venerdì, Gennaio 21, 2022
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La Crociata, recensione del nuovo film di e con Louis Garrel

La recensione de La Crociata, il nuovo film diretto e interpretato da Louis Garrel al fianco di Laetitia Casta. Dal 5 gennaio al cinema.

La Crociata (La Croisade) è il titolo del film che riporta, dietro la macchina da presa, l’attore Louis Garrel (già regista della commedia L’uomo fedele) che in questa nuova opera leggera e militante, incentrata sui temi delicati del cambiamento climatico e della sensibilizzazione ai problemi ambientali, ritrova l’attrice (e moglie) Laetitia Casta nel cast. Il film, presentato in anteprima durante la scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città, è pronto ad uscire nelle sale il prossimo 5 gennaio.

L’opera racconta la storia di Abel e Marianne, una coppia di parigini bohemien e progressisti che scopre che il figlio tredicenne Joseph ha rubato i loro oggetti di valore – tra cui orologi costosi, abiti di alta moda, gioielli etc. – per rivenderli e finanziare così un progetto misterioso in Africa, mirato a salvare il pianeta dalla crisi ecologica. Ma il ragazzino non è l’unico ad aver commesso un simile gesto: infatti ci sono centinaia di altri suoi coetanei sparsi nel mondo che si sono uniti per raccogliere fondi e portare alla luce il loro progetto comune. Ai due increduli genitori non resterà altro da fare che ascoltare le opinioni del figlio, cercando di capire l’importanza della sua causa – o crociata – e decidendo se appoggiarla o meno fino in fondo, ognuno in base alle proprie possibilità.

La Crociata, come si evince dal titolo, è letteralmente un’appassionata crociata – ironica e intelligente – dalle sfumature utopiche e divertenti, filtrata attraverso gli occhi (e il cuore) del bambino protagonista; in un mondo pronto a cambiare velocemente, andando forse incontro a stravolgimenti climatici difficili da arrestare, spetta alle generazioni più giovani sensibilizzare gli adulti al tema, aprendo loro gli occhi e svelando la realtà per com’è realmente, senza provare ad edulcorare quest’ultima attraverso il filtro del politicamente corretto, così rassicurante ma pericoloso. Il talento di Garrel sta nel realizzare, da regista, un film attivo e militante nascondendolo dietro la grazia del genere, della commedia brillante e acuta, capace di risvegliare le coscienze senza mai esporsi in modo plateale o aggressivo.

La mezza misura sembra essere la chiave vincente del film: non c’è traccia di qualunquismo, o lo spettro dell’incapacità (piccolo-borghese) di farsi coinvolgere sul piano attivo, sociale e politico, ma soprattutto voglia di sorridere e riflettere tra le pieghe delle battute veloci e irresistibili de La Crociata; Garrel, che già con i suoi precedenti film da regista aveva dimostrato la sua predisposizione naturale alla commedia (confermata recentemente, come attore, in Rifkin’s Festival di Woody Allen), torna a colpire nel segno ma questa volta alzando l’asticella, inserendo un contenuto più significativo e ancorato alla realtà, slegato dal semplice piacere della risata e della battuta in sé e per sé. E per evitare la suddetta retorica si affida alla commedia ma anche alla favola, abbracciando una narrazione sospesa e incantata che occhieggia, nella sensibilità, al mondo della Nouvelle Vague di François Truffaut.

Partendo da una base letteraria notevole, ovvero le quarantacinque favole raccolte da Jean-Claude Carrière nel 2015 – con ognuna che aveva un commento ad accompagnarla, per indurre il lettore a riflettere su temi come l’equilibrio, la condivisione e la solidarietà – Garrel e lo stesso compianto autore/sceneggiatore scrivono uno script che è una perfetta summa di questo lavoro avviato in tempi non sospetti, quando ancora non si parlava di ecologia e salvaguardia dell’ambiente soprattutto nell’ottica di un repentino cambiamento climatico. Ed è così che le “favole filosofiche” di Carriére si incarnano alla perfezione nella narrazione de La Crociata, nel suo ritmo scoppiettante che corona una breve istantanea fulminante dal sapore onirico e favolistico, con protagonista una famiglia – madre, padre e figlio – tanto moderna quanto impreparata ad affrontare il cambiamento.

L’aspetto più interessante del film è la capacità, da parte della macchina da presa di Garrel, di raccontare la realtà filtrandola attraverso lo sguardo disincantato dei bambini, gli unici che sono ancora capaci di credere nella forza dei propri sogni e delle proprie idee prima che si trasformino in mere utopie, sgonfiate del proprio valore rivoluzionario. I bambini protagonisti sono convinti di poter cambiare il mondo e che il loro “pensiero-magico” possa plasmare la realtà, adattandola alle loro regole e misure. L’unica cosa che chiedono è di essere ascoltati dagli adulti, che anche loro aprano finalmente gli occhi su un orologio dell’apocalisse sempre più veloce e inarrestabile, che non risparmierà nessuno (nemmeno loro, i grandi, che hanno vissuto in un mondo ancora lontano dal tracollo).

Ed è così che La Crociata, questa favola ambientalista a misura di bambino, è capace di sensibilizzare tanto le coscienze dei più piccoli – intercettando i loro bisogni – quanto quelle dei più grandi, altrimenti ottenebrati dal “velo di Maya” che circonda la realtà. Garrel regala un’istantanea romantica e appassionata che parla a più generazioni, coinvolgendole attivamente in un confronto costante e in fieri, ancora ben lontano dal trovare una soluzione definitiva capace di risvegliare tutte le coscienze collettive, spingendo ognuno di noi a fare la propria parte per salvare l’unico mondo che abbiamo a disposizione dal suo inesorabile declino.

Guarda il trailer italiano ufficiale de La Crociata

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La Crociata, questa favola ambientalista a misura di bambino, è capace di sensibilizzare tanto le coscienze dei più piccoli quanto quelle dei più grandi, altrimenti ottenebrati dal “velo di Maya” che circonda la realtà. Garrel regala un’istantanea romantica e appassionata che parla a più generazioni, coinvolgendole attivamente in un confronto costante e in fieri, ancora ben lontano dal trovare una soluzione definitiva capace di risvegliare tutte le coscienze collettive.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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