lunedì, Agosto 8, 2022
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La Belva, recensione del film con Fabrizio Gifuni

La recensione del film La Belva, diretto da Ludovico Di Martino e con protagonista Fabrizio Gifuni. Dal 27 novembre disponibile su Netflix.

La Belva è il titolo del secondo film del talentuoso Ludovico Di Martino, classe 1992, tanta gavetta – inclusa la terza stagione della serie Skam, della quale ha curato la regia e la sceneggiatura – fino a questa nuova opera affascinante e adrenalinica, prodotta da Matteo Rovere con la sua casa di produzione Groenlandia insieme alla Warner Bros. Entertainment Italia. Il film, con protagonista un inedito Fabrizio Gifuni affiancato da Lino Musella, Monica Piseddu, Emanuele Linfatti, Andrea Pennacchi e Giada Gagliardi, sarà disponibile in streaming dal 27 novembre su Netflix.

Leonida Riva (Gifuni) è un reduce di guerra cupo e solitario con un passato da Primo Capitano nelle Forze Speciali dell’Esercito. La vita e il lavoro hanno portato Riva sempre più lontano dalla famiglia: suo figlio maggiore, Mattia, non lo ha mai perdonato, mentre la figlia Teresa lo adora incondizionatamente. Ma un tragico evento costringerà Leonida a riscoprire quella parte di sé che pensava ormai sepolta nel suo passato, mostrando in tal modo come un uomo possa trasformarsi, solo per amore, in un nemico pubblico.

Con La Belva ruggisce forte l’eco dei film di genere: ogni inquadratura occhieggia al cinema action adrenalinico americano, la messinscena filmica è suntuosa quanto ambiziosa riconfermando così il desiderio di Groenlandia di alzare l’asticella delle produzioni nostrane, guardando con nostalgia al passato delle produzioni di genere (appunto) tipicamente italiane che hanno contribuito a diffondere, soprattutto all’estero, la nostra industria audiovisiva rendendola popolare.

Nel film di Di Martino il chiaroscuro è la costante stilistica e morale: immerso in una costante penombra, avvolto dal buio di un’infinita lunga notte, si muove sulla scena urbana – degna di un moderno noir metropolitano – un Fabrizio Gifuni furioso e scalpitante, nervoso e minaccioso perché mosso da due fuochi ardenti: la voglia di ritrovare sua figlia rapita e, allo stesso tempo, quella di allontanarsi da una normalità che si è trasformata in prigione, pronto a rispondere al richiamo disperato del vuoto e dell’ignoto. Un ignoto che ha in sé il brivido dell’azione e della missione; la vertigine di un pericolo irresistibile che richiama Leonida come il canto disperato di una sirena.

Leonida ha già nel suo nome il complesso destino che lo attende, guerriero inquieto e tormentato come lo spartano delle Termopili; gli sceneggiatori Di Martino, Claudia De Angelis e Nicola Ravera Rafele sembrano consapevoli dell’antica “profezia” insita nel motto latino Nomen Omen e ricostruiscono, come in un puzzle scomposto, i tasselli del passato oscuro e violento di questo anti-eroe metropolitano psicologicamente fragile, un novello giustiziere della notte pronto a tutto pur di salvare sua figlia.

In un orizzonte audiovisivo italiano attuale dominato prevalentemente da commedie o portato a contaminare ogni prodotto con la leggerezza del sorriso, La Belva regala alla moderna cinematografia una storia cupa e action; un’adrenalinica vicenda di vendetta senza esclusione di colpi, dove gli estremi – amore, violenza e morte – volteggiano insieme in una turbinosa danza inarrestabile. Di Martino regala al cinema nostrano nuovi antieroi contraddittori e umani, assetati di violenza e vendetta (ma sempre in nome di una personale giustizia privata) e una galleria di cattivi sopra le righe con soprannomi memorabili (il Mozart interpretato da Andrea Pennacchi, già visto nella serie Sky Petra, è un piccolo capolavoro di meschina follia).

Ma dietro il film di genere, Di Martino apre forse volontariamente uno spiraglio sociale sulle conseguenze della guerra: Leonida Riva, militare delle forze speciali, è un soldato che non riesce a ritornare alla vita di tutti i giorni, affetto dal classico disturbo da stress post traumatico (PTSD); un uomo afflitto dai propri demoni, dai fantasmi delle torture subite sul campo che lo hanno reso incapace di reintegrarsi in un mondo esterno che non sembra più riconoscere. La reazione dell’uomo è la stessa di un animale ferito, braccato e sofferente quanto incapace di comunicare i suoi sentimenti agli affetti più cari; eppure è pronto a tutto pur di salvare sua figlia, anche a costo di diventare un pericoloso ricercato.

Con La Belva Ludovico Di Martino realizza un’opera seconda fulminante e mozzafiato; Groenlandia – e soprattutto Matteo Rovere – mettono a segno un nuovo colpo nel ritorno al cinema di genere (dopo Veloce come il Vento, Il Primo Re e Romulus) e Netflix continua lungo il solco delle produzioni italiane caratterizzate da un respiro più ampio ed internazionale (come per la serie Suburra), destinate a colonizzare un mercato più competitivo ed ambizioso.

Guarda il trailer ufficiale de La Belva

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La Belva regala alla moderna cinematografia una storia cupa e action; un'adrenalinica vicenda di vendetta senza esclusione di colpi, dove gli estremi – amore, violenza e morte – volteggiano insieme in una turbinosa danza inarrestabile.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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La Belva, recensione del film con Fabrizio GifuniLa Belva regala alla moderna cinematografia una storia cupa e action; un'adrenalinica vicenda di vendetta senza esclusione di colpi, dove gli estremi – amore, violenza e morte – volteggiano insieme in una turbinosa danza inarrestabile.