domenica, Ottobre 2, 2022
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L’Uomo dal Cuore di Ferro, recensione del film con Jason Clarke e Rosamund Pike

Dopo aver più volte portato sul grande schermo le crudeltà di Adolf Hitler, il cinema europeo decide di portare sullo schermo un’altra figura controversa del Terzo Reich: Reinhard Heydrich. La vita e la morte del potente gerarca nazista, tra i principali responsabili della pianificazione dello sterminio ebraico, è infatti narrata ne L’Uomo dal Cuore di Ferro (qui il trailer italiano), nuova co-produzione franco-belga tratta dal romanzo storico HHhH firmato Laurent Binet.

Abbracciando un periodo abbastanza vasto, che va dal primo incontro tra Heydrich e la futura moglie Lina (ovvero colei che lo inizierà all’ideologia nazista) e arriva fino ai giorni successivi alla morte del primo, il lungometraggio diretto da Cédric Jimenez si delinea come un progetto duplice e a tratti incoerente. Nella prima parte, il focus sul personaggio del crudele comandante nazista designa il film come un tradizionale biopic, che segue la graduale ascesa del protagonista negli alti ranghi del Reich.

Nella seconda parte, il cambio di prospettiva stravolge la narrazione e trasforma quasi totalmente il lungometraggio, ripensandolo come un film storico propriamente detto: abbandonando il focus su Heydrich e proponendone invece uno sui coraggiosi paracadutisti Jozef Gabčík e Jan Kubiš, la pellicola mette dunque in scena l’orchestrazione dell’Operazione Anthropoid, ovvero l’attentato ai danni del gerarca nazista che venne organizzato dalla residenza cecoslovacca di Londra.

Proprio questa spaccatura narrativa rappresenta il principale problema de L’Uomo dal Cuore di Ferro, che nel suo complesso non sembra possedere un’unica identità. L’oscillazione tra le logiche del biopic e quelle dell’epos storico lasciano trasparire una mancata coerenza di fondo, che esplode soprattutto nella seconda parte con il cambio di registro. Se per la prima ora la pellicola è eccessivamente classicheggiante ma comunque coerente, nella metà successiva tutti i personaggi precedentemente ritenuti principali scompaiono, diventando semplici antagonisti bidimensionali.

Ciò traspare soprattutto seguendo l’evoluzione delle figure di Reinhard Heydrich (ben interpretato da Jason Clarke) e della moglie Lina (una sempre splendida Rosamund Pike). Sebbene entrambi i protagonisti non siano mai stati realmente approfonditi – tanto da risultare spesso macchiette, soprattutto in certe venature romantiche –, la loro presenza sembra diventare paradossalmente liminale, nonostante il lungometraggio almeno sulla carta avrebbe dovuto ruotare intorno a loro.

Un discorso simile ma esattamente speculare può essere proposto per i due paracadutisti (incarnati dai bravi Jack O’Connell e Jack Reynor) e dalle loro liasons amorose, tra cui spicca l’ex Alice in Wonderland Mia Wasikowska. Sebbene in questo caso la caratterizzazione generale sia meno superficiale, l’introduzione di personaggi così importanti a metà film potrebbe straniare lo spettatore, soprattutto dopo aver seguito in modo ravvicinato altre figure.

Nonostante questo problema, il regista riesce comunque a calibrare intrattenimento e autorialità espressiva. Accanto a molte scene di perfetta suspense, soprattutto a ridosso del finale, non mancano complessi movimenti di macchina o particolari soluzioni fotografiche e musicali, che lasciano trasparire una certa accortezza artistiche del cineasta, non piegato esclusivamente alle regole dei prodotti commerciali.

Guarda il trailer de L’Uomo dal Cuore di Ferro

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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