La Dea Fortuna, recensione del nuovo film di Ferzan Ozpetek

scritto da: Ludovica Ottaviani

La Dea Fortuna è il film che segna il ritorno di un autore come Ferzan Ozpetek dietro la macchina da presa: dopo le incursioni nelle sfumature dei generi – impossibile non citare il recente Napoli Velata dalle atmosfere thriller ed esoteriche – e vari esperimenti cross-mediali compiuti tra teatro, narrativa e televisione, il regista turco torna ad abbracciare una storia che lo rappresenta, uno “specchio riflesso” larger than life che affonda le proprie radici nel vissuto personale, per poi rielaborarlo ed adattarlo alle esigenze narrative della settima arte grazie alla complicità del produttore – e co-sceneggiatore – Gianni Romoli.

Con un cast corale che vede protagonisti, nel ruolo di una coppia in crisi, gli attori Stefano Accorsi ed Edoardo Leo accanto a Jasmine Trinca, Barbara Alberti, Serra Yilmaz, Cristina Bugatty, Filippo Nigro, Barbara Chichiarelli, Matteo Martari, Loredana Cannata ed Edoardo Purgatori oltre ai giovanissimi Sara Ciocca ed Edoardo Brandi nei panni dei due figli della Trinca, il film si configura come un viaggio personale trasformato in un grande “ballo collettivo”, come hanno dichiarato il regista e il cast durante la conferenza stampa di presentazione.

Arturo (Accorsi) e Alessandro (Leo) sono una coppia da più di quindici anni. Nonostante la passione e l’amore si siano trasformati in un affetto importante, la loro relazione è in crisi da tempo. L’improvviso arrivo nelle loro vite di due bambini lasciati loro in custodia per qualche giorno da Annamaria (Trinca), la migliore amica di Alessandro, potrebbe però dare un’insaspettata svolta alla loro stanca routine; la soluzione finirà per essere un gesto folle, come del resto lo è l’amore stesso: una piacevole, quanto imprevedibile, follia.

Attraverso La Dea Fortuna Ozpetek torna ai toni e alle storie che hanno contraddistinto la sua esegesi autoriale: come sempre evita di propinare allo spettatore qualsiasi messaggio didattico o moraleggiante dando risalto alle relazioni umane sulla scena, a quella danza collettiva di sentimenti umani che permette, infine, di dipingere un affresco corale dove ogni personaggio è portatore sano di una verità quanto di un dubbio, che finisce per sconvolgere le esistenze rivoluzionandole.

Il film si configura, di base, come l’analisi della fine di un amore: una coppia ormai navigata non riesce a sopravvivere a sé stessa, finendo per lasciarsi consumare dalla routine e dalle piccole meschinità quotidiane. Le emozioni contraddittorie e le idiosincrasie dei due protagonisti trovano corpo e voce nelle interpretazioni di Accorsi e Leo; nessuno dei due attori si allontana troppo dalla propria “comfort zone” recitativa che però Ozpetek, esperto regista e profondo conoscitore dell’animo umano, riesce ad “usare” a proprio vantaggio concedendo loro la possibilità di lanciarsi in due intense performance attoriali, dove a brillare è soprattutto un Edoardo Leo capace di ferire il cuore con la propria schietta naturalezza.

Se nell’analisi del deterioramento progressivo di un rapporto di coppia Ozpetek dimostra tutto il proprio talento d’esperto narratore, è nelle svolte “di genere”, nelle venature da thriller – o da fiaba gotica – che La Dea Fortuna perde un po’ della propria autenticità, virando verso un altro tipo di narrazione ma smarrendo il focus sui sentimenti, finendo per restare incastrato tra le spire estetizzanti della splendida fotografia di Gian Filippo Corticelli. Per fortuna il richiamo intrinseco del cuore della storia è più forte e riporta nei ranghi di una moderna “educazione sentimentale” tra adulti il film, che finisce per chiudere un cerchio ideale iniziato, dallo stesso Ozpetek, nel lontano 2001 con Le Fate Ignoranti.

La Dea Fortuna è molto più di un kammerspiel su una coppia al bivio; è la storia – avvolta come sempre da un leggero velo di esoterismo – di un amore pronto a cambiare forma rimettendosi alle decisioni del Fato, la Fortuna del titolo (intesa nel senso classico del termine) che irrompe nelle vite umane fornendo gli strumenti, i mezzi e le situazioni per poter cambiare la propria sorte, ribadendo ancora una volta l’antico concetto che Homo Faber Ipsius Fortunae: solo l’uomo stesso è autore della propria fortuna, del proprio destino, abbandonandosi alle proprie scelte in nome del concetto di libero arbitrio.

La Dea Fortuna parla d’amore e di amori; mostra le infinite sfumature di questo sentimento che possono esistere, la bellezza insita nelle differenze che animano e definiscono i protagonisti, quanto la forza ostinata e costante di una delle forze più potenti in natura. È un’analisi dei sentimenti dove l’occhio di Ozpetek non è militante ma affettuoso, impegnato a instillare nelle spettatore la domanda suprema: cos’è la felicità, ma soprattutto, in quali luoghi inaspettati e imprevedibili si nasconde?

Guarda il trailer ufficiale de La Dea Fortuna

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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