L’Assistente della Star, recensione del film con Dakota Johnson

scritto da: Ludovica Ottaviani

L’Assistente della Star è il nuovo film della regista Nisha Ganatra che, dopo il successo della precedente commedia “in rosa” E Poi C’è Katherine, torna dietro la macchina da presa con una nuova storia declinata al femminile, sempre ambientata nel mondo del lavoro e capace di mostre il “dark side” di quest’ultimo, la faccia nascosta di alcuni ambiti dominati spesso da una forte presenza maschile.

Purtroppo, a causa dell’epidemia da COVID-19 che ha investito come uno tsunami il mondo dell’industria audiovisiva, il film – che vanta nel cast Dakota Johnson, Tracee Ellis Ross, Kelvin Harrison Jr., Ice Cube, Zoe Chao, Eddie Izzard, Bill Pullman e un cameo del Dj e producer Diplo – è già uscito nelle sale lo scorso 26 giugno trovando però una nuova distribuzione (e una seconda vita) on demand, a noleggio sulle principali piattaforme.

Ambientato nella scintillante scena musicale di Los Angeles, L’Assistente della Star – in originale The High Note – racconta le vicende di Grace Davis (Tracee Ellis Ross), una superstar che ha portato il proprio talento, e conseguentemente il proprio ego, a vette incredibili. Maggie (Dakota Johnson) è la sovraccarica assistente personale di Grace, rimasta invischiata fra le sue continue richieste ma ancora speranzosa di poter realizzare il sogno d’infanzia di diventare una produttrice musicale. Quando il manager di Grace (Ice Cube) le presenta l’opportunità che potrebbe cambiare il corso della sua carriera, arriva il momento che le due donne realizzino un piano che possa avere un impatto definitivo anche sulle loro vite.

Il film della Ganatra è una classica commedia romantica solo in apparenza, che riporta alla ribalta grandi classici del genere che hanno già basato il loro successo sul binomio tra amore e musica; qui però, sotto la sfavillante patina e i lustrini abbaglianti, c’è anche la voglia di raccontare una storia “di tutti i giorni” da un punto di vista privilegiato: quello femminile, affiancando al tono brillante e al ritmo incalzante la volontà di catturare un’istantanea lucida dei nostri tempi.

Le due prime-donne del film, che si contendono la scena, sono entrambe due figlie d’arte: La Johnson, figlia di Don (Johnson) e Melanie Griffith, mentre la Ellis Ross è la figlia dell’icona Diana Ross. Due donne che, anche nella vita oltre lo schermo, hanno imparato a convivere fin da piccole con la fama e il suo prezzo; nel caso della Ellis Ross, poi, lo sguardo è ancora più rivolto verso un mondo della musica che ha visto fin troppo spesso, al vertice, delle figure maschili capaci di adombrare l’apporto del lavoro al femminile.

L’industria musicale è, purtroppo, soprattutto ad appannaggio degli uomini: le donne, nel corso della storia, sono state relegate al massimo al ruolo di pedine nella scacchiera commerciale. Eppure le basi (d’argilla) di questo gigante si sono iniziate a sgretolare molto presto, lasciando filtrare la luce potente di stelle capaci di prendersi lo scintillio della ribalta e di gestire i loro affari, a costo di passare – agli occhi del mondo – come indigeste “streghe cattive” (tristemente) famose per la loro fama.

La Ganatra sgretola questi cliché ormai desueti costruendoci intorno un’impalcatura romantica e leggera, capace di muoversi agile attraverso il ritmo e il tempo, intrattenendo e mostrando la propria impagabile capacità d’evasione (importante, soprattutto in questi pazzi tempi moderni). Come già accaduto per altre commedie affini – come non ricordare il romantico Tutto Può Cambiare – Begin Again? – il cuore pulsante del film è nell’essenza stessa della musica, in una colonna sonora impeccabile e affascinante, capace non solo di sottolineare i passaggi più emozionali della romcom ma di narrare la sua storia attraverso la combinazione delle note.

La OST di L’Assistente delle Star riflette lo stile – tra R ‘n’ B, Soul e Pop – dell’icona che ne è protagonista: un personaggio che non esiste ma che racchiude in sé tante donne forti e indipendenti dello showbiz, capaci di lottare fino in fondo per affermarsi in un mondo che le voleva servizievoli come semplici marionette; a far da controcanto alla diva Grace c’è la pragmatica Maggie, una stagista rampante, una millenial che ha trovato un lavoro complementare ai propri sogni senza però mai dimenticare sè stessa e il suoi istinto/fiuto da produttrice, ruolo che di solito rinconduce la mente ad iconiche personalità di sesso maschile.

Ma anche Maggie imparerà a caro prezzo che non sempre si può ottenere ciò che si vuole, e che i sogni non sono così facili da inseguire: ci vuole coraggio, determinazione ma soprattutto consapevolezza nelle proprie capacità. Una fiducia cieca che ben si abbina al lavoro di squadra, alla solidarietà – tutta al femminile – che spesso lega le donne, permettendo loro di unire le proprie forze per realizzare l’impossibile, rendendo possibile – e a portata di sogno – qualunque desiderio chiuso nel cassetto del proprio cuore.

Guarda il trailer ufficiale de L’Assistente della Star

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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