finale” in cui ogni personaggio va incontro al proprio destino (come in ogni noir che si rispetti).

Peccato, però, che i due citati segmenti non abbiamo la stessa forza e intensità. Troppo spesso si ha la sensazione che le vicende riguardanti Carl e la moglie siano state trattate dal regista e sceneggiatore (per inciso, allo script ha collaborato anche il fratello Paulo Campos) come elementi accessori del racconto, non riuscendo quindi ad emergere individualmente durante il corso della narrazione. Detto ciò, va da sé che risulti decisamente più accattivante la storia che vede coinvolto (sopratutto, ma non solo) Arvin, anche se pure in questo caso si ravvisa un limite del film nel non essere riuscito ad approfondire adeguatamente la conturbante figura del reverendo Preston, la cui dubbia moralità fa (vagamente) tornare alla mente il celebre personaggio impersonato da Robert Mitchum nel classico La morte corre sul fiume di Charles Laughton. Una figura, quella di Preston, che avrebbe meritato più spazio e che invece è condannata a rimanere troppo in secondo piano.

Tanti elementi interessanti quindi, disseminati qua e là durante il corso della narrazione, ma affrontati con inspiegabile approssimazione. È un po’ come se il film trattenesse una deflagrazione che è sempre annunciata, ma che non avrà mai luogo. Ed è un vero peccato. Forse troppo preso a far quadrare ogni risvolto narrativo, il regista ha voluto glissare sugli aspetti più disturbanti presenti all’interno del racconto, promettendo un irto viaggio dentro il cuore di tenebra dell’America e dei suoi miti, ma fermandosi poi al compitino ben fatto. Ineccepibile a livello stilistico, tutto sommato solido a livello narrativo (anche se sul finale il film perde mordente), Le Strade del Male è un film che manca di coraggio. Forse sarebbe servito un vero autore, capace non solo di raccontare una storia, ma anche di definire un’estetica più perturbante a quest’opera che mette in scena il dramma di anime sole sulle cui spalle pesa un’ineluttabile e tragico destino.

Guarda il trailer de Le Strade del Male

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Ineccepibile a livello stilistico, tutto sommato solido a livello narrativo (anche se sul finale il film perde mordente), Le Strade del Male è un film che manca di coraggio, contraddistinto da due segmenti narrativi, destinati a convergere, che però non hanno la stessa forza e intensità.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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