lunedì, Agosto 8, 2022
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La Stanza, recensione del thriller con Guido Caprino ed Edoardo Pesce

La recensione de La Stanza, thriller di Stefano Lodovichi con Guido Caprino ed Edoardo Pesce. Disponibile dal 4 gennaio su Amazon Prime Video.

La Stanza è il nuovo thriller del regista Stefano Lodovichi (Il processo, Il cacciatore, In fondo al bosco) che ne firma sia la regia che la sceneggiatura, riunendo davanti la macchina da presa tre ottimi attori come Camilla Filippi, Guido Caprino (1994, Tutti per 1 – 1 per Tutti) ed Edoardo Pesce (visto di recente nel biopic Rai Permette? Alberto Sordi) e rendendoli protagonisti di un intricato dedalo di fragilità, paure ed emozioni dirompenti. Il film, un thriller psicologico che rispetta la tradizione del genere senza dimenticare però di dare spazio ad un’analisi più introspettiva, è prodotto dalla Lucky Red ed è già disponibile, a partire dal 4 gennaio, sulla piattaforma Amazon Prime Video.

La mattina in cui Stella (Filippi) decide di togliersi la vita, alla sua porta bussa uno sconosciuto che sembra conoscerla fin troppo bene: si tratta di Giulio (Caprino), un uomo misterioso alla ricerca di una stanza in affitto nella quale potersi riposare dopo un lungo viaggio. Quando poi in casa piomba anche Sandro (Pesce), l’uomo che ha spezzato il cuore della donna, una situazione già complicata – soprattutto a causa della presenza ingombrante del misterioso ospite – si trasforma rapidamente in puro caos: Giulio, lo sconosciuto, sembra intenzionato a portare alla luce tutti i segreti che aleggiano in quella casa. Ma chi è davvero Giulio? E cosa nascondono Stella e Sandro?

La Stanza è un’opera sorprendente: simile a se stessa ma mai identica, sfaccettata come un imprevedibile caleidoscopio, semplicemente rappresenta un viaggio tra i generi capace di riflettere su tematiche ben più ampie e complesse, sviluppando le risposte a domande esistenziali che spesso si ha paura perfino a formulare. I legami familiari, le difficoltà comunicative che intercorrono all’interno della coppia e che si riflettono nel rapporto tra genitori e figli, passando per il complesso ruolo del tempo, che apre scenari inediti sulle infinite potenzialità del libero arbitrio e del suo uso/abuso: tutto l’esistenzialismo vibrante che scuote gli angoli più nascosti dell’Io e del Subconscio si esplica in immagini, incarnandosi nei fotogrammi nervosi di un thriller imprevedibile e disturbante che ben sembra sposare determinati concetti della dottrina freudiana.

La Stanza del titolo è uno dei luoghi chiave dov’è ambientata la vicenda narrata: un rifugio sicuro nella “pancia della balena” rappresentata da una vecchia casa scricchiolante e fatiscente, carica di echi gotici sinistri e sublimi. Una dimora che riflette la psicologia incerta e contorta dei suoi abitanti, le fragilità emotive che li animano; uno specchio riflettente delle loro anime capace però di plasmare perfino la loro stessa realtà, che da accogliente si trasforma in disturbante. Gli elementi che dovrebbero rassicurare, la casa – intesa come famiglia – che dovrebbe proteggere dai mostri annidati nel buio dell’esterno si trasforma in un pericoloso campo di battaglia, perturbante freudiano dell’orrore umano.

Il film non segue i cliché di un unico genere: sfuggendo ad ogni etichetta, crea un’atmosfera drammatica da interno familiare che si tinge progressivamente di nero, attraverso una scrittura della suspense tipica del thriller. Lo spettatore, funambolo del piacere retinico in bilico su una fragile fune, oscilla tra le zone d’ombra dell’horror e della fantascienza prendendo parte – come un silenzioso voyeur – alla risoluzione psicologica che vede sul (piccolo) schermo, una cervellotica partita a scacchi che ha il sapore di una ricostruzione lenta e chirurgica: i pezzi del puzzle devono tornare a posto, prima di essere sezionati ancora una volta per alterare il corso degli eventi in un ultimo, disperato, tentativo.

Ogni aspetto tecnico de La Stanza serve a suscitare, nello spettatore, quell’effetto di inquieto stupore: dalla fotografia gotica e livida, i movimenti della macchina da presa che si muovono sinuosi tra i corridoi stretti e angusti della vecchia dimora, passando per la colonna sonora essenziale e martellante basata su ritmiche percussioni che richiamano le suggestioni del battito cardiaco. Ogni dettaglio è fondamentale per ricostruire il grande puzzle della messinscena, dall’inizio fino al suo sorprendente epilogo, il tutto coadiuvato dalle performance ineccepibili dei tre protagonisti: inquieti, sinistri, tormentati, Camilla Filippi, Guido Caprino ed Edoardo Pesce danno vita a tre ritratti complessi di esseri umani; persone – prima ancora che personaggi – incastrate in un incubo.

Guarda il trailer ufficiale de La Stanza

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La Stanza è un’opera sorprendente: simile a se stessa ma mai identica, sfaccettata come un imprevedibile caleidoscopio, semplicemente rappresenta un viaggio tra i generi capace di riflettere su tematiche ben più ampie e complesse, sviluppando le risposte a domande esistenziali che spesso si ha paura perfino a formulare.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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La Stanza, recensione del thriller con Guido Caprino ed Edoardo PesceLa Stanza è un’opera sorprendente: simile a se stessa ma mai identica, sfaccettata come un imprevedibile caleidoscopio, semplicemente rappresenta un viaggio tra i generi capace di riflettere su tematiche ben più ampie e complesse, sviluppando le risposte a domande esistenziali che spesso si ha paura perfino a formulare.