martedì, Settembre 27, 2022
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La Befana vien di notte 2 – Le origini, recensione del film con Monica Bellucci

La recensione de La Befana vien di notte 2 – Le origini, film prequel con Monica Bellucci e Fabio De Luigi. Al cinema dal 30 dicembre.

La Befana vien di notte 2 – Le origini è il titolo del sequel dell’omonimo film diretto da Michele Soavi e scritto dalla coppia di sceneggiatori Nicola Guaglianone e Menotti: dopo il grande successo di Lo chiamavano Jeeg Robot e reduci dai successi seriali di Vita da Carlo e Zero, i due tornano a firmare lo script di questo film che, questa volta, affida la propria regia alla talentuosa Paola Randi (Tito e gli alieni). A cambiare non è solo il timone di regia ma anche il cast, che vede protagonisti – per questo prequel che approderà nelle nostre sale dal 30 dicembre – Monica Bellucci, Fabio De Luigi (visto di recente nel film di Pif E noi come stronzi rimanemmo a guardare) e la debuttante tiktoker e influencer Zoe Massenti.

XVIII secolo. Paola è una ragazzina di strada, truffaldina e sempre a caccia di guai, che si trova inavvertitamente a intralciare i piani del terribile Barone De Michelis, un omuncolo gobbo con una sconfinata sete di potere e uno smisurato odio verso le streghe. Paola è destinata ad un tragico destino almeno finché l’intervento provvidenziale della dolce e potentissima Dolores, una strega buona che dedica la sua vita ai bambini, la salva da un rogo già acceso. Ed è così che, tra un magico apprendistato, inseguimenti, incredibili trasformazioni e molti, molti, guai, Paola scoprirà che il destino ha in serbo per lei qualcosa di davvero speciale e inaspettato.

La Befana vien di notte 2 cavalca la lunga onda del successo di un cinema popolato da prequel, sequel e reboot, cercando però di creare davvero una genesi credibile nascosta dietro la leggenda; il risultato è altalenante, con picchi di piacevole gusto fantasy affiancati a furbi momenti mainstream destinati solo a compiacere (e intrattenere) il grande pubblico delle feste accorso nelle sale. L’idea di ricollegarsi ad un brand preesistente pur cambiando in blocco suggestioni e atmosfere, fino a creare ex novo un prodotto ambizioso e creativo, si rivela un’ottima mossa per la coppia Guaglianone (qui anche regista della seconda unità) – Menotti: senza la presenza di Paola Cortellesi, protagonista del primo La Befana vien di notte, il testimone passa a Monica Bellucci, indubbiamente una folgorante strega uscita da una fantasia infantile o da una chanson d’epoca.

Il gusto anni ’80 che aveva caratterizzato la regia e le suggestioni del primo capitolo ritorna anche qui, evocando i fasti di un cinema popolato da kolossal e grandi produzioni tipico di quegli anni; un cinema fantasy e rassicurante, a misura di famiglie: La storia fantastica, La storia infinita, Willow, Legend, ma soprattutto il nostrano Fantaghirò echeggiano di continuo sia nella scrittura che nella regia del film. Il talento registico di Paola Randi, che ha già dato prova di saper maneggiare i generi con estrema cura e anche gli effetti speciali, ne La Befana vien di notte 2 brilla soprattutto nei momenti più “piccoli” e intensi, quelli più vicini ad una nostra personale visione (e percezione) del cinema mainstream, distante – soprattutto in termini produttivi – dal modello statunitense; mentre dal punto di vista della recitazione, Fabio De Luigi è un gustosissimo villain, un valore aggiunto agli aspetti più riusciti del film: con la sua performance, dà vita ad un cattivo machiavellico, malvagio ma involontariamente grottesco, divertente (e divertita) controparte alla schiettezza disarmante e spontanea dell’esordiente Zoe Massenti, influencer che cavalca l’onda della sua spontaneità calandosi nei panni di Paola, che sembrano letteralmente cuciti per lei su misura.

Ma i diversi aspetti che rendono La Befana vien di notte 2 un gustoso e disimpegnato passatempo per le feste si trasformano ben presto in elementi di debolezza, fragili corpi contundenti infilzati nella scacchiera ambiziosa del nuovo cinema italiano: la presenza della star internazionale Monica Bellucci non basta a conferire spessore al personaggio della strega Dolores, come del resto la natura diretta della Massenti evoca troppo scelte azzardate e di matrice neorealista, puntando tutto più sul piacere della battuta che sulla costruzione stratificata dei personaggi. Anche gli effetti speciali utilizzati funzionano soprattutto nelle pieghe dei dettagli, nei momenti più intimi e d’effetto, ma molto meno su uno spettro molto ampio e competitivo che guarda direttamente ai grandi titoli hollywoodiani, ai blockbuster dallo stile opulento e rumoroso.

Un altro elemento distopico riguarda la capacità, da parte de La Befana vien di notte 2 – Le origini, di lasciarsi contaminare dagli elementi esterni e più contemporanei: la realtà irrompe con forza nell’impianto drammaturgico del film, creando un cortocircuito comunicativo e rompendo il patto – legato alla sospensione dell’incredulità – che viene stipulato indirettamente (e in modo metaforico) con lo spettatore, come dimostrano le coreografie di Tik Tok inserite a forza nel contesto di un film ambientato nel ‘700, che finisce per configurarsi come un grande affresco fantasy dai piedi d’argilla.

Guarda il trailer de La Befana vien di notte 2 – Le origini

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La Befana vien di notte 2 – Le origini cavalca la lunga onda del successo di un cinema popolato da prequel, sequel e reboot, cercando però di creare davvero una genesi credibile nascosta dietro la leggenda; il risultato è altalenante, con picchi di piacevole gusto fantasy affiancati a furbi momenti mainstream destinati solo a compiacere (e intrattenere) il grande pubblico delle feste accorso nelle sale.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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