Last Christmas, recensione della commedia di Paul Feig con Emilia Clarke

scritto da: Stefano Terracina

Dopo essersi messo alla prova con il riavvio tutto al femminile di un franchise molto amato (Ghostbusters) ed aver sperimentato i territori del thriller dalle venature noir (Un piccolo favore), Paul Feig torna ad occuparsi del genere che conosce meglio e che lo ha consacrato al grande pubblico – la commedia -, dirigendo Emilia Clarke, la celeberrima “Madre dei Draghi” della popolarissima serie tv Game of Thrones, in Last Christmas, un omaggio particolarmente sentito alla tradizione natalizia declinata al cinema ma anche alle immortali canzoni di George Michael.

Last Christmas, sceneggiato dal premio Oscar Emma Thompson (che nel film interpreta anche la madre della protagonista), racconta la storia di Kate (Clarke), una ragazza allo sbando che lavora come commessa travestita da elfo in un negozio di articoli natalizi. La vita di Kate è costellata di scelte sbagliate, relazioni occasionali che in genere non durano più di una notte e un rapporto alquanto burrascoso con la sua famiglia. Nulla sembra andare per il verso giusto nella sua vita, fino a quando non incontrerà per caso l’affascinante e misterioso Tom (Golding), che grazie al suo carattere imprevedibile riuscirà a travolgere completamente l’esistenza della ragazza, insegnandole a “guardare in alto” e a vedere le cose da una prospettiva totalmente inedita.

Paul Feig ed Emma Thompson non sembrano essersi particolarmente impegnati nel provare a confezionare la perfetta commedia natalizia: avevano tra le mani una storia romantica ambientata a Londra durante le festività natalizie, l’occasione di lavorare con una coppia di attori giovane e talentuosa e la possibilità di accedere allo straordinario repertorio musicale di uno dei più grandi cantanti della storia della musica pop; messa così, la riuscita del prodotto finale sembra essere praticamente assicurata. Eppure, Last Christmas ce la mette tutta per non risultare la tipica commedia natalizia smaliziata che al di là di una romantica ma banale storia d’amore non ha molto altro da offrire allo spettatore.

La Thompson, insieme a Bryony Kimmings, maneggia una sceneggiatura che, nelle intenzioni e nella resa effettiva, si rifà all’opera di dickensiana memoria, in cui è il vero significato dello spirito del Natale a smuovere le azioni e le reazioni dei protagonisti. Il personaggio di Tom e la famiglia “immigrata” del personaggio di Kate incarnano alla perfezione questa tipologia di espediente: Last Christmas unisce al gusto del racconto squisitamente romantico – l’amore assume i contorni di una forza salvifica, in grado di smuovere le montagne e di salvarci dall’abisso – anche la rappresentazione di un mondo attuale, ovviamente intensificato per soddisfare tutta una serie di esigenze legate alla sceneggiatura. Senza spoilerare in alcun modo la trama, Kate e Tom sono protagonisti di una serie di dinamiche più o meno plausibili che conducono ad un inaspettato plot twist che dona al film quella giusta impronta drammatica, permettendogli di uscire dai territori consolidati della commedia per abbracciare quelli più affini al dramma: ne deriva una perfetta ed armoniosa commistione tra i due generi.

La penna di Emma Thompson (autrice anche del soggetto insieme al marito Greg Wise) si rivela sofisticata e all’occorrenza ironica, mentre la regia di Paul Feig, pur senza particolari guizzi, è capace di investire ogni singolo fotogramma di quella giusta atmosfera natalizia, complice anche la fotografia patinata di John Schwartzman che investe di magia una Londra da cartolina sulle immortali note dei brani più celebri di George Michael (da “Last Christmas” – che dà il titolo al film – a “Heal the Pain” e “Freedom”, fino all’inedito postumo “This Is How (We Want You To Get High”).

Dal canto loro i protagonisti Emilia Clarke ed Henry Golding dimostrano di possedere un’ottima alchimia, cimentandosi in due prove attoriali che richiedono la giusta dose di carisma e tenerezza, caratteristiche che la dirompente Clarke e l’affascinante Golding (che con Feig aveva già lavorato in Un Piccolo Favore) possiedono ai massimi livelli. Degno di nota anche il lavoro svolto sui personaggi secondari, tra quali emerge Santa, il capo di Kate, quintessenza del boss rompiscatole e apparentemente privo di cuore, interpretato da una divertente e divertita Michelle Yeoh.

Last Christmas, in arrivo nelle nostre sale dal 19 dicembre, è la perfetta commedia di Natale ma anche una storia più grande e profonda di quel che sembra: un film che ci invita ad usare il cuore e che ci insegna ad amare prima noi stessi, perché solo attraverso l’amore per noi stessi potremmo essere in grado di amare anche gli altri. Un favola romantica ancorata a sentimenti terreni ed universali; un film che regala la giusta dose di emozioni raccontando di personaggi ordinari che sperimentano lo straordinario.

Guarda il trailer ufficiale di Last Christmas

Stefano Terracina

Direttore responsabile e editoriale | Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)


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