mercoledì, Ottobre 5, 2022
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La Ragazza nella Nebbia recensione del film di Donato Carrisi

Tratto dal romanzo di Donato Carrisi, La Ragazza nella Nebbia (qui il trailer) è un interessante esempio di thriller all’italiana che, con una buona regia e una trama non sempre ritmata, riesce ad intrattenere il proprio pubblico, coinvolgendolo nella ricerca di una tredicenne misteriosamente scomparsa.

In un piccolo paese di montagna, la giovane Anna Lou (Ekaterina Buscemi) sembra infatti essersi dissolta nella nebbia: uscita dalla propria abitazione il 23 dicembre, la ragazza non ha fatto più ritorno, destando preoccupazione nei religiosi genitori. Incaricato di ritrovarla, l’agente Vogel (Toni Servillo) si reca dunque nella sperduta località, già conscio di aver di fronte un caso di omicidio. Tra paesaggi alla Twin Peaks e atmosfere da noir classico, il detective non ricorre tuttavia a prove e reperti scientifici, ma si apre ad un universo ancora più forte ed invaso: quello dei media.

La Ragazza nella Nebbia è un interessante esempio di thriller all’italiana che, con una buona regia e una trama non sempre ritmata, riesce ad intrattenere il proprio pubblico

Proprio il controllo della stampa giornalistica, rievocante naturalmente innumerevoli casi di cronaca nera, appare come la carta vincente della pellicola. Nonostante la trama non sempre conquisti per inventiva o dinamicità, la rappresentazione dei media e del loro rapporto con un eventuale turismo dell’orrore riesce a delineare inedite modalità di concepire un’indagine, finalmente svincolata da quelle logiche scientifiche e schematiche ormai eccessivamente inflazionate.

Soprattutto la figura di Stella Honer, interpretata da Galatea Ranzi, restituisce al meglio l’archetipo delle pseudo-giornaliste d’assalto che, tra improbabili acconciature bionde e sciacallaggi senza scrupoli, sono sempre più diffuse sulle diverse reti della televisione italiana.

la ragazza nella nebbia

La Ragazza nella Nebbia: recensione del film di Donato Carrisi

Accanto alla Ranzi, non mancano naturalmente attori più celebri. Toni Servillo e Alessio Boni, in un perfetto scontro a distanza, diventano due esempi di un male latente e inaspettato, che con forza si propaga nelle persone a loro vicine. Il personaggio di Jean Reno, divo francese che qui recita in italiano, colpisce e coinvolge gradualmente, pur apparendo per pochi – ma intensi – minuti.

Sorprendente è poi la regia, curata sempre da Donato Carrisi. Sebbene sia stato deciso di trasporre il suo romanzo meno riuscito, La Ragazza nella Nebbia riesce a trasformarsi sul grande schermo, offrendo una coesa visione autoriale e introiettando atmosfere dal sapore gustosamente vintage.

La Ragazza nella Nebbia riesce a trasformarsi sul grande schermo, offrendo una coesa visione autoriale e introiettando atmosfere dal sapore gustosamente vintage

La messinscena è difatti squisitamente italiana: rievocando quei polizieschi che resero Gian Maria Volontà un divo negli anni Settanta, Carrisi omaggia il cinema nazionale di genere, distanziandosi per una volta da quelle commedie degli equivoci che oggigiorno controllano quasi interamente il mercato.

E se naturalmente questa produzione non può equipararsi ai grandi blockbusters d’oltreoceano, una domanda sorge spontanea: il paragone sarebbe davvero necessario? In un panorama cinematografico troppo monocorde e stantio, la pellicola di Carrisi rappresenta infatti una sfida ai canoni nazionali e all’egemonia americana che, almeno in parte, andrebbe ridimensionata. Con coraggio e audacia, La Ragazza nella Nebbia non è dunque un film hollywoodiano e, proprio per questo, convince.

la ragazza nella nebbia

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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