sabato, Febbraio 27, 2021
Home Recensioni La nave sepolta, recensione del film con Ralph Fiennes e Carey Mulligan

La nave sepolta, recensione del film con Ralph Fiennes e Carey Mulligan

La recensione del film La nave sepolta, diretto da Simon Stone e interpretato da Ralph Fiennes e Carey Mulligan. Disponibile su Netflix.

Nel 1939, quando la Gran Bretagna era ormai prossima a dichiarare guerra alla Germania, nella placida campagna del Suffolk venne fatta una scoperta archeologica sensazionale: una tomba contenente un’intera nave “nascosta” sotto un tumulo di terra. Il ritrovamento fece scalpore, perché quelli riportati alla luce non furono – come si pensò erroneamente all’inizio – reperti risalenti all’epoca vichinga, bensì alla precedente era anglosassone. Oggi gli oggetti ritrovati nel celeberrimo scavo di Sutton Hoo sono esposti al British Museum, mentre la storia di come sono stati rinvenuti è invece raccontata nel film La nave sepolta (titolo “ungarettiano” che tradisce l’originale e fattuale The Dig: letteralmente, “Lo scavo”), disponibile sulla piattaforma Netflix.

Una storia affascinante, già raccontata dal romanziere John Preston nel libro che ha ispirato il film diretto da Simon Stone e scritto da Moira Buffini (autrice, qualche anno fa, dell’adattamento di Jane Eyre diretto Cary Fukunaga e interpretato da Michael Fassbender). Un piccolo accadimento in tempi contraddistinti da eventi decisamente più grandi (lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale), eppure epocale data l’importanza della scoperta, che ha permesso una rivalutazione di quelli che fino a quel momento erano denominati dagli studiosi anglosassoni “the dark ages” (i secoli bui), perché avari di documenti storici o storico-artistici di rilievo.

Basil Brown (Ralph Fiennes) non è un archeologo, bensì uno “scavatore” che si occupa materialmente delle operazioni di sbancamento dei reperti archeologici. Lavora saltuariamente per il piccolo museo di Ipswich, sotto pagato e poco valorizzato, ma le sue conoscenze in fatto di storia non hanno nulla da invidiare a quelle degli studiosi più eccelsi del paese: tanto da avere anche qualche pubblicazione all’attivo. Quando Edith Pretty (Carey Mulligan), vedova appartenente ad una famiglia altolocata, gli propone di scoprire se i misteriosi cumuli di terra situati nella sua proprietà nascondono tombe antiche, Basil accetta inconsapevole di essere in procinto di scrivere una delle pagine più importanti dell’archeologia britannica.

In men che non si dica sia il locale museo di Ipswich che il ben più rinomato British Museum si fanno avanti cercando di convincere Edith ad affidare l’escavazione a un pool di esperti e a vendere o donare i reperti rinvenuti a una delle due istituzioni. Persino il celebre archeologo Charles Phillips (Ken Scott) scende in campo, proponendosi come direttore dei lavori e promettendo di chiamare a raccolta i suoi abituali collaboratori. Nel frattempo, però, la già cagionevole salute di Edith peggiora – costringendo la donna a camminare solo grazie all’ausilio di un bastone -, mentre l’Inghilterra si appresta ad entrare ufficialmente in guerra.

La nave sepolta è un film sulla memoria e la sua importanza sia a livello storico che personale. «Il passato dice molte cose», afferma Basil durante un colloquio con Edith. Conscio dell’importanza della missione che è chiamato a compiere – dare una profondità storica ai posteri -, Basil è consapevole del fatto che il sapere chi siamo stati determina anche chi siamo nel presente e, soprattutto, chi saremo in futuro. Riportare alla luce antichi tesori, quindi, è un qualcosa che va al di là dell’atto (materiale) in sé: diviene l’unica via per la conoscenza, naturalmente, ma anche per una presa di coscienza di sé; per il sentirsi parte di un tutto che può essere identificato ad esempio con la proprio popolo, la propria nazione, la propria famiglia, i propri affetti.

Per questo motivo il film di Simon Stone si appropria di una dimensione intimista. L’atto di escavazione del terreno viene indissolubilmente legato a quello che – parallelamente – compiono i personaggi in scena su loro stessi. Edith, da questo punto di vista, è un personaggio esemplare. «Scaviamo per incontrare i morti», dice a Basil. Lei, che è rimasta vedova troppo giovane, che non è probabilmente mai riuscita a superare il trauma della dipartita del marito, e che sa anche di essere costretta a lasciare anzitempo il proprio figlio a causa di una malattia incurabile.

Ma non è il solo personaggio ad essere “introspettivo”. Anche per Basil la scoperta ha un significato più profondo. È rivalsa nei confronti di una realtà accademica spocchiosa che lo guarda dall’alto verso il basso – è il primo a ipotizzare che i resti della nave siano d’epoca anglosassone, ma la sua teoria fino all’ultimo non è ritenuta attendibile dai cosiddetti specialisti -, ed è l’occasione per vedere riconosciuto il proprio operato (anche se poi non andrà così: i suoi meriti saranno presto dimenticati, e solo recentemente – come ci ricorda alla fine del film una didascalia – nuovi studi hanno fatto luce sull’importanza del suo lavoro, riconoscendogli la paternità della scoperta).

Pure altri personaggi secondari subiscono l’influenza del ritrovamento archeologico, come il cugino di Edith, Rory (Johnny Flynn), deciso a fare domanda per entrare nell’aviazione pur sapendo di andare incontro alla morte, o la giovane studiosa Peggy (Lily James), frustrata perché accettata nel mondo accademico solo in qualità di moglie (oltretutto infelice) dell’archeologo Stuart Piggot (Ben Chaplin), ma ritenuta dai colleghi uomini nulla di più di un bel faccino. Senza contare Robert (Archie Barnes), il figlio di Edith, che ritrova in Basil quella figura paterna che gli è sempre mancata.

Non sempre la complessità insita nel racconto è affrontata in modo coerente dal film. A volte si ha la sensazione che la narrazione prenda il sopravvento sui significati ad essa connessi, e che anziché approfondire certe tematiche l’opera di Stone le mantenga (eccessivamente) in superficie. Forse vuole dire troppo, La nave sepolta. Vuole raccontare di un’accadimento memorabile – cosa che fa, oltretutto, in modo emozionante e coinvolgente -, ma vuole anche raccontare di vita, di morte, di memoria (come detto), di un’epoca storica ben precisa: fatta di grandi speranze spezzate dall’avvento di una guerra che avrebbe coinvolto direttamente l’Inghilterra anche attraverso i ripetuti attacchi aerei tedeschi, tra il luglio e l’ottobre del 1940, che misero a dura prova il popolo britannico.

Eppure, nel complesso La nave sepolta convince. Il merito è sicuramente di una sceneggiatura che anche quando sembra deragliare pericolosamente – l’introduzione, nella seconda parte, degli archeologi del British Museum che rubano spazio a Basil ed Edith – riesce sempre a mantenersi in bilico continuando speditamente la sua corsa; nonché di una regia raffinata che si ferma sempre un attimo prima di sconfinare in un poeticismo fine a se stesso (concedendosi talvolta solo il vezzo della diacronia tra immagini e dialoghi). Ma anche di un cast notevole in cui spiccano i due protagonisti: Ralph Fiennes e Carey Mulligan. L’attore britannico dona intensità alla figura di un uomo qualunque catapultato al cospetto di un accadimento incredibile; e lo fa con l’elegante compostezza che ha sempre caratterizzato la sua recitazione.

Encomiabile invece è la prova di Carey Mulligan, che ha coraggiosamente accettato una parte originariamente destinata a un’attrice con molti più anni di lei (Nicole Kidman) risultando non solo credibile, ma riuscendo a mantenere inalterato il suo casto fascino. Spesso sottovalutata dalla critica e pressoché sconosciuta al grande pubblico – nonostante una carriera di tutto rispetto -, l’attrice conferma ancora una volta di essere una delle migliori interpreti della sua generazione. Sarebbe l’ora che se ne accorgesse anche chi di dovere (ogni riferimento ai giurati dell’Academy e a tutti coloro che recitano un ruolo di primo piano nell’assegnazione dei premi internazionali non è casuale).

Guarda il trailer ufficiale di La nave sepolta

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nel complesso La nave sepolta convince. Il merito è sicuramente di una sceneggiatura che anche quando sembra deragliare pericolosamente riesce sempre a mantenersi in bilico continuando speditamente la sua corsa; nonché di una regia raffinata che si ferma sempre un attimo prima di sconfinare in un poeticismo fine a se stesso. Ma anche di un cast notevole in cui spiccano i due protagonisti: Ralph Fiennes e Carry Mulligan.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

- Advertisment -

Conosciamo il fastidio di veder apparire dei popup quando vorresti solo leggere una notizia, ma quello che stai vedendo è l’unico popup presente in tutto moviestruckers.it!

Per non vederlo più, considera la possibilità di disabilitare il tuo adblocker, aiutandoci così a coprire i costi di gestione di questo magazine.

Ecco ad esempio come fare se utilizzi “Adblock”:whitelist adblock

In cambio mostreremo pochi annunci e non invadenti: questo è il nostro patto con te!