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La donna della cabina numero 10, recensione del film con Keira Knightley

Tratto dall'omonimo romanzo di Ruth Ware, La donna della cabina numero 10 è disponibile su Netflix dal 10 ottobre.

Avete in mente quel filone di thriller con protagoniste femminili impiccione che, inaspettatamente, diventano le uniche testimoni di un omicidio? Tutti quei romanzi che hanno per titolo “ragazza” o “donna” situata in un luogo specifico, spesso quello da cui assistono al succitato delitto. Best seller come “La ragazza del treno” di Paula Hawkins o “La donna alla finestra” di A. J. Finn, perfetti per essere adattati in pellicole di successo con attrici di richiamo. Interpreti riconosciute, magari con alle spalle un paio di candidature all’Oscar, e dalla bellezza elegante, non sfacciata e prorompente, in modo da non alienare il pubblico femminile.

La ricetta del thriller psicologico al femminile

Una ricetta vincente a base di personaggi fragili, di solito a causa di un recente trauma, che riescono a ritrovare la forza e rinascere risolvendo l’intricato caso e punendo l’”uomo che odia le donne” di turno, dando così giustizia alla povera vittima, sempre donna, che spesso nemmeno conoscevano personalmente. Leonesse pronte a lottare contro tutto e tutti, anche quando non credute da chi le circonda, autorità in primis, visto che il suddetto trauma potrebbe aver compromesso il loro equilibrio mentale.

Rientra pienamente sotto questa categoria anche La donna della cabina numero 10, film disponibile direttamente in streaming su Netflix dal 10 ottobre. Pellicola, naturalmente, dall’origine letteraria, tratta dall’omonimo libro di Ruth Ware, e diretta da Simon Stone (il sorprendente La nave sepolta). Sceneggia lo stesso regista assieme a Joe Shrapnel e Anna Waterhouse, già dietro all’infelice remake di Rebecca di Ben Wheatley, partendo dall’adattamento ad opera di Emma Frost (la versione britannica di Shameless, L’uomo nell’alto castello).

La donna della cabina numero 10. Cr. Parisa Taghizadeh/Netflix © 2025

La trama de La donna della cabina numero 10

L’eroina femminile di turno questa volta è Laura “Lo” Blacklock (Keira Knightley), giornalista d’inchiesta che ha da poco subito il trauma della perdita di una sua informatrice, uccisa da chi voleva mantenere segreto l’appropriamento indebito di alcuni fondi di una ONG. Laura ha voglia di staccare, per cui accetta, per una volta, un incarico di natura sicuramente più mondana: coprire la crociera di beneficienza organizzata dalla coppia di miliardari Richard (Guy Pearce) e Annie Bullmer (Lisa Loven Kongsli) per la loro fondazione no profit.

Durante la prima notte passata sul lussuoso yacht, la giornalista sente strani rumori provenire dalla cabina accanto alla sua, la numero 10. Convinta che la sua vicina di stanza, vista quel pomeriggio, sia caduta in mare, Laura avverte immediatamente il personale di bordo, quando le viene rivelato che nessun ospite occupava quella cabina. Che si sia immaginata tutto a causa del recente shock? Ma quando è convinta di una cosa, la nostra reporter non è certo il tipo da mollare l’osso facilmente.

La donna della cabina numero 10. Cr. Parisa Taghizadeh/Netflix © 2025

Un film che segue il manuale alla lettera

La donna della cabina numero 10 rispetta punto per punto tutte le caratteristiche del genere che abbiamo elencato sopra. Il film segue alla lettera il manuale per il thriller psicologico al femminile perfetto, inserendo anche quel pizzico di tensione sentimentale, sempre ben accetta. Fra i passeggeri della nave, infatti, è presente anche il fotografo Ben, interpretato da David Ajala, vecchia fiamma della nostra protagonista.

Ma la pellicola diretta da Stone si rifà anche a un’altra sottocategoria di thriller molto in voga, quelli della produzione scandinava di autori come Stieg Larsson, Camilla Läckberg e Jo Nesbø. La crociera sfondo della misteriosa vicenda, infatti, salpa dalle coste della Gran Bretagna alla volta della Norvegia, offrendo suggestivi scorci dal sapore nordico. Ma l’atmosfera della “terra del ghiaccio e della neve” è evocata anche attraverso la glaciale fotografia di Ben Davis (Guardiani della Galassia, Gli spiriti dell’isola), tendente a toni grigi al limite del monocromatico.

Una delle poche scelte che deviano dalle mode imperanti del mystery thriller contemporaneo, è sicuramente quella di ambientare la storia durante una crociera di lusso per super ricchi. Un contesto lontano da quello medioborghese, prediletto dal thriller al femminile odierno (La ragazza del treno non sguazzava di certo nell’oro), e che rimanda, invece, al tradizionale giallo di matrice “christiana” (inteso come “di Agatha Christie”). Un setting che avvicina La donna della cabina numero 10 a classici come Assassinio sul Nilo, con i suoi spazi opulenti e i suoi ricchi comprimari.

La donna della cabina numero 10. Cr. Parisa Taghizadeh/Netflix © 2025

Un thriller incapace di dire qualcosa di nuovo

Uno dei pochi elementi minimamente interessanti in una pellicola che, per il resto, sa tanto di “normale amministrazione”. Una produzione diretta con mano solida, ma senza alcun qualsivoglia guizzo. Sostenuta da interpreti di primissimo livello, Knightley su tutti, ma con una trama che più banale e scontata non si può (i più scafati intuiranno l’identità del colpevole in tempo zero). Il film, inoltre, si dimostra incapace di instillare il minimo dubbio sulle facoltà mentali della sua protagonista, rendendo il lato psychological di questo thriller quasi non pervenuto.

Come già intuibile dal suo titolo, La donna della cabina numero 10 ha poco o niente da offrire, confermandosi l’ennesima pedissequa riproposizione di cliché già visti troppe volte. Dopo che questi thrillerini tutti uguali hanno saturato il mercato, è impossibile prendere sul serio un’altra produzione che non devia minimamente dal canone dominante. Un altro sintomo di un genere ormai moribondo e a cui dovrebbe essere staccata definitivamente la spina per potersi, in seguito, finalmente rigenerare.

Guarda il trailer de La donna della cabina numero 10

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La donna della cabina numero 10 segue pedissequamente il canone del thriller psicologico al femminile tanto in voga, quello di opere come La ragazza del treno e La donna alla finestra. Un mystery scontato, ambientato su una lussuosa crociera che guarda anche ai gialli di Agatha Christie. Un film prevedibile e incapace di non solo di sorprendere, ma anche di instillare il minimo dubbio nello spettatore. Diretto con mano solida e ben interpretato, niente di più.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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