venerdì, Aprile 16, 2021
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La Terra dell’Abbastanza, recensione del film dei Fratelli D’Innocenzo

La Terra dell’Abbastanza è il lungometraggio d’esordio dei Fratelli D’Innocenzo che conta nel cast i giovani interpreti Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti assieme a Milena ManciniMax Tortora e Luca Zingaretti.

Il film, che ha destato interesse all’ultima edizione del Festival del Cinema di Berlino, racconta la storia delle speranze violentate dalla criminalità di periferia di Mirko (Andrea Carpenzano) e Manolo (Matteo Olivetti). Di ritorno da una serata a consegnare pizze i due investono e uccidono un uomo che si scoprirà essere “un infame” braccato dalla mafia della zona.

Seguendo il disperato consiglio di Danilo (Max Tortora), papà di Manolo, i due colgono l’occasione per presentarsi al clan di quartiere e approfittare del colpaccio per cominciare a lavorare con loro. Mai decisione si rivelerà più tragica…

La Terra dell’Abbastanza (qui il resoconto della conferenza stampa di presentazione) indaga il campo oramai ampiamente battuto del lungometraggio incentrato sui caratteri della periferia romana, questa volta però incentrando il suo discorso su dei ragazzi giovanissimi, sul termine della loro avventura al liceo.

I toni scelti sono drammaticamente efficaci, la violenza e la crudeltà della Suburra e del mondo di sotto sono filtrati attraverso gli occhi di due ragazzi che passano dal sognare a occhi aperti il loro futuro lavoro da chef a due automi che non sembrano più pensare a nulla, se non a eseguire.

Lo spettatore vede scorrere davanti a sé una brutalità non solo fisica ma anche psicologica, derivata da una condizione sociale al limite, colma di ristrettezze economiche e difficoltà. Ben congeniati ed efficaci i rapporti genitori/figlio rappresentati dal connubio tra Andrea Carpenzano e Milena Mancini insieme al duetto Matteo Olivetti/Max Tortora.

Il primo è un rapporto teso alla costruzione e al sostentamento, seppur screziato dalla non accettazione da parte della madre della criminalità del figlio, ragazzo che porta con sé la disperazione del genitore. Nel secondo, invece, è la sensazione di errore e di impotenza a far da padrone da cui spicca l’interpretazione di Tortora nei panni di un padre disperato sia nella ricerca di appagamento nella vita sia dalla perdita di un figlio.

Con La Terra dell’Abbastanza i Fratelli D’Innocenzo rappresentano più uno stato d’animo che un paesaggio, portando avanti quella strana sensazione di straniamento e allucinazione che assumono i due protagonisti una volta entrati nella cerchia della criminalità organizzata.

Il film parla e dialoga con lo spettatore attraverso i loro occhi, filtri non senzienti di una necessità quasi predestinata, capaci di smuovere lo spettatore dalla sua posizione protetta, mettendolo nella posizione di potersi domandare: “Cosa avrei fatto io?”.

Guarda il trailer ufficiale de La Terra dell’Abbastanza

Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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