venerdì, Marzo 5, 2021
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La mappa delle piccole cose perfette, recensione del film con Kathryn Newton

La recensione di La mappa delle piccole cose perfette, teen dramedy con Kathryn Newton disponibile su Amazon Prime Video dal 12 febbraio.

La mappa delle piccole cose perfette (The Map of Tiny Perfect Things in originale) è approdato su Amazon Prime Video a ridosso di San Valentino (il 12 febbraio) per riscaldare anche i cuori più insensibili: il film firmato da Ian Samuels, infatti, riprende uno dei topoi cinematografici più di tendenza in questi ultimi mesi – grazie anche al successo di Palm Springs – adattandolo però per i cuori più giovani, a livello anagrafico ma anche spirituale. Protagonisti di questo adattamento di un racconto di Lev Grossman, pubblicato nel 2016, sono i giovanissimi Kyle Allen (American Horror Story e prossimamente in West Side Story) e Kathryn Newton (già vista in Lady Bird e Ben is Back).

Mark (Allen) è un adolescente arguto, appassionato di videogames, cultura nerd, vecchi film e serie tv: è apparentemente normale come tutti i suoi coetanei. Peccato che il ragazzo sia prigioniero di un loop temporale per colpa del quale ogni giorno è lo stesso giorno di ieri, costringendolo a rivivere all’infinito la stessa giornata. Eppure, il giovane non sembra rattristito dal fatto di rischiare di viverla in eterno e cerca di godersi la sua vita, nonostante le difficoltà. Ma questo suo equilibrio viene sconvolto dall’incontro con Margaret (Newton), anche lei bloccata nel loop e consapevole della situazione: i due decidono, quindi, di trovare tutte quelle piccole cose che renderebbero una giornata perfetta. E mentre sono alla ricerca di momenti perfetti da vivere e, nel frattempo, di come uscire da quella prigione temporale, i due finiranno per essere sempre più vicini.

La mappa delle piccole cose perfette è una tradizionale dramedy indie in puro stile americano; un’elegia delle piccole cose che rendono preziosa (e unica) la nostra esistenza però travestita, allo stesso tempo, da film sci-fi che inneggia alla pop culture. Come un ipercubo in quattro dimensioni, il film si dipana attraverso coordinate di genere diverse e, solo in apparenza, fuorvianti: inizia come la classica rom-com che sfrutta l’elemento sci-fi (un “guasto” nel tessuto spazio temporale) per dipanare le difficoltà relazionali che prima legheranno – e poi separeranno – due protagonisti. La piega successiva è quella della dramedy infarcita di pop culture, dallo stile indie e dai contenuti cervellotici, intellettuali, a tratti destinati solo ad una porzione specifica di pubblico e concepita con un occhio particolare per i teenager. Infine, è lì si annida la vera sorpresa, il film è pronto a svelare le sue carte andando incontro all’epilogo.

Perché le situazioni drammatiche – e drammaturgiche – che coinvolgono i personaggi non sono altro che un’allegoria; una grande metafora per cercare di spiegare emozioni, sensazioni e difficoltà che si incontrano durante la crescita ma di cui spesso è difficile parlare. La mappa delle piccole cose perfette, come suggerisce il titolo stesso, è una preziosa guida all’utente under 18 per la comprensione della vita stessa: perché quest’ultima, per quanto possa essere incomprensibile, pazza, complessa e titanica, è il migliore dei viaggi che ci apprestiamo a compiere; un percorso nel quale non è importante l’obiettivo, ma il viaggio stesso e la possibilità di farsi sorprendere da quei dettagli che spesso trascuriamo, giudicandoli troppo frivoli e irrilevanti.

La difficoltà più grande da superare nella visione del film è l’iniziale diffidenza nei confronti della materia trattata: il cinema non è estraneo ai viaggi nel tempo o ai paradossi temporali, e citare il cult Ricomincio Da Capo equivale, in parte, ad una dichiarazione di guerra nei confronti di un modello irraggiungibile. Ma è nel proprio nucleo intimo e “infinitesimale” che il film di Samuels scopre la propria cifra stilistica: abbattendo la patina pop che avvolge il prodotto finale, il risultato è profondo e insondabile, complesso e affascinante. In tal modo la dramedy finisce per configurarsi come un viaggio di formazione, incentrato su un tempo ripiegato su se stesso, compiuto dai giovanissimi protagonisti; un percorso che racconta, con delicatezza e umorismo, il difficile passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta.

Di sicuro, quindi, La mappa delle piccole cose perfette non è il classico teen drama che ci si aspetta di vedere: i teenager protagonisti discutono di argomenti complessi e citano elementi più maturi per la loro età (una crepa nella sceneggiatura, che lascia intravedere la mano “adulta” dello sceneggiatore/scrittore Grossman dietro lo script?), ma tutto viene ricondotto al corposo piano della nerd culture – tra strizzate d’occhio allo spettatore e continui rimandi all’immaginario della cultura popolare – tanto da creare un arguto dialogo continuo tra le parti, capace di sollevare agrodolci riflessioni sul significato dell’esistenza.

Guarda il trailer di La mappa delle piccole cose perfette

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La Mappa delle Piccole Cose Perfette è una tradizionale dramedy indie in puro stile americano; un'elegia delle piccole cose che rendono preziosa (e unica) la nostra esistenza però travestita, allo stesso tempo, da film sci-fi che inneggia alla pop culture.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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