martedì, Aprile 16, 2024
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Le Cose che Verranno, recensione del film con Isabelle Huppert

Una famiglia apparentemente felice, un paesaggio desolato e la tomba di Chateaubriand che si staglia sul mare: così si apre Le Cose che Verranno di Mia Hansen-Løve. Questi tre elementi, che nella loro commistione producono un dolce senso di quiete, anticipano i temi cardine della storia e rendono la sequenza d’apertura una sottile dichiarazione d’intenti.

La famiglia, anzitutto, è quella di Nathalie (Isabelle Huppert), professoressa di filosofia in un liceo parigino che passa le proprie giornate dividendosi tra il lavoro, l’assistenza alla madre malata (Edith Scob) e l’unione sentimentale ed intellettuale con il marito Heinz (André Marcon). Dopo venticinque anni di matrimonio e due figli ormai cresciuti, la donna si ritrova però sola: la mamma muore all’improvviso e il compagno decide di abbandonarla dopo essersi innamorato di una ragazza più giovane. Libera da qualsiasi vincolo, Nathalie vede disgregarsi la falsa serenità che credeva di aver conquistato e si ritrova così costretta ad intraprendere un percorso di autocoscienza individuale e marcatamente intellettuale.

Per merito di una cadenzata alternanza tra i ritmi suburbani di Parigi ed il vuoto assoluto della costa francese, l’ambiente conquista poi un ruolo predominante, divenendo un riflesso di questa personale evoluzione. In un’elegante raccordo tra interiorità ed esteriorità, la disperazione e la forza della donna convergono nel mondo che la circonda, rendendo le due dimensioni intrinsecamente connesse. Curato nei dettagli, il paesaggio offre quindi una perfetta concretizzazione dell’implicito, restituendo le contrapposte emozioni che silenziosamente si avvicendano.

Tuttavia, è la lapide di Chateaubriand a delineare il vero leit motiv della pellicola: l’intellettualità. Scegliendo un artista – appunto il letterato francese – e un simbolo – la croce che troneggia sul monumento funebre – che sono già di per sé carichi di significato, la regista sembra preannunciare l’importanza dalla sfera del pensiero nella vita di Nathalie. Infatti, contrariamente alle storie di auto-affermazione a cui si è abituati, è la conoscenza filosofica a divenire il terreno primario della lenta e difficile riabilitazione.

Grazie ad essa, entra in scena anche il personaggio di Fabien (Roman Kolinka), ex studente ed amico della protagonista. Se Isabelle Huppert appare impeccabile nel corso dell’intera pellicola, sono propriamente i confronti dialettici con la giovane controparte maschile ad evidenziare maggiormente la sua bravura: la complicità platonica e i pacati scontri ideologici che accompagnano lo sviluppo dei personaggi permettono all’attrice di dipingere una figura in costante cambiamento, sia nel presente sia nel passato.

Nonostante a tratti l’opera possa apparire pretenziosa nei molteplici sotto-testi filosofici riecheggianti Rousseau o Anders, è assai lodevole che Mia Hansen-Løve abbia voluto confrontarsi con materiali innegabilmente ostici, soprattutto in un periodo in cui il cinema difficilmente vi ci si rapporta.

Guarda il trailer ufficiale de Le Cose che Verranno

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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