martedì, Settembre 27, 2022
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L’Altra Metà della Storia recensione del film con Charlotte Rampling

L’Altra Metà della Storia è il nuovo film diretto da Ritesh Batra (Le Nostre Anime di Notte) che adatta ancora una volta, per il grande schermo, le atmosfere e le suggestioni dei romanzi scritti dall’inglese Julian Barnes, autore di veri e propri best sellers soprattutto in patria. Il film di Batra prende spunto dal noto Il Senso di una Fine, penalizzato dall’adattamento italiano del titolo che suggerisce ben altri orizzonti filmici allo spettatore curioso.

Al centro del film c’è Tony Webster (Jim Broadbent), un pensionato inglese che gestisce un negozio di macchine fotografiche vintage e rare. La vita di Tony si divide tra la sua attività commerciale, i pranzi con la ex moglie Margaret (Harriet Walter) e la figlia Susie (Michelle Dockery), PR single e prossima al parto.

Ritesh Batra adatta ancora una volta, per il grande schermo, le atmosfere e le suggestioni dei romanzi scritti dall’inglese Julian Barnesl’altr

Ma quando gli arriva una lettera scritta da Veronica (Charlotte Rampling) suo primo amore, che gli affida il diario che il suo migliore amico, Adrian, aveva lasciato alla madre di lei Sarah (Emily Mortimer) ormai defunta, l’esistenza di Tony subisce un drammatico terremoto emotivo che lo costringerà a fare i conti con le conseguenze delle azioni commesse nel passato.

L’Altra Metà della Storia, ovvero il secondo tempo del film della nostra vita, il senso intrinseco di una fine e il peso delle conseguenze provocate dalle nostre azioni, spesso perpetuate seguendo solo il proprio istinto. Sono questi i punti nevralgici che Barnes – e nel caso specifico Batra – cercano di analizzare puntando l’occhio (della macchina da presa) sulle emozioni provate da Tony: un tranquillo uomo medio, un uomo che ha compiuto la propria scelta di vita scegliendo di non scegliere – in molte circostanze – e sposando la filosofia dell’ aurea mediocritas per sopravvivere alle sferzate dell’esistenza.

l'altra metà della storia

L’Altra Metà della Storia recensione del film con Charlotte Rampling

Sono questi i punti nevralgici che Barnes – e nel caso specifico Batra – cercano di analizzare puntando l’occhio (della macchina da presa) sulle emozioni provate da Tony: un tranquillo uomo medio, un uomo che ha compiuto la propria scelta di vita scegliendo di non scegliere – in molte circostanze – e sposando la filosofia dell’ aurea mediocritas per sopravvivere alle sferzate dell’esistenza.

Ma il passato ripercuote le proprie conseguenze sul presente, in un’intricata “teoria del caos” delle sensazioni. Una farfalla sbatte le ali in Occidente, e l’Oriente viene sferzato da un uragano; lo stesso capita nella vita dell’uomo, che ha forse sottovalutato l’enorme peso emotivo che le sue parole – fissate su carta – hanno avuto sulle vite di chi gli stava intorno, soprattutto sulla coppia Veronica-Adrian. Un ottovolante emotivo, una “Coney Island della mente” parafrasando Henry Miller che è possibile e plausibile soprattutto perché si nutre, sul grande schermo, della propria natura britannica.

L’Altra Metà della Storia è un film orgogliosamente inglese, come lo sono i suoi attori, le location, i discorsi e le abitudini

L’Altra Metà della Storia (qui il trailer italiano) è un film orgogliosamente inglese, come lo sono i suoi attori, le location, i discorsi e le abitudini. Barnes è uno scrittore inglese che racconta una storia universale che non diventa banale solo se calata in quest’ambito specifico, solo se vincolata alla propria matrice etno-antropologica.

Gli attori sono alcuni dei rappresentati della più felice stagione cinematografica del regno di Sua Maestà, ovvero Jim Broadbent e Charlotte Rampling: sono loro a duettare in dolente – e malinconica – bravura, mentre comprimari “di lusso” come la Dockery, la Mortimer e Matthew Goode guizzano intorno a loro firmando piccoli camei, incisivi e risoluti come haiku.

Snodandosi tra passato e presente, la narrazione affonda fin nelle radici più oscure dell’animo, ponendo un “everyman” qualunque nella scomoda posizione di dover rielaborare l’intero arco della propria esistenza facendo un bilancio, un bilancio che si prende il tempo giusto di un lungometraggio per crescere, deflagrare e poi spegnersi come una tempesta perfetta.

l'altra metà della storia

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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