martedì, Agosto 9, 2022
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Le Sorelle Macaluso, recensione del nuovo film di Emma Dante

La recensione del film Le Sorelle Macaluso, nuova opera della regista Emma Dante in Concorso a Venezia 77. Dal 10 Settembre al cinema.

Emma Dante torna a calcare il tappeto rosso del Festival di Venezia: con Le Sorelle Macaluso la regista, attrice e drammaturga siciliana riaccende di nuovo l’attenzione sull’universo evocato dal suo immaginario creativo portando in Concorso – proprio a Venezia 77, appunto – la storia di cinque sorelle attraverso i drammi dell’esistenza e il tempo, costante ineffabile. Il film, scritto dalla Dante stessa insieme a Elena Stancanelli e Giorgio Vasta, prodotto da Rosamont e Minimum Fax Media con Rai Cinema, approderà nelle sale dal 10 Settembre grazie alla distribuzione targata Teodora Film.

Tratto dall’omonima pièce teatrale scritta dalla drammaturga stessa e premiata con il Premio Ubu per il Miglior Spettacolo e la Miglior Regia, Le Sorelle Macaluso vede protagoniste Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella: cinque sorelle, nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo e mostrate attraverso l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia. Una casa – quella dove abitano e che fa da sfondo alle vicende narrate – che porta i segni del tempo che passa, come pure di chi ci è cresciuto e di chi ancora ci abita. La storia di cinque donne, di una famiglia, di chi va via, di chi resta e di chi resiste.

Dopo il successo critico riscontrato con il debutto Via Castellana Bandiera, la Dante torna a farsi ispirare dal proprio repertorio, adattando questa volta una propria pièce (omonima) per il grande schermo: il risultato, con Le Sorelle Macaluso, è una tavolozza di sfumature declinate al femminile, una complessa analisi dell’insondabile archetipo del complesso “universo-donna” interpretato attraverso lo sguardo di cinque sorelle, immortalate in tre distinti periodi delle proprie vite.

Se nel precedente film la macchina-cinema rispondeva alle regole canoniche di rappresentazione, in questa nuova fatica parametri e riferimenti saltano, mettendo il linguaggio filmico al completo servizio della drammaturgia della Dante: le premesse tecniche e il gusto estetico già presenti in Via Castellana Bandiera vengono esacerbati, spinti verso nuovi orizzonti creativi. Lo scorrere del tempo è un concetto relativo e impalpabile, non rimarcato né dalla scenografia, dalla fotografia, tantomeno sottolineato da riferimenti didascalici.

E proprio in questa dimensione all’insegna dell’ucronia si muovono le sorelle omonime del titolo, figlie di quella terra siciliana tanto cara alla regista, plasmate dai tramonti a picco sul mare, dallo sciabordio delle onde e dal sole rovente delle lunghe estati sottolineate anche dalla voce di Franco Battiato. Il mondo fisico nel quale si muovono evoca subito, nella mente dello spettatore, l’eco di un passato lontano, familiare; un passato intimo e connesso al concetto stesso di famiglia.

Non sappiamo cosa sia successo ai genitori delle cinque ragazze, che fine abbiano fatto: sappiamo solo che la loro casa, grande protagonista viva e pulsante della scena, è piena di memorabilia private che emanano l’intimità nascosta e rituale delle protagoniste. In una ideale suddivisione in tre atti, assistiamo ad un set up iniziale grazie al quale entriamo in confidenza con le sorelle Macaluso, preparatorio per la deflagrazione del dramma e dei conflitti che animano il secondo; nella risoluzione del terzo, tutti i nodi vengono al pettine con un tocco malinconico e struggente che solo la vita sa garantire.

Le Sorelle Macaluso è un film che apre nuovi scenari – anche polemici – sulle frontiere del “nuovo cinema Italia”: adattare un’opera teatrale, figlia di un linguaggio analogo ma indipendente, per il grande schermo sacrificandone i capisaldi stilistici… è forse un’operazione troppo ardita? Un “vezzo” d’autore difficile da giustificare in quest’epoca fragile di incassi nevrotici e pandemie globali?

Emma Dante potrebbe dissipare questi dubbi mostrando, direttamente, la sua ultima fatica: con un film “più vero del vero” la regista supera il concetto dell’Arte come strumento di sublimazione, mantenendosi fedele ad un racconto – lirico, e al tempo stesso intimo – della realtà senza però mai perdere di vista il valore mimetico dell’operazione, la volontà di limitarsi a mostrare gli “orrori” crudi dell’esistenza ma anche le emozioni genuine (ed inaspettate) che sempre quest’ultima può regalare nel momento più impensabile.

Le Sorelle Macaluso resteranno proiettate, per l’eternità, nella calda aria estiva che avvolge e culla i loro sogni di giovani donne; stagliate nel cielo azzurro, circondate da candidi colombi puri come i loro desideri, prima che il cinismo della vita inizi a infiltrarsi corrompendo questa immagine perfetta di libertà e bellezza, prima che il dolore cambi i colori tingendo di blu – e poi di nero – le esistenze di queste giovani (piccole) donne ormai cresciute.

Guarda il trailer de Le Sorelle Macaluso

GIUDIZIO COMPLESSIVO

il risultato, con Le Sorelle Macaluso, è una tavolozza di sfumature declinate al femminile, una complessa analisi dell’insondabile archetipo del complesso “universo-donna” interpretato attraverso lo sguardo di cinque sorelle, immortalate in tre distinti periodi delle proprie vite.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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